Accademia di Costume e Moda: dove si formano i talenti di domani. L’intervista a Lupo Lanzara

E’ stata fondata nel 1964 da Rosana Pistolese, disegnatrice di Alta Moda, costumista, scrittrice e giornalista. Da allora, l’Accademia di Costume e Moda ha rappresentato l’eccellenza nella formazione, arrivando ad essere oggi un punto di riferimento culturale per la diffusione del Made in Italy. Ne abbiamo parlato con Lupo Lanzara, Vice Presidente, che ci ha raccontato di come oggi la scuola collabori attivamente con il mondo delle imprese, sfornando alcuni tra i talenti più importanti delle passerelle internazionali. Sono usciti da qui, infatti, Frida Giannini, il Premio Oscar Manlio Rocchetti, Alessandro Michele - Direttore Creativo di Gucci - e decine di altri professionisti diventati costumisti, imprenditori ed Head Designer o Responsabili di Linea per le più importanti aziende di moda italiane ed internazionali. Tra qualche giorno, in occasione della settimana dedicata all’Alta Moda, sfileranno a Roma le capsule collection dei quindici “Talents 2018” del Diploma Accademico di I Livello in Costume & Moda. Tra loro verranno selezionati due vincitori per le categorie Fashion e Accessori e sarà assegnato il “Pitti Tutorship Reward”. Abbiamo voluto saperne di più su questa Accademia storica e prestigiosa e ne abbiamo parlato con il suo Vice Presidente, Lupo Lanzara.

Il 27 gennaio i Talents dell’Accademia Costume & Moda sfilano sulla passerella di AltaRoma. Ce ne parla?
Il progetto “Talents 2018” riguarda il Triennio di Costume & Moda, che gli studenti frequentano ottenendo un Diploma Accademico di I Livello riconosciuto dal MIUR. Si tratta dell’unico triennio al mondo che unisce Costume e Moda all’interno dello stesso iter formativo. I quindici ragazzi che sfilano vengono scelti a luglio, in base al loro portfolio, da una  giuria esterna. La cosa molto interessante di questo progetto sono le collaborazioni con il mondo delle imprese. Gli studenti vengono seguiti durante la fase di sviluppo dai loro docenti e hanno accesso ad alcune aziende della filiera moda, che magari  forniscono tessuti, o che sviluppano lavorazioni particolari, o forniscono pelli a maison molto note. Collaboriamo con ventitré imprese che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy e che sono di supporto allo sviluppo delle collezioni dei ragazzi. Questi ultimi presentano le collezioni durante AltaRoma e verranno giudicati da un’ulteriore giuria, composta da talents scout, Direttori Creativi e Designer di importanti case di moda e rappresentanti del mondo istituzionale. I ragazzi appassionati al mondo del costume, invece, trovano sbocchi molto interessanti nelle collaborazioni che l’Accademia ormai ha in essere con alcuni celeberrimi teatri e realizzano insieme a sartorie professioniste gli abiti di alcune pièce importanti come “La Signora delle Camelie”, che sarà al Teatro Quirino.

Cosa caratterizza un "talento", secondo lei?
Quando un ragazzo è molto giovane è difficile dire se farà strada, ma sicuramente si capisce subito se c’è una “scintilla in più”. Il successo si ottiene poi lavorando. La scuola serve a preparare culturalmente e sviluppare la capacità progettuale, a conoscersi, a superare i propri limiti, a scoprire se stessi, a capire quella che è la filiera ed avere gli strumenti per operare. La carriera inizia quando si comincia a lavorare e le soddisfazioni più grandi arrivano poi da anni di lavoro e sacrifici.

Ha dichiarato “La cosa più bella del mio lavoro sono gli studenti". Cosa ha imparato in questi anni da loro?
Imparo ogni giorno qualcosa dai ragazzi. Sanno ascoltare con una grande curiosità, che si legge nei loro occhi. Si affidano a noi e questa è forse la cosa più difficile da fare, nella vita e nei rapporti interpersonali. Dai miei studenti ho imparato come prima cosa l’arte dell’ascolto e il riuscire a farlo con fiducia.

Quale è il consiglio più prezioso che darebbe ad un ragazzo che vuole lavorare nel mondo della moda?
Consiglio sempre di prepararsi molto bene. Una cosa fondamentale nel processo creativo è saper essere curiosi a 360 gradi: leggere, conoscere, vedere. E questo soprattutto per un ragazzo che desidera una carriera nella moda. Ma fondamentale è non arrendersi mai, perché le difficoltà nella vita ci saranno sempre. La capacità di affrontare i challenge che si incontrano sul proprio percorso e di mettersi in discussione fanno davvero la differenza, perché permettono di adattarsi al cambiamento.

Quali sono le caratteristiche dell’Accademia di Costume e Moda che la differenziano dalle altre scuole?
Mettiamo al centro del nostro pensiero lo studente e abbiamo una piattaforma culturale connessa con la città nella quale ci troviamo. Probabilmente non esistono scuole migliori o peggiori, ma ciascuna ha una propria identità. La nostra è molto legata al costume e alla relazione che esiste tra questo mondo e quello della moda. Quando arrivano dei ragazzi a chiedere informazioni, presento sempre docenti, programmi, tasso di piazzamento dell’istituto, parlo degli ex alunni, ma soprattutto consiglio di ascoltare la propria inclinazione e capire se l’identità di una scuola corrisponde con il proprio sentire.

Come è nato l’amore per l’Accademia?
Negli ultimi giorni di vita di mia nonna lessi dei pezzi della sua biografia e capii quale visione avesse nel dirigere l’Accademia. Dopo la sua morte pensai che potessi farcela a portare a termine questo compito. Prima di allora, l’ipotesi di fare quello che sto facendo non era mai stato in programma: mi occupavo di consulenza aziendale, avevo alle spalle gli studi a Londra. Però alla fine, come dico sempre ai ragazzi, “mai dire mai”: non bisogna credere che il primo lavoro che si fa, sia poi quello della vita. A volte bisogna pensare in modo strategico, più ampio, ad un “percorso” che aiuti ad acquisire competenze e renda unici e dunque interessanti per le maison.

Quali sono state le difficoltà maggiori che si incontrano gestendo una struttura articolata come l’Accademia?
Guidare e coordinare una scuola è un lavoro molto complesso, perché noi ci ritroviamo a gestire anime. Non vendiamo un prodotto, ma l’esperienza della persone, che nel campo in cui operiamo sono tra l’altro anche “creative”. La complessità sta dunque nel creare capacità di ascolto, nel dare un giusto coordinamento e formare un gruppo che abbia una visione comune, che è  poi il benessere dei ragazzi.

 

Quale è la più grande soddisfazione che ha avuto in questi anni dal suo lavoro?
Quella di aver contribuito, con al mio team di docenti e collaboratori - e insieme all’infinita generosità da parte del mondo aziendale e delle istituzioni - a far si che l’Accademia potesse risplendere della luce che la caratterizzava ai tempi di mia nonna Rosana Pistolese, la fondatrice, e mia madre Fiamma Lanzara.

Quali sono i maggiori cambiamenti che ha visto negli studenti, in questi ultimi anni?
Certamente i ragazzi di otto anni fa non sono gli stessi di oggi, ma l’approccio a una realtà come quella dell’Accademia, complessa e laboriosa, è sostanzialmente lo stesso. Il primo anno è di grande entusiasmo, il secondo iniziano le prime crisi per la mole di lavoro e anche per la ricerca della propria identità, mentre il terzo è sempre di grande stress, che arriva con prime collaborazioni con il mondo esterno. Le dinamiche in questo sono le stesse.

 

Come vede l’evoluzione dell’Accademia nei prossimi anni?
Stiamo lavorando molto sull’internazionalizzazione e operando sui master di Alta Moda, Costume, Gioiello e Maglieria. Sono più di ottanta le aziende con le quali collaboriamo attivamente al fine di instaurare un ponte tra loro e gli studenti. Vorrei che l’Accademia diventasse nei prossimi anni sempre di più un punto di riferimento nel settore dell’education a Roma, una città che può dare davvero tanto a chi la sa assaporare e sentire nella maniera in cui va vissuta.

 

Spesso Roma viene messa a confronto con la “capitale della moda” Milano. Quali sono le potenzialità di questa città, dal suo punto di vista, per il settore fashion?
Per un ragazzo, studiare a Milano, Firenze o Parigi è la stessa cosa, ma trovo che farlo in una città legata all’arte e alla storia sia fondamentale per la costruzione di una piattaforma di ispirazione che possa essere continua nel tempo. E quest’ultima non nasce solo dallo studio, ma anche dall’esperienza. Roma per la sua bellezza e capacità di emozionare, lascia il segno. E quel qualcosa può essere la base per ispirare la creatività di un giovane. Non a caso sono usciti dalle scuole romane big come Maria Grazia Chiuri che lavora da Dior e ha studiato allo IED, o Alessandro Michele, Direttore Creativo di Gucci, nostro ex studente.

Quale è l’attività fatta in Accademia della quale va maggiormente fiero?
Ciò che mi rende molto orgoglioso, è stato costruire un rapporto diretto con il mondo delle imprese, intendendo sia la filiera moda che le maison. Questo ha fatto si che i ragazzi abbiano avuto accesso a una formazione accademico-culturale, ma anche in una concretizzazione del percorso che hanno fatto. In tale processo abbiamo avuto il prezioso contributo di Marco Mastroianni, un nostro ex allievo, che ha dato vita a una serie di collaborazioni nelle quali poi è intervenuto anche tutto il mio team di lavoro con grande professionalità. Ciascuno si è messo in discussione nel creare questo ponte tra le aziende e i ragazzi ed è sicuramente la cosa che mi rende più fiero.

Intervista di Barbara Palladino

© Accademia Costume e Moda

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