Camila Falquez, viaggiare è vita

Le sue immagini sono un'iniezione di vitalità. E parlarndole capisci che è proprio vero: Camila Falquez, di professione fotografa, è una persona che ama quello che fa.

Al posto giusto al momento giusto, ha iniziato a lavorare quando è arrivata a New York (viene da Barcellona) e da allora non si è più fermata. Nel suo curriculum oggi figurano clienti top come L’Officiel Mexico, Hermés, Harpers Bazaar, H&M. Ecco che cosa ci ha raccontato.

A che cosa stai lavorando in questo momento?
Attualmente sono presa con la produzione di un video musicale che sarà girato in Colombia con la sorprendente compagnia di danza Periferia. Più la produzione del mio primo libro dalle immagini del mio ultimo spettacolo appena presentato a New York: "Body of Work".

La fotografia che vorresti aver scattato tu?
Sogno in grande: mi piacerebbe aver scattato tutti i ritratti di Richard Avedon.

Se potessi vivere la vita di un'altra persona creativa per un giorno, chi sarebbe e perché?
Mi piacerebbe tanto essere una ballerina, di qualsiasi genere. Ritengo che l'espressività racchiusa nella danza sia tra le più potenti e coinvolgenti.

Quali sono i tuoi obiettivi principali come fotografa?
Il mio obiettivo principale è quello di sviluppare un punto di vista che mi appartenga del tutto. Sperando che questo comunichi qualcosa a chi guarda.

Quali sono stati i principali cambiamenti nel campo della fotografia durante gli ultimi anni?
Il principale è la grande rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo: ognuno è diventato un fotografo e tutti abbiamo i canali per pubblicare e comunicare. È molto difficile trovare la vera fonte di ispirazione ed essere in grado di distinguere quel che è arte da quel che non lo è. A volte la fotografia oggi tende ad essere autoreferenziale. In ogni caso stiamo vivendo un momento molto interessante.

 

C'è stato un punto cruciale della tua carriera (e perché)?
Quando mi sono trasferita a New York cinque anni fa: non ero affatto sicura di poter diventare una fotografa. Sembrava molto complicato e quasi impossibile. Ho avuto l'incredibile fortuna di iniziare a lavorare per Scott Schuman di The Sartorialist, che è presto diventato il mio mentore e mi ha insegnato la maggior parte di quello che so oggi. È stata una benedizione lavorare per lui durante tre anni intensi.

Quali tra i tuoi progetti ti rendono più orgogliosa?
Due anni fa ho avuto la possibilità di dirigere un video di danza con il sorprendente coreografo Lobadys Perez (Compañia Periferia) a Cartagena de Indias (Colombia). Oltre 2000 persone sono venute alla prima dello spettacolo: è stato magico. Un altro mio progetto del quale vado fiera? Qando ho avuto la possibilità di creare uno studio fotografico al festival di musica Afropunk a Brooklyn: ho scattato i ritratti dei ragazzi che hanno partecipato gli spettacoli. È stato fantastico, sono sicura che Richard Avedon sarebbe stato orgoglioso!

Fare fotografia è sempre stato il tuo sogno?
No. Sono cresciuta con l'idea di diventare una ballerina. Quando avevo circa 20 anni la fotografia è apparsa nella mia vita.

Quali mostre hai amato di più quest'anno?
Sono rimasta molto colpita da uno spettacolo di performance e fotografia al Tate di Londra lo scorso aprile: era estremamente ben curato. Sono poi entusiasta di andare ai nuovi Dreamlands del Museo Whitney, dicono che sia incredibile!

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Tutto quanto! Vengo ispirata da musica, pittura, danza, letteratura...

Esiste una tua giornata-tipo al lavoro?
Dopo che ho smesso di lavorare per Scott Schuman, ho deciso che non avevo intenzione di avere una routine. E ho mantenuto la mia promessa! Per fortuna viaggio spesso e riesco a gestire bene la mia vita: ogni giorno è completamente diverso dall'altro. Per alcune persone so che può essere molto difficile e stressante, ma per me è semplicemente perfetto.

Come definiresti il tuo stile?
Preferirei fossero gli altri a descriverlo. So che è molto onesto e parla di ciò che sono, ma non riesco davvero a trovare gli aggettivi per descriverlo.

Quale ritieni sia il tuo miglior talento?
Penso di essere grande viaggiatrice. Sono molto brava a esplorare i luoghi che non conosco e scoprire ogni genere di cose.

Quali sono le difficoltà principali di fare il tuo lavoro?
Essere una giovane donna freelance e artista comporta molti aspetti negativi. Devi credere veramente molto in te stessa e spingerti sempre oltre ogni singolo giorno. Ci vuole un sacco di volontà ed energia per rendere le cose possibili e attirare l'attenzione sul tuo lavoro.

Ci sveli alcuni dei tuoi indirizzi preferiti?
Il mio hotel preferito è Casa Pestagua a Cartagena de indias, Colombia: mia sorella si è sposata qui, è un sogno. Ristorante preferito è Lucien nell'East Village a New York: una vera coccola. La mia città preferita è infine Barcellona: ci sono cresciuta e mi riesce a mettere sempre di ottimo umore.

 

Come descriveresti casa tua? Cosa la rende speciale?

Abito in uno studio a Brooklyn, che condivido con il mio ragazzo. È il nostro piccolo mondo, dove ci nascondiamo e allontaniamo dall'indaffarato stile di vita di New York. Ha una bella luce, perfetta anche per scattare.

Ci sono dei colleghi che ammiri?
Stimo e voglio bene alle mie care amiche Paloma Lana, Olga de la Iglesia, Carlota Guerrero e Orly Anan. Esseri umani e artiste soprendenti.

Qual è il tuo motto di vita?
Viaggia ogni volta che ne hai la possibilità.

Intervista di Marzia Nicolini
© Camila Falquez

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