Clara Tosi Pamphili: una vita tra arte e moda

Architetto e storica della moda e del costume, Clara Tosi Pamphili è stata Direttrice Didattica dell’Accademia di Costume e Moda di Roma e ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca presso la Facoltà di Architettura della Capitale. Ha curato mostre, cataloghi e pubblicazioni. Insieme ad Alessio de Navasquez ha dato vita al progetto “A.I. Artisanal Intelligence”, che promuove il Made in Italy e le nuove realtà artigianali ed artistiche in collaborazione con quelle storiche dell'alta manifattura del nostro Paese.
L’abbiamo intervistata per capire insieme quale sia il futuro del prodotto moda realizzato a mano e per fare due chiacchiere su tendenze, lusso e creatività. Ecco cosa ci ha raccontato…

Come è nato il suo amore per il mondo della moda?
Dal costume, dall'amore per il Cinema e per gli abiti capaci di descrivere la psicologia di un personaggio. Il colpo di fulmine fu "Io e Annie" di Woody Allen: capii che cos'era lo stile vedendo Diane Keaton, che da allora non mi ha mai delusa.


Come è nato il progetto "A.I. Artisanal Intelligence"?
Dal voler promuovere il Made in Italy in modo contemporaneo. L’idea é stata concepita da me e Alessio de Navasques. Anche se tanto più giovane, ha le mie stesse passioni per l'arte contemporanea e non, per l'artigianato e abbiamo entrambi una formazione da architetto. 

 

Come si è evoluto e/o è cambiato nel tempo il progetto?
A.I. ha sempre avuto la caratteristica del cambiamento: su una griglia concettuale, di stile, si selezionano i protagonisti di ogni edizione. Cambiano sempre il luogo o il tema, ci si muove su spazi privati e istituzionali. E' una formula unica di proposta biennale costante, ma sempre diversa. L’evoluzione sta nella popolarità, che lo colloca ad un livello internazionale che ci rende molto soddisfatti.

Cosa vuole dire, per lei, “artigianalità”?
E' un termine senza limiti, l'artigiano non é solo quello che fa le cose a mano, c'è tanta demagogia in questi anni e, spesso, falsità. Abbiamo chiamato il nostro progetto “Artisanal Intelligence” perché per noi “artigianalità” é una condizione mentale, é uno studio fatto in base ad una esperienza precedente, che non si limita a ripetere lo stesso gesto nei secoli. Se non c'è contemporaneità non c'è evoluzione e, quindi, non c'è artigianalità. Se non ci si evolve, si parla di conservazione, non di costruzione.

L’artigianalità è da molti considerata, oggi, un “lusso”. Cosa ne pensa? 
Questo accade perché spesso artigianalità è sinonimo di tirature limitate, di pezzi quasi unici, ma anche perché porta con sè la storia di tradizioni antiche e figure con una vita straordinaria. E' l'unico elemento che può rendere accettabile il concetto di lusso in un periodo storico così difficile: il “lusso”, appunto, di acquistare il pezzo di una storia. 

C’è qualcosa che l’ha lasciata particolarmente colpita dei creativi coinvolti in A.I. Artisanal Intelligence in questi anni? 
Tantissimi artisti e designer e, per fortuna, non c'è un caso più straordinario degli altri. Mi resta sempre impressa la freschezza, la voglia di dire e dimostrare che la loro idea funziona. A.I. raccoglie creativi nella fase iniziale del loro lavoro e questo é molto interessante perché sono ancora liberi da contaminazioni commerciali. Mi piace vederli parlare, scambiarsi informazioni e anche suggerimenti. Quello é il risultato più bello: creare connessioni.

Lei ha lavorato a stretto contatto con molti stilisti emergenti. Come è cambiato negli anni il loro apporto al sistema moda e l’approccio al lavoro?
Nell'arco di circa otto anni abbiamo visto un cambiamento epocale, ma anche una rivoluzione. Sono saltate le certezze del lavoro anche nella moda, la comunicazione ha bruciato tanti nomi imponendo ritmi di produzione assurdi. Gli emergenti hanno dovuto cambiare strategia, virare su acque più calme, ma sconosciute. Ne abbiamo visti sparire tanti, anche se apparentemente solidi. Altri sono stati capaci di costruire atelier piccoli e vivere contemporaneamente di clientela e vendita online. Sicuramente la ricerca e la sperimentazione hanno premiato chi non si é fermato al figurino ma ha cercato nuovi materiali e ha capito l'importanza del riuso, così come di prodotti etici.

 

Quali pensa siano, oggi, le maggiori difficoltà che i giovani incontrano nel sistema moda?
Costi di produzione, entrare nella distribuzione, vendere. Tutta la catena tradizionale é inaccessibile senza fondi anche se sei bravissimo. Entrare in un ufficio stile non é facile, anche per colpa delle scuole che hanno omologato la formazione, privilegiando sistemi banali, ma comprensibili ad un pubblico di studenti internazionale e di breve permanenza.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un creativo, oggi, per costruire una carriera duratura?
Deve saper di cosa parla, leggere, studiare, esercitarsi, copiare bellezza e tradurla nella propria lingua. Amare ciò che fa come un’ossessione, aver voglia di essere qualcuno nel vero senso della parola. Un soldato sa come si diventa generale: nella moda é lo stesso, é un lavoro duro. Un esercizio dove la curiosità é al primo posto.

Come vede il rapporto tra la città di Roma e la moda? 
La Capitale ha perso una grande opportunità, non ha consolidato quell’immagine di luogo di ricerca a cui era arrivata due o tre anni fa. Poteva essere il laboratorio dove Milano e Firenze trovavano i pulcini da far crescere… Ora non so, non si é costruito nulla di nuovo e quello che avviene non lascia nessun segno utile.

Cosa differenzia Roma dalle grandi capitali della moda, secondo lei?
Potrei dire con cinismo che Roma ha storia ma non stile. E' meravigliosa, ma non é elegante e questo indistruttibile aspetto riemerge sempre: nei ristoranti, negli arredi dei negozi, nei caffè… e purtroppo spesso anche negli abitanti. 

Quali sono le potenzialità della Capitale nel settore moda che non sono ancora state sviluppate? 
Dovrebbe consolidare l’aspetto "culturale", legare l'alta moda al cinema, creare un archivio/museo con costumi, abiti e documenti visivi e cartacei. Accogliere donazioni e creare un luogo di studi. Fare scouting come facciamo con A.I., ma con elementi di certezza sia istituzionale che privata.

Cosa è il “lusso” per lei? 
Per me ora il lusso é legato al tempo, quindi anche a quanto ne impiego per la realizzazione di un progetto. Il lusso ha caratteristiche precise ma é anche molto soggettivo, comunque può essere un buon vino costoso, un viaggio sull' Orient Express… Sicuramente é sinonimo di un qualcosa che é fondamentale… ma inutile!

A quale progetto sta lavorando in questo momento?
A.I. é un qualcosa sul quale lavoriamo sempre. Stiamo capendo se ampliarlo concettualmente. Siamo molto affascinati dalle nuove frontiere superate dalla tecnologia e dalla ricerca scientifica, non tanto nei risultati dei materiali, quanto nella nuova estetica raggiunta grazie ad una macchina che un anno fa non esisteva. Stiamo seguendo anche progetti artistici che hanno a che fare con gli archivi e la ricerca.

Ci potrebbe segnalare tre macro tendenze per il prossimo periodo?
La prima é la consacrazione definitiva del nomadismo, quindi un mix di ricordi, etnico e iperurban che crea lo stile nomade/metropolitano, per capirci i “barboni chic” anticipati dalla Westwood anni fa. La seconda arriva dai “postnerd”: tipi intelligenti che prima erano lontani dagli ambienti cool e ora sono i protagonisti di un mondo che ha bisogno di geni per trovare soluzioni e vie d'uscita. Un trend "domestico" opposto a quello precedente. La terza é la riattribuzione dei ruoli: femmine e maschi torneranno a essere riconoscibili, non tanto perché sia giusto, quanto perché lo richiede il mercato: meglio due prodotti che uno per due.

Di recente grandi Direttori Creativi hanno interrotto le loro collaborazioni con importanti nomi della moda. Sembra quasi che il ruolo dello stilista e del Direttore Creativo stia cambiando. E’ d’accordo con questa affermazione? 
Se sono bravi, onesti e creativi non possono reggere a ritmi di ideazione e produzione che non consentono alcun pensiero ma riempiono solo i contenitori fast&furious di social e comunicazione.

C’è un incontro fatto negli anni, con un creativo o un personaggio legato alla moda, che le è rimasto impresso?
Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere da vicino il lavoro di Alessandro Michele. Credo sia la dimostrazione dell'invincibilità del coraggio unito alla serietà. Il suo stile é emerso in pochissimo tempo, ha generato manierismi, ha sconvolto definitivamente un sistema dove non ha più senso parlare di altro che non sia una colta ispirazione che pochissimi hanno. E' l'artista che detta le regole e non le subisce, é il designer che cerca in ogni istante e ovunque segni da riportare sul suo racconto. E' un genio creativo contemporaneo.

Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono lavorare nel mondo della moda come creativi?
Siate curiosi. Leggete e guardate tante cose belle… con gli occhi di un ladro che cerca di rubare un gioiello.

Ha un desiderio, dal punto di vista lavorativo, per il suo futuro?
Poter creare un luogo di ricerca e formazione a Roma, perché é una città incredibile per tutto il mondo.

Intervista di Barbara Palladino

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