Nel 2006, a 25 anni, Mike Perry pubblica Handjob - A Catalog of Type, un libro sulla tipografia realizzata con tecniche artigianali, in un momento chiave per la grafica, quando il pubblico inizia a capire la differenza fra il calore e la bellezza di una font “sporca”, pazza e fatta a mano, e una realizzata in digitale. Per Mike il libro è un trampolino. Da allora la sua incontenibile vena pop si riversa e si adatta su diversi media, raggiunge ogni pubblico e affascina i grandi brand. Mike Perry è oggi uno dei designer e artisti più interessanti in circolazione. Perdersi fra le sue galassie di colori vitali è come conoscerlo dal vivo, o come sfogliare il suo nuovo  imperdibile  libro: Wondering Around Wandering, una carica d'energia creativa e ottimismo.

Mike Perry, illustration, ltvs, lancia trendvisions

Hai disegnato fin da bambino. Quando hai capito di aver trovato la tua voce?

Avere una voce significa sentire il bisogno costante di inventare. È una cosa che ho sempre provato e che mi dà tutt’ora un enorme piacere. La parola che hai usato, “voce”, credo sia quella giusta, perché oggi noto che oltre a una “voce”, in parte innata, credo di avere sviluppato un vocabolario: tanti pezzi che uniti l’uno all’altro creano un percorso creativo, un corpus coerente fatto di forme, colori, simboli, iconografie che definiscono la mia voce e la mia relazione con il mondo.

In generale, la gente quando guarda ai tuoi lavori prova un senso di gioia e meraviglia. Ci spieghi qual è il trucco?Sono una persona semplice, felice, a cui piace sorridere. È il mio modo di essere, nient’altro. Nella mia vita sono successe molte cose positive: nel lavoro il successo mi permette di essere sempre ispirato e di crescere, ho una famiglia magnifica e un cane adorabile.
Questa mattina ho sentito una conferenza su TED Talk di un ragazzo che raccontava della sua depressione e di come gli fosse impossibile fare alcunché per giornate intere, perché tutto può sembrare doloroso e insormontabile. Io sono l’esatto opposto e anche nelle delusioni trovo gli aspetti positivi. Guardo sempre alla metà piena del bicchiere, ma in modo spontaneo, perché sono fatto così. Nasciamo con uno stato chimico della mente particolare e dobbiamo imparare a conviverci. Ho pensato molto a come la mia identità dipenda dalla mia particolare configurazione neurologica, ereditata dai miei genitori, e come questa abbia influenzato il mio percorso. Non c’è altro modo per spiegare a me stesso il mio entusiasmo e la mia creatività. Forse uno dei miei prossimi obiettivi sarà aiutare la gente a sbarazzarsi del cliché “persona creativa = animo depresso e complicato”.

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C’è di sicuro un legame fra la tua personalità e il tuo modo di usare i colori. Finora quali sono state le tue più grande scoperte nell’uso dei colori?Da piccolo avevo i miei colori preferiti come tutti i bambini, ma negli ultimi 8 anni ho avuto un approccio molto neutrale ai colori, li ho usati tutti perché mi divertiva. Da circa 7 mesi però qualcosa è cambiato. Ho una fissazione per il blu, che trovo potente e ricco. Non l’avevo capito prima di toccare con mano la sua varietà. E oggi, pensa, cerco di vestire solo in blu come fosse un mio modo di essere.
Per me i colori sono là fuori ed esistono, punto. Abbondano e a volte mi sembrano così facili. Usare un rosa fluorescente, per esempio, è così forte e positivo che mi chiedo se serva davvero aggiungere un contenuto. Il colore può bastare da solo.

Poniamo che tu debba produrre qualcosa con un scadenza vicinissima. Hai un metodo per generare idee velocemente?Il mio processo creativo non è molto complicato: lavoro sempre, riempio taccuini in continuazione e le idee nascono spontanee. Nel mio studio lavoro con un piccolo team e siamo abituati a lavorare su più progetti di grandi o piccolissime dimensioni. Le scadenze immediate, anche 30 minuti, sono la norma.
Credo di avere una certa forma di controllo sui miei brief di lavoro. Per esempio, un anno fa ho iniziato a disegnare persone. Prima lo facevo solo casualmente. Ora questa pratica ha influenzato le commissioni che ricevo. La gente si è accorta che le mie creazioni sono più figurative e quindi più comprensibili. Questa soluzione mi permette di risolvere alcuni problemi più velocemente.

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Le difficoltà maggiori nella tua routine lavorativa?Fare in modo che i clienti accettino le tue idee. Oggi però sono nella posizione di proporre mie idee ai clienti e non solo di interpretare i loro brief. Presentare un’idea comporta un’altra serie di problemi: bisogna convincere un cliente a investire.

Hai realizzato da poco il logo e la sigla animata della serie Broad City. L’hai porposta tu?No, sono venuti loro da me. La cosa interessante è che finito il lavoro sono andato al party di presentazione, ho incontrato uno dei ragazzi di Comedy Central che mi ha detto: “Senti, perché non ci proponi un’idea di tv-show?”. È da un mese che ci penso, perché passare alle immagini in movimento è una delle cose che ho sempre voluto fare.

Uno degli ultimi progetti che hai proposto tu al cliente?Da un paio di anni lavoro con Duvell un’azienda belga che produce birra. Sono sempre stati molto interessati al mio lavoro e l’hanno supportato. È nata una relazione, una partnership, li conosco, so cosa cercano. Così stiamo per proporre loro un’idea esperenziale e complessa. È il genere di lavoro appagante che oggi ricerco.

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Le tue idee nascono come visioni o come parole? Da disegni o da appunti concettuali?Dipende. Quasi tutto nasce dai miei taccuini: schizzi o parole. È ciò a cui tengo di più, contengono i miei pensieri più intimi e spontanei. Sono il mio modo di sperimentare, sbagliare e annotare le mie osservazioni sull’universo. Questo è il mio processo creativo.
Mi piacerebbe scrivere di più, sinceramente, e grazie a questa proposta di tv-show a cui sto lavorando con un mio amico inglese, James Stoden, ho iniziato ad allenare anche il muscolo della scrittura: un altro universo.

Quindi la tua prossima avventura creativa sarà legata sempre di più ai film e allo storytelling?Esatto. Riuscire a mettere in movimento i miei disegni è il mio grande progetto. Spero diventerà al più presto una parte importante della mia attività e della mia vita.

Tutte le immagini sono gentilmente concesse per la pubblicazione da @ Mike Perry

Intervista di Fabio Falzone

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