Doshi Levien, quando gli opposti si attraggono

Solida coppia nella vita e sul lavoro, Nipa Doshi e Jonathan Levien hanno alle spalle storie e background culturali diversi, ma complementari. Lei, sorriso aperto e sguardo vivace, nasce a Bombay nel 1971 e si stabilisce a Londra nel 1997. Qui si laurea presso il Royal College of Art. Qui il destino le fa incontrare Jonathan Levien. Scozzese, elegante e ricercato nel suo stile dandy chic, Jonathan ha una predisposizione a curare i dettagli materici e una precisione da designer industriale, affascinato dalla tecnologia. Dopo aver fondato uno studio nella capitale britannica, Nipa e Jonathan iniziano a firmare progetti a quattro mani per i colossi dell'arredo, da Moroso a Kvadrat, da B&B Italia a Cappellini, passando per Camper, Swarovski e Galerie Kreo. Una sinergia e un affiatamento che si nutrono delle loro differenze – approccio pragmatico per lui, visione romantica e fantasiosa per lei. Senza dimenticare la forte passione condivisa per tutto quanto è design, arte e cultura.

Siete stati tra i grandi protagonisti della Design Week milanese; come ve la siete cavata?
Abbiamo collaborato con alcune delle migliori aziende e, per fortuna, tutti i progetti che abbiamo realizzato sono stati un successo, quindi è andata alla grande, ci siamo sentiti bene accolti (ridono *NdR). Ci piace osservare le persone mentre utilizzano i nostri prodotti per la prima volta: è il feedback più onesto e spontaneo, per noi significa molto questa prima interazione.

Qual è stata vostra impressione del Salone del Mobile e di Milano quest'anno?
Milano sta vivendo un vero e proprio Rinascimento, un periodo di fioritura: abbiamo percepito un grande sentimento positivo e non solo nelle aree della Fiera e al Fuorisalone, ma anche semplicemente trascorrendo del tempo nei ristoranti, nei club e negli spazi pubblici della città. Siamo stati alla Fondazione Prada e abbiamo pensato che fosse incredibile. E abbiamo cenato ottimamente da Carlo e Camilla, il ristorante urbano di Carlo Cracco. Milano è molto cambiata nel corso degli ultimi anni: ora sembra davvero una capitale moderna e cosmopolita.

Tra le altre collaborazioni, siete tornati a progettare per B&B Italia, che quest'anno ha celebrato il cinquantesimo annivesario.
Sì, abbiamo lanciato una capsule collection composta da tre pezzi decorativi e funzionali. Il pouf Tabour, con volumi sensuali associati a materiali high-tech: simili alle creature marine primordiali o a grandi animali unicellulari, queste sedute possono comporre veri e propri arcipelaghi nel centro di una stanza o invece diventare la naturale estensione di divani e poltrone. Poi c'è la poltrona Do-Maru, che trae il suo nome dall'antica armatura usata dai samurai. Infine, i tavolini Maru, caratterizzati da uno spessore importante.

Avete individuato delle tendenze durante questa edizione del Salone?Abbiamo sicuramente percepito una maggiore enfasi sulla qualità dei prodotti di design. Negli anni passati sono andate molto di moda le idee forti, il colore, l'eccentricità, mentre ora i prodotti tornano ad essere più specifici: non c'è più solo la voglia di essere spettacolari nel design e di stupire. Si torna verso un maggiore equilibrio.

Altri cambiamenti che avete notato nel settore della progettazione nel corso degli ultimi anni?
Le aziende stanno accordando preferenza ai progetti attenti ai singoli dettagli, dalle giuste proporzioni e i particolari raffinati. Anche i consumatori si mostrano più critici e attenti nella scelta: meno oggetti superflui, ma destinati a durare. La semplicità si sposa con l'arricchimento, per arredi significativi e un rapporto più sentito con l'ambiente che ci circonda. Il design deve creare archetipi must have.

L'oggetto di design che vorreste aver progettato voi?
Non è il momento giusto per cedere alle nostalgie, in fondo la progettazione sta facendo tali passi in avanti. Dai razzi che ritornano sulla Terra alle automobili che vanno da sole senza bisogno di guidatore.

Quali sono i vostri obiettivi principali in quanto designer?
Puntiamo a creare oggetti longevi. Il che significa progettare con intelligenza e da una prospettiva sempre inedita.

C'è stato un punto cruciale della vostra carriera?
Quando Moroso ha presentato il nostro progetto “Charpoy” durante il Salone del 2007: ci ha davvero lanciati a livello internazionale.

Come definireste il vostro stile?
Raffinato, scultoreo, intelligente. Qual è il vostro miglior talento?Far sì che i sogni accadano.

Qual è, tra i vostri progetti, quello di cui vi sentite maggiormente orgogliosi?
Al momento nella nostra testa ci sono i progetti più recenti. Quindi le sedie “Do-maru” per B&B, le sedute scultoree “Armada” disegnate per Moroso, la sedia “Cala” per Kettal, la sedia Dapper per Hay. Quest'anno abbiamo anche intrapreso il nostro primo incarico di direzione creativa per Bolon, azienda svedese di pavimenti. Un lavoro di grande impatto: ne siamo felici.

Avete di fronte a voi un giovane che vuole intraprendere la carriera di designer: che consigli gli date?
Coltivare la curiosità senza rifugiarsi dietro allo schermo di un computer. Occorre viaggiare, visitare mostre, andare al cinema e a teatro, restare aggiornati, guardarsi sempre in giro. Instancabilmente.

Potete raccontarci i vostri progetti in cantiere?
Stiamo lanciando una nuova collezione per Kvadrat e presto presenteremo una seria per un importante marchio britannico, ma non possiamo rivelare nulla di più per il momento. Sicuramente sarà un anno stimolante!

Intervista di Marzia Nicolini
Foto via doshilevien.com  

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