Efisio Marras: la nuova generazione che farà il successo della moda di domani

E’ il primogenito dell’iconico padre Antonio, ma Efisio Marras, all’inizio, della moda non voleva saperne: “non lavorerà mai in questo settore”, aveva dichiarato. La folgorazione con le arti visive arriva giovanissimo: a diciassette anni inizia a sperimentare con una fotocamera e trasforma una stanza di casa in piccolo laboratorio di sviluppo. La sua formazione è stata all’estero, dove si è laureato in Fotografia e Liberal Arts, dopo aver frequentato due tra le migliori scuole del mondo: la Parsons School of Design di Parigi e la Central St. Martins di Londra. La carriera di Efisio spicca il volo a New York, dove lavora come assistente dell’ultra noto Mario Sorrenti. Ma quando il padre Antonio lo convoca in Italia per contribuire all’allestimento e all’organizzazione di una mostra alla Triennale di Milano, gli propone la Direzione Creativa di I’m Isola Marras, linea giovane del marchio di famiglia.
Dalla prima collezione ispirata alla Mathilda del film “Leon”, Efisio ha deciso di portare la propria anima cosmopolita e innovativa in passerella. La sua moda parla alle nuove generazioni e al futuro, con uno stile immediato e contemporaneo, che sta espandendo sui mercati di Cina ed Emirati Arabi. Una estetica punk e romantica metropolitana che può essere indossata a Shanghai, Parigi o New York dai giovani “cittadini del mondo”, ai quali Efisio parla con immediatezza.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui. Questo è quello che ci ha raccontato di se stesso…

A cosa stai lavorando in questo momento?
Ci sono molteplici progetti sul piatto: a Gennaio vediamo Isola in partnership con altre tre realtà: gioielli per la collezione donna con Rosantica, maglie super speciali per l’uomo Isola con Riccardo Comi e una piccola capsule bimbo con le Powerpuff Girls che presenteremo ufficialmente il 18 Gennaio. Per questo mese e  febbraio, per le FW europee, ho deciso di fermarmi – momentaneamente - per spendere un po’ più di energie all’estero.

Hai dichiarato che la prima collezione per I’m Isola Marras si ispira alla Mathilda di “Leon”. Perché questo riferimento alla protagonista del film di Luc Besson?
Sembrava perfetta per la mia prima collezione e in realtà lo sarebbe anche per la seconda e per le altre a seguire. Mathilda è un personaggio assurdo fatto di contrasti e commistioni emotive. Una ragazzina alle scuole elementari che per vendetta decide di fare la killer (Luc Besson é un genio!). Non vedo l’ora che ci si dimentichi un po’ della mia prima sfilata per poterla riusare!

Quali sono i tuoi punti di forza come Direttore Creativo e quali plus intendi portare al marchio nei prossimi anni?
Voglio sviluppare Isola in una visione commerciale ed esterofila, purtroppo non ci si piace più (parlo di noi italiani) e penso che, anche se non abbandonerò mai il Made in Italy, la strada di Isola Marras porti certamente a realtà più eterogenee e plastiche, che accettino cambiamenti e sforzi. Vorrei che fosse una linea in comunicazione con i miei amici da Tokyo a NYC che non venga vista solo come una contemporary italiana. Anzi, spero che le coordinate di questo brand diventino impossibili da tracciare geograficamente.

La moda non è stata la tua passione sin dagli inizi. Quando è dunque “scattato qualcosa” e come mai all’inizio dichiaravi “non lavorerò mai in questo settore”?
Non ho studiato fashion, anzi ho sempre tentato di starne alla larga. Più che una chiamata dall’alto o vocazione, a farmi cambiare idea è stata l’opportunità concessami da mio padre. Nell’epoca contemporanea non ci si definisce più e tutti possono fare e fanno tutto. Quando babbo ha annunciato che la direzione creativa di Isola Marras sarebbe passata a me ho pensato: “Perché no?”. Devo dire che è un percorso assurdo e divertente che oltre al mondo della moda ha collegamenti un po’ con tutto, anche con la matematica!

C’è molta curiosità attorno a Efisio Marras Direttore Creativo, ma anche come Persona. Come ti descriveresti, a chi non ti conosce?
Uh, un domandone! Non penso di potermi descrivere, sicuramente non potrei farlo correttamente, specialmente in questo momento dove ogni giorno mi sveglio come una persona diversa per affrontare diverse sfide. Una costante però l’ho sempre: mi sono circondato di persone alle quali non rinuncio mai e non potrei lavorare o vivere senza. Ecco, posso dire che non mi piace stare solo, perché da soli non si fa nulla.

Quanto ha contato, nel tuo percorso creativo, esserti formato presso scuole prestigiose come la Parsons School of Design di Parigi o la Central St. Martins di Londra? Ritieni che rispetto alle scuole italiane, all’estero vi sia un approccio diverso riguardo alla formazione nel settore moda?
Non posso comparare le scuole italiane con quelle estere avendo studiato in Italia solo fino ai diciotto anni, ma mio fratello si è appena iscritto all’Accademia di Brera e chiederò a lui, dopo essersi ambientato, un parere. Sicuramente le scuole che ho frequentato hanno avuto un impatto enorme su di me, sia accademicamente che personalmente. Alla Parsons ho conosciuto persone fantastiche che sono state maestri, amici e collaboratori; non so dove sarei ora se non avessi stretto quelle relazione nel periodo universitario.

Hai qualche ricordo particolare del periodo della tua formazione all’estero?
Ne ho tantissimi, ma non molti appropriati da poter esser messi nero su bianco… ;)

Che “segno” vuoi lasciare nella filosofia di I’m Isola Marras?
Vorrei che fosse divertente, deve essere un gioco di naturalezza, una linea fashion ma non pesante. Voglio vedere la gente alla feste con le mie maglie e le ragazzine di Alghero e di Tokyo con i felponi I’M nei clubs. Vorrei che quelli Isola, fossero i pezzi che la gente si mette addosso per sentirsi coccolata senza per forza dover essere al centro dell’attenzione.

Cosa ti ispira, quando crei?
Le persone, le cose che vedo, casa di mia nonna a Santa Teresa di Gallura, tanto quanto i weekend al Berghain di Berlino.

Come immagini le persone che comprano e vestono I’m Isola Marras?
Cerco di costruire le mie collezioni in modo che il cliente finale di Isola Marras possa essere chiunque, da mia cuginetta di sedici anni a mia zia di sessanta, poi capisco che non a tutti possa piacere tutto… ma queste sono ovvietà che non c’è bisogno vi dica io.

Quali sono state (se ci sono state) le difficoltà che hai incontrato come “figlio di”?
Devo dire che ce ne sono state e ce ne sono, come esistono anche molti vantaggi. Mi manca stare a New York dove nessuno sapevo chi fossi io e tanto meno mio padre. Devo dire che crescendo ad Alghero, cercare di essere “Efisio” e non solo “il-figlio-di-Antonio” era la mia missione principale.

Come si svolge il tuo processo creativo, per dare vita ad una collezione?
Penso a cosa mi piacerebbe vedere, che storia vorrei raccontare, dove desidero viaggiare e chi avrei piacere ad incontrare. Rifletto su personaggi reali ed immaginari di film in bianco e nero o non ancora girati. Prendo ispirazione da tutto ciò che mi passa davanti agli occhi: giornali, cani, strade, onde e amori.

Quale è stato l’insegnamento più grande che hai ricevuto da tuo padre in questi anni e che ti è tornato utile nel ruolo che ricopri?
Continuare a imparare e non fermarsi. Se ho sempre cercato di tenermi distante dal fashion forse è perché è una professione h24, non c’è un cartellino da timbrare né tantomeno un modo di liberarti la mente. E’ tutto sempre in divenire e non puoi non essere parte di questo processo, non esistono pause e non ci si può permettere di vivere situazioni a metà.

Hai scelto di fotografare tu stesso la prima collezione per I’m Isola Marras. Come mai questa scelta e come è nato l’amore per la fotografia?
E’ nato molto prima di quello per il fashion. Ho studiato fotografia tutta la mia vita e continuo a sperimentare e cercare di migliorare, un po’ come in tutto. Penso sia stata mia madre a regalarmi la mia prima Minolta 35mm, avevamo trasformato il bagnetto di camera mia in una camera oscura quando avevo diciassette anni!

Cosa consiglieresti ai giovani talenti che volessero intraprendere il tuo stesso percorso?
Io sono un giovane che sta cercando di intraprendere un percorso e sicuramente non sono nella posizione di poter dare nessun consiglio specifico; quello che posso dire è :”non si fa nulla da soli”. Trovate un team con cui lavorate e bene e tenetevelo stretto!

Come pensi si evolverà lo stile di I’m Isola Marras nei prossimi anni?
Diventerà sempre più poliedrico, già da questa FW la collezione si è espansa notevolmente e continuerà a farlo; desidero estendere la capsule da uomo e dare maggior respiro agli accessori. Voglio che Isola diventi un mondo in toto, completo e complicato dove ognuno possa rispecchiare se non tutte, almeno parte delle proprie contraddizioni.

Intervista di Barbara Palladino

© I'm Isola Marras
 

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