Elena Salmistraro, giocare di fantasia

Affascinante più che mai, con i suoi grandi occhi nocciola, i tatuaggi e i mille anelli alle dita, la designer Elena Salmistraro ama tenere i piedi ben piantati per terra. Dopo moltissimi anni di gavetta, la carriera oggi le sorride: con collaborazioni illustri – tra cui Bosa Ceramiche, Alessi e Seletti -, le cose vanno alla grande per questa giovane artista di Milano, oggi anche mamma. Ecco cosa ci ha raccontato.

Su cosa sei impegnata al momento?
Sto disegnando degli accessori da donna: un settore che avevo già sperimentato con l’autoproduzione e che ora è tornato a interessarmi. Credo nella fascinazione degli oggetti e certi accessori possono raccontare molto di chi li indossa.

Qual è il tuo grande sogno nel cassetto?
Vorrei vedere uno dei miei oggetti nella collezione permanente del Moma di New York.

Se potessi vivere la vita di un altro artista, chi sceglieresti e perché?
Andy Warhol, per modificare totalmente il gusto delle persone, come ha fatto lui con le sue opere, comprensibili a tutti, senza barriere.

 

Quali sono gli obiettivi che ti poni nel tuo lavoro?
Sicuramente di collaborare con grandi aziende del settore. E di continuare a farlo sempre con l’entusiasmo che ci metto adesso.

Sei dentro il mondo del design da tempo. Hai notato delle evoluzioni?
Penso che in questo momento il design si stia spingendo verso il pezzo unico d’arte, cambiando in parte la connotazione di industriale. Non per niente la scena attuale è caratterizzata da voci singole di creativi che si esprimono in modo eccellente con le loro autoproduzioni.

Pensi ci sia stato un punto di svolta importante nella tua carriera di designer?
La mostra ANIMAlità curata da Silvana Annicchiarico con Bosa, presentata al Triennale Design Museum di Milano: mi ha permesso di mettere in produzione alcuni dei miei progetti e farmi conoscere.
 

Quali tra i tuoi tanti pezzi ti rendono più orgogliosa?
Sicuramente i vasi Primates, perché esprimono pienamente il mio stile e anche la mia personalità. li ho disegnati libera da vincoli, in un momento di libertà creativa. Poi la maestria di Bosa li ha trasformati in vasi, mantenendo la mia idea originale intatta.

Cosa pensi dei designer che vogliono essere trendy?
Penso che il design non debba seguire le mode: le mode passano, il pezzo di design deve durare magari 10 o 20 anni. Però sapere cosa sta succedendo nel mondo ed essere sempre aggiornati è importantissimo in questo lavoro.

Ci sono delle mostre che hai amato quest'anno?
La mostra “ “W – Women in Italian Design” organizzata in occasione della XXI Triennale di Milano e curata da Silvana Annicchiarico: in scena le donne protagoniste del design italiano con oltre 600 opere per raccontare la creatività al femminile. Che – ricordiamolo - ha tanto contribuito a far apprezzare il nostro design in tutto il mondo.

 

Chi o che cosa ti ispira?
Mi ispiro un po’ a tutto: mi considero un’attenta osservatrice. La natura resta la mia fonte principale di ispirazione, con le sue forme perfette e i colori meravigliosi , ma anche l’arte è sempre un ottimo punto di partenza per le mie ricerche.

Una tua giornata di lavoro tipo?
Ho la fortuna di alzarmi sempre di buon umore: mi sveglio presto e dopo una buona colazione leggo le notizie dai quotidiani online, guardo le e-mail e inizio a lavorare. Disegno, ricerco forme e colori, texture, do sostanza alle mie idee: è un lavoro impegnativo che assorbe pienamente la mia giornata perché, anche se vorrei più tempo per me, per leggere, per dipingere, finché non ho finito non desisto. Solo la mia piccola Greta riesce a rompere l’incantesimo.

Come definisci il tuo stile?
Eclettico, fantasioso, poetico, concettuale. Mi piace l’idea di unire il mondo dell’arte a quello del design.

Il tuo miglior talento?
La fantasia.

Le difficoltà di fare il tuo mestiere?
Sicuramente all’inizio la strada è in salita: non è facile far breccia nel cuore di un'azienda e mettere un progetto in produzione. Prima devi farti conoscere e convincere con il tuo stile, ed è un processo spesso lungo e complicato. I guadagni poi faticano ad arrivare, diciamo pure che i primi tempi si lavora quasi esclusivamente per la gloria. Ma pian piano si iniziano a vedere anche i risultati.

Alcuni dei tuoi indirizzi preferiti nel mondo?
Il mio hotel preferito è Silken Puerta America a Madrid: ogni piano è stato creato da un architetto di fama mondiale come Norman Foster, Jean Nouvel e Zaha Hadid. Il mio ristorante preferito è Spirit de Milan: ha un'atmosfera magica.La città preferita è New York: è incredibile e piena di vita e con la sua architettura imponente mi ispira tantissimo.

Com'è la casa in cui abiti?
Direi che mi rispecchia: è arredata con molti dei miei pezzi. La base è bianca per dare risalto ai colori degli oggetti. È il mio rifugio, il posto dove mi sento sempre al sicuro.

Il tuo motto di vita?
Perseverare sempre.

Intervista di Marzia Nicolini
©elenasalmistraro.com

Vota