Gisella Borioli: la mente creativa e imprenditoriale che ha cambiato Milano
Superstudio Più

Ha influenzato lo scenario della moda, del design e dell’arte a Milano, contribuendo a renderla la città viva, creativa ed internazionale che conosciamo oggi. Gisella Borioli, imprenditrice, giornalista, autrice e Art Director, ha fondato negli anni Ottanta insieme al marito Flavio Lucchini, Superstudio, primo hub per la moda, spazio polifunzionale di 20.000 mq, cresciuto fino a diventare nel 2000 centro  privato per eventi cultural-commerciali. La struttura, ormai cuore pulsante del Fuori Salone, ma anche polo d’eccellenza per le fashion week milanesi, ha totalmente cambiato la fisionomia della Zona Tortona. Già direttrice di illustri testate di moda, quali Vogue, L’Uomo Vogue, Madame Figaro Italia, Lei/Glamour e altre, Gisella Borioli ha dato vita, coadiuvata dall’architetto Giulio Cappellini, anche al Temporary Museum for New Design, proposta e selezione di qualità durante la Design Week, con allestimenti concettuali all’avanguardia. Negli anni presso Superstudio Più sono stati realizzati più di mille eventi, tra sfilate innovative, fiere, esposizioni e festival. Sul rooftop viene creato SuperOrtoPiù, progetto dell’artista Michelangelo Pistoletto, vero orto urbano e giardino di 700 mq, mentre Superstudio 13 ospita studi fotografici dove vengono realizzate le campagne e gli editoriali di moda più importanti. Presso la struttura sono passati i grandi nomi della moda, del design e dell’arte italiani ed internazionali. Una realtà imponente, dunque, che ormai caratterizza fortemente Milano. Ne abbiamo parlato con la sua ideatrice. Ecco cosa ci ha raccontato.

Superstudio

Superstudio ha più di trent’anni e Superstudio Più si avvicina al ventennale. Se le chiedessi di fare un bilancio, cosa mi direbbe?
Ho la soddisfazione di vedere che tante iniziative fatte per primi sono diventate patrimonio od esempi della città, a partire dalla trasformazione di zona Tortona, con noi diventato il district creativo di Milano e che ha indicato la strada a tutti gli altri. Ma penso anche ad altre iniziative: lo sdoganamento degli street-artist e all’utilizzo dell’ex-Ansaldo, oggi Base, come polo creativo per i giovani, fatto in collaborazione con il Sindaco Moratti; il rinnovato teatro Franco Parenti al cui progetto ho collaborato; le mostre outdoor, dalla Cow-Parade, a quelle fotografiche in via Spiga, ai tombini-art  in Montenapoleone; i programmi televisivi per la moda, di qualità. Poi ci sono i libri che ho pubblicato, tra moda, arte e design. E tante altre cose, così numerose che nemmeno le ricordo più. Oltre, naturalmente, ai due ormai mitici Superstudio da lei citati.

Gisella Borioli e Giuseppe Sala

Pensa che aver lavorato per prestigiose testate giornalistiche sia stato di aiuto nel lavoro che svolge oggi?
Certamente. Il mio background giornalistico, la passione per la moda, l’arte contemporanea, il design che ho fatto crescere nelle mie testate, mi hanno “formata”. E hanno nutrito curiosità e interesse per tutto ciò che è nuovo.

Cosa ricorda con più nostalgia dei suoi esordi?
L’entusiasmo, la libertà, l’incoscienza, il coraggio. Il credere che tutto fosse possibile e quindi, in un modo o nell’altro, realizzarlo. Ricordo che per l’Uomo Vogue volevamo fotografare Picasso col suo guardaroba. Il maestro, in Costa Azzurra, era malato e non poteva riceverci. Non avevamo tempo. Allora ho rintracciato il suo sarto a Nizza e Oliviero Toscani ha fotografato le immagini del suo incredibile album con il maestro vestito in tutti i modi, anche in mutande. Siamo tornati a casa con un servizio eccezionale di Picasso e la moda!

Lei ha vissuto il mondo dell’editoria in un momento d’oro, ben diverso da quello odierno, in forte crisi. Ritiene che i grandi magazine di moda sopravviveranno in un modo o in un altro allo tsunami del digitale?
Io credo che ci sia sempre spazio per le buone idee e le cose belle, che spesso stanno nelle nicchie del mercato. Chi saprà affrontare la sfida della massificazione e la superficialità digitale offrendo un  prodotto intelligente, originale, diverso che risponda alle esigenze di un ben preciso target, sopravviverà e avrà ancora successo. Certo format, contenuti e obiettivi devono adeguarsi ai tempi.

Ha lavorato nel mondo dell’editoria quando tutto era possibile, si rompevano schemi e abbattevano tabù. Oggi, che tutto è stato visto e fatto, quale pensa sia la cosa più anticonformista nel design o nella moda?
Essere sé stessi. La Moda non esiste più. Esistono tante mode che si sovrappongono e si annullano a vicenda o, meglio, esistono i vestiti. Tanti, tutti uguali in tutto il mondo, alla portata di tutti. La cosa più originale da fare è non esibire le griffe ma esprimere la propria individualità con scelte personali.

In questi anni al Superstudio sono passati moltissimi grandi professionisti. C’è un aneddoto che non ha mai raccontato a nessuno?
Vorrei solo ricordare Fiorucci. Ci è stato vicino sempre, dalla sua prima grande festa per l’inaugurazione del Superstudio 13 ad altre iniziative che ha fatto o aveva in cantiere di fare al Superstudio Più. Era sempre positivo e ottimista. Mi mancano le sue telefonate, i suoi consigli, le sue domande.

Gisella Borioli e Giuseppe Sala

Lei ha avuto una meravigliosa carriera. Quale pensa sia la sua caratteristica professionale che l’ha fatta restare sempre all’apice?
Open mind senza pregiudizi. Ascoltare. Lavorare troppo. Non staccare mai, nemmeno di notte o in vacanza.  Fare progetti su progetti ogni volta che si presentava una buona idea.

Quando avete fondato Superstudio, era una fase di grande fermento creativo. Quali differenze riscontra tra quel momento e il mondo creativo attuale?
Creatività ed entusiasmo c’erano allora come ora tra i giovani creativi. Forse la differenza sta nel coraggio di rischiare, nel mettere tutto in gioco, nel non cercare di guadagnare subito e facilmente, come alcuni esempi molto noti ti possono far credere, ma impegnarsi nel realizzare i propri sogni e le idee anche facendo sacrifici. Però credo davvero che chi vale e si impegna arrivi dove vuole.

 

Quando ha fondato Superstudio insieme a suo marito Flavio Lucchini, si sarebbe mai immaginata che sarebbe diventato un polo così importante per arte, moda e design?
Quando abbiamo aperto nel 1983 il primo hub per la moda e poi nel 2000 il primo centro  privato per eventi cultural-commerciali volevamo “fare qualcosa per la città”, come ci siamo subito detti. Abbiamo lavorato con rigore per arrivare presto a questo risultato. Certo il pensiero di diventare una “case-history” studiata nelle università internazionali non ci aveva nemmeno sfiorato.

Quale ritiene sia stata l’iniziativa o l’evento meglio riuscito tra quelli realizzati in questi anni?
Probabilmente “Superdesign Show”, che curo personalmente: la grande manifestazione collettiva  che ha dato il via al Fuorisalone prima in zona Tortona e poi  esploso in tutta la città. Un evento corale, internazionale, di altissima qualità visiva e di contenuti. Una vetrina per le novità piu avanzate di design, materiali, tecnologia, life-style. Un mix calibrato di grandi brand e start-up, di architetti top e di giovani selezionati talenti.

Superstudio 13

Come pensa si evolverà Superstudio in futuro?
Sto passando il timone a mio nipote Tommaso, venticinque anni di energia, capacità, curiosità e voglia di fare. Sento in lui lo stesso entusiasmo e la stessa volontà di crescere che avevo io alla sua età. Sono certa che la risposta a questa domanda a breve la darà lui. Ci stiamo lavorando…

Lo scorso anno avete fondato Superstudio Events. Quali progetti avete in cantiere?
Tommaso conduce  Superstudio Events, creata per mettere maggior impegno nell’attività degli eventi, con un atteggiamento staccato dalle problematiche della proprietà. Tommaso sta rinnovando, digitalizzando, rivedendo tutto per rendere più agile e performante il lavoro. Per dirne solo una, invece degli striscioni con il logo e il nome dell’evento all’ingresso avremo un grande ledwall che racconterà col movimento, la luce e gli effetti speciali cosa succede dentro. Saremo, ancora una volta, i primi del settore a farlo. Nello stesso tempo stiamo pensando ad iniziative all’estero.

SuperOrto, Superstudio

È stata insignita dell’Ambrogino D’Oro. Pensa che la città di Milano sfrutti appieno tutte le sue potenzialità, oppure ritiene che si possa fare ancora?
Per dirla con Morandi sempre “Si può dare di più”. Io suggerirei un Museo della Moda e un Museo di Arte Contemporanea, o magari i due insieme o collegati. Non un luogo statico di rimembranze, ma un laboratorio vivo di incontri, esperienze, conoscenza, scoperte, sperimentazioni, performance, mostre, celebrazioni e omaggi ai grandi protagonisti del mondo culturale visivo.

Ci parli della Fondazione Flavio Lucchini onlus e degli eventi che prevedete di fare in futuro?
L’idea della Fondazione nasce dalla volontà di dare una identità e una gestione separate  al grandissimo patrimonio di quadri e sculture che Flavio Lucchini ha fatto negli ultimi trentanni dopo aver lasciato l’editoria di moda e altri incarichi. A ciò si aggiunge il desiderio che tutto questo lavoro, frutto di passione e non di calcolo, non sia una fonte di guadagno per noi ma un modo per rendere alla città quello che ci ha permesso di fare. La onlus farà iniziative di vario genere per avvicinare bambini e ragazzi all’arte, con particolare attenzione ai bimbi “special needs”, autistici e con sindrome di Asperger, che nascondono tesori di sensibilità e intelligenza, spesso sepolti sotto altri problemi.

Diana Vreeland e Gisella Borioli

Con la creazione di SuperOrtoPiù avete dimostrato attenzione nei confronti dei temi come la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale. Come vede il rapporto tra essi e il mondo della moda e del design?
Credo che sostenibilità e impegno sociale debbano diventare un dovere, non una moda o un sistema per allinearsi al “trend” come spesso avviene. Li dovrebbero insegnare a scuola, fin dalle elementary, per avere poi una società migliore. Noi, ma anche tanti altri del nostro mondo, abbiamo cercato di dare un piccolo esempio e un contributo con questo orto sul tetto creato già quattro anni fa, curato da pensionati della zona e che regala i suoi prodotti a famiglie bisognose del quartiere. Conosco altre protagonisti della moda e del design impegnati in tal senso, senza fare pubblictà.

 

 

Ettore Sottsass e Gisella Borioli

Quanto conta, oggi, per un designer, o uno stilista di talento, essere un “personaggio”? Ritiene che sia di aiuto o di intralcio per la carriera?
Credo nell’autenticità, per resistere e non essere un fenomeno effimero. Oggi  assistiamo a rapidi percorsi di meteore che si spengono in fretta. Se hai talento a che ti serve costruirti un personaggio? Lasciamolo fare ai cantanti, a gente di spettacolo e non di impresa.

Negli anni ha avuto modo di conoscere moltissimi creativi. Cosa la colpisce,  in genere, di un talento?
Lo sguardo, la faccia, il sorriso, l’ottimismo, il credere a quello che fa. Che, naturalmente, deve essere originale, bello e di qualità.

Tra le varie iniziative che sono state fatte presso Superstudio c’è il Temporary Museum for New Design, che segue il concept “meno fiera e più museo”. Ritiene che il design possa essere equiparato all’arte e, quindi, ambire ad un settore che punta sull’estetica piuttosto che sulla funzione?
Penso che il design debba dialogare, ispirarsi all’arte e unire estetica e funzione. Oggi se acquisti un pezzo di design comperi una storia, un’esperienza, un riferimento culturale, qualcosa che ti gratifica e che parla di te. Se no meglio Ikea, dove la funzione é perfetta.

Quale ritiene potrà essere il futuro del design?
Se pensiamo agli abiti, segno dei nostri tempi, nessuno più porta le crinoline, ma sono in continua evoluzione seguendo gli stimoli della società contemporaea. Direi che il design, per il futuro, dovrebbe fare un identico, anche se più lento, percorso: sostituire i mobili in “stile” che si rifanno a tempi e mondi passati, ed esprimere modernità e contemporaneità. E finalmente tutte le case saranno più attuali e fresche e meno polverose. Naturalmente qualche bel pezzo antico ci sta, così come i gioielli della nonna su un abito di oggi.

Gisella Borioli, fotografia © Giovanni Gastel

Se dovesse dare un consiglio ai giovani che si affacciano al mondo della moda o del design, cosa direbbe loro?
Primo di essere originali. Secondo di essere umili e seguire i consigli di chi é arrivato, perché c’é sempre da imparare. Terzo di osare. Quarto di avere pazienza. Quinto di tener d’occhio, sempre, la qualità.

Quale è stato il complimento migliore che le è stato fatto, in questi anni, come professionista del settore creativo?
I complimenti sono sempre tutti graditi, senza graduatoria. Molto più apprezzata una critica costruttiva perché ti aiuta a migliorare.

Intervista di Barbara Palladino

© Superstudio Group

 

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