Il lato ludico del colore: intervista a Camille Walala

Francese di origine, Camille Walala ha scelto Londra come città di adozione. Dopo gli studi in Textile Design presso la University of Brighton, ha iniziato a lavorare come disegnatrice di tessuti, per poi veicolare il proprio stile nella grafica, nell’art direction, nell’arredamento di interni ma, soprattutto, nel design urbano, che ora la vede protagonista in progetti importanti in giro per il mondo.

L’artista ha collaborato con svariati marchi, da Nintendo a Kopparberg, all’italianissima Natuzzi, fino al Barbican Festival. Ispirandosi all’arte sudafricana della tribù dei Ndbele e al Gruppo Memphis, Camille ha realizzato opere per il London Design Festival e in particolare per il Clerkenwell Design District. Il suo marchio di fabbrica è una palette iper satura che ruota attorno a tonalità come blu, rosso, nero, bianco e giallo, con linee nette e grafiche. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei. Ecco cosa ci ha raccontato…

A quale progetto stai lavorando in questo momento?
Mi accingo a partire verso le Mauritius, dove sarò impegnata per dipingere un grande muro per un hotel cinque stelle della catena Lux* Resorts e Hotel.

Quali sono state le sfide professionali più impegnative, fino ad oggi?
Ricordo la prima volta che mi chiesero di dipingere su un muro. Non avevo idea di come avrei potuto veicolare su due facciate di un palazzo di Old Street un disegno bidimensionale pensato al computer. Ma il lavoro in assoluto più grande del quale mi sono occupata è stato dipingere un edificio di quattro piani di Londra: un progetto entusiasmante, ma decisamente impegnativo.

Hai collaborato con clienti molto importanti, tra cui brand mondiali. Ci racconti qualcosa di queste esperienze?
Ricordo con grande piacere un lavoro che ho fatto per Giorgio Armani, non solo perché si trattava di un concept interessante, ma anche perché mi ha fatto uscire dalla mia “comfort zone”. Ho realizzato illustrazioni e animazioni per la collezione primavera/estate 2017. Ero un po’ sorpresa che si fossero rivolti a me, perché la mia estetica è molto diversa da quella della griffe, ma il risultato è stato strabiliante. 

Come hai iniziato la tua carriera nel mondo delle arti visive?
Disegnavo delle stampe per tessuto e ho cominciato a vendere i miei lavori nel Broadway Market di East London. E’ stato lì che mi hanno notata e mi hanno offerto il mio primo lavoro.

Come è nata la tua grande passione per il colore?
Ce l’ho praticamente da sempre, sono stata circondata da esso sin da piccolissima, ci sono cresciuta. Credo di aver amato questo settore dalla nascita!

Come selezioni le tonalità che utilizzi per i tuoi lavori?
In genere uso una palette fissa di colori, che poi adatto all’estetica del singolo progetto, anche a seconda del brief che mi viene affidato.

Cosa vorresti che le persone apprezzassero delle tue opere?
Il mio obiettivo è portare gioia a chi osserva i lavori che faccio…

C’è un brand con il quale ti piacerebbe collaborare?
Non credo di avere un marchio preferito, ma posso dire che sono molto interessata a collaborare con architetti su progetti urbani.

Ci puoi dire quali sono le tonalità predominanti della casa in cui vivi e del tuo guardaroba?
Devo confessare che i muri sono bianchi, ma il colore è nei complementi di arredo che utilizzo per ravvivare l’arredamento, nelle piante o nelle decorazioni che ho appeso alle pareti. Per quanto riguarda, invece, il mio armadio… beh, lì potete trovare qualsiasi colore!

Quanto conta la componente ludica, nei tuoi lavori?
Moltissimo. E’ praticamente il fulcro attorno al quale costruisco la mia estetica. Adoro il gioco e il sense of humour che gli artisti inseriscono nel proprio lavoro.

Quale incoraggiamento daresti ai giovani artisti che leggeranno la tua intervista?
Non mollate mai! Se desiderate fortemente un qualcosa, questo arriverà. Avete solo bisogno di tempo.

Intervista di Barbara Palladino

© Camille Walala

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