L’amore per il classico e il gusto sartoriale di Angelos Bratis

Le sue collezioni sono note per la fluidità delle silhouette, i drappeggi e i tessuti leggeri che avvolgono il corpo della donna. Angelos Bratis vive tra Londra e Atene, dove è nato nel 1978 e dove si è formato presso la Veloudakis Fashion School. L’Italia è stata per un po’ di tempo il suo paese di adozione. È a Roma, infatti, che lo stilista vince il concorso Who’s on Next nel 2011, attirando da subito il plauso di Franca Sozzani per Vogue e Suzy Menkes per l’International Herald Tribune. La stampa internazionale segue il lavoro di Angelos sin dalla prima sfilata, mentre lui alterna le collaborazioni con grandi maison alle presentazioni delle sue collezioni durante le fashion week di Parigi, New York, Atene ed Amsterdam. Lo stilista è celebre per l’uso che fa del moulage, la tecnica che prevede la modellazione dell’abito drappeggiandolo direttamente sul manichino: un modo di recuperare dei riferimenti al peplo greco e alle proprie origini. Nel 2014 Bratis è stato invitato da Giorgio Armani a sfilare negli spazi dell’Armani/Teatro e quello successivo ha rappresentato l’Italia alla Mercedes-Benz Fashion Week China di Pechino. Oggi lo stilista continua a produrre le sue collezioni di prêt-à-porter deluxe che vengono vendute nelle boutique più esclusive in giro per il mondo. Siamo andati a scambiare quattro chiacchiere con lui. Ecco cosa ci ha raccontato…

A cosa stai lavorando in questo momento?
Quest'anno celebro i primi quindici anni nella moda e stiamo preparando una settimana di festeggiamenti ad Atene. Il 25 Ottobre ci sarà una sfilata speciale al Niarchos Foundation dove presenterò la mia prima signature collection di abiti, che sarà poi disponibile solo sul nostro sito internet. 

Come nasce la tua passione per la moda?
Nasce da mia madre, che era sarta, e dalla enorme curiosità che mi porto dietro di esplorare il corpo umano e le possibilità di lavorazione del tessuto.

Se dovessi descriverti a chi non ti conosce, come stilista, cosa diresti?
Mi sento un scultore del tessuto, o anche un sarto, ma mai uno stilista.

Quale è il tuo concetto di stile?
Purismo, movimento senza confini, astratto, istintivo.

Hai una musa alla quale ti ispiri quando crei?
Il mio manichino. Un corpo nudo che devo vestire.

Nelle tue collezioni ti ispiri alla tecnica del moulage e al peplo…
È vero, é il mio tratto distintivo e personale e mi dà un forte senso di libertà nel creare. È una suggestione che si è evoluta nel tempo, attraverso le mie collezioni, non ho mai seguito dei trend. Amo il moulage per le possibilità che mi dà di creare qualcosa di bello e interessante.

Come sono le donne che vestono Angelos Bratis?
Sono mamme e figlie, amanti e libere, sensuali e monumentali.

Quale è la cosa più bella che hanno detto di te, come couturier?
Una cliente una volta mi ha detto che quando è entrata a una festa indossando un mio vestito si è sentita come se il mondo si fosse fermato per pochi secondi. Poteva sentire la seta muoversi attorno al suo corpo.

 

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato agli inizi della tua carriera?
Le stesse che in realtà ci sono ancora, ovvero le questioni di budget. Ma questo non mi può fermare.

Quali sono i lati positivi e negativi del fare moda?
Sono tanti anni che lavoro nel prêt-à-porter deluxe dove i capi sono venduti a boutique in tutto il mondo. Il lato negativo nel fare l'alta moda è che non ci siano più tanti clienti chic che possano comprarla e indossarla. Il lato positivo è  che puoi esprimerti come vuoi, senza dover seguire le regole del mercato.

Cosa conta di più, oggi, per avere successo nel mondo del prêt-à-porter?
Credo sia un mix di cose. Sicuramente conta possedere un patrimonio di creatività e avere un mercato pronto ad accogliere i tuoi prodotti. Penso sia anche importante che un designer condivida il più possibile il processo di lavoro con un team. Oggi uno stilista deve essere necessariamente aperto a collaborare su più fronti.

Nel 2015 hai rappresentato l’Italia alla Mercedes-Benz Fashion Week China di Pechino. Quali differenze hai notato nell’accoglienza ricevuta lì, rispetto a quella che hai avuto altrove?
Ho lavorato diverse volte in Cina e trovo che la moda sia ormai un concetto e una lingua internazionale, dove non ci sono confini tra l'uno o l' altro paese. Un bel vestito parla lo stesso linguaggio a tutte le donne del mondo. 

Come si svolge il tuo processo creativo?
​Inizia sempre con una idea, o una sensazione che magari ho in mente da tanto tempo. Poi lavoro molto sul mio manichino con diversi tessuti, sperimentanto nuovi mondi di plasmarlo. Quando ho deciso quale sarà la silhouette, scelgo tessuti e colori. Provo sempre le mie tele su diverse tipologie di donne, per capire il movimento e la flessibilità che avrà il capo.​

Quali sono le tue fonti di ispirazione?
L'arte e la vita.


 

Quando secondo te una donna è davvero elegante?
Una donna è elegante in modo naturale, senza orpelli. Si nasce eleganti, non lo si diventa, è un mood spontaneo. Se non sa essere raffinata quando è nuda, non può esserlo neppure da vestita.

Pensi che il prêt-à-porter  sia cambiato negli ultimi anni? E se sì, in che modo?
​La moda cambia di continuo, questa è la sua natura.​ Sicuramente i nuovi sistemi di comunicazione e l’evoluzione del mercato via internet hanno cambiato il modo di osservare e di approcciare la moda. Non è un caso che il fashion ormai sia diventato molto “bidimensionale”, con eye catching prints che possono essere guardate da uno smartphone o da un computer.  Io in un certo senso sono un nostalgico. Adoro la sensazione che dà toccare un bel tessuto di seta, ad esempio. Considero e studio la figura femminile da tutte le angolazioni possibili, nella sua interezza. 

Quale è stato l’insegnamento più grande che hai ricevuto in questi anni?
Non avere paura di cambiare vita, città, paese o qualsiasi cosa che non ti va più a genio. Non seguire il sistema di altri. Crea il tuo.

C’è un sogno che vuoi realizzare dal punto di vista lavorativo?
Creare cose che diventeranno classiche come le statue Greche .

Cosa non deve mai mancare nel tuo studio quando crei i tuoi abiti?
Sto sempre da solo e in silenzio quando lavoro. Non possono mancare il mio manichino, la stoffa e un paio di forbici.

Intervista di Barbara Palladino

© Angelos Bratis

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