Lee Broom, enfant prodige tra moda e design

E’ la punta di diamante del mondo del product design inglese, nonché uno dei più prolifici e premiati progettisti della sua generazione. Lee Broom, britannico, inizia una carriera da attore a 17 anni. Ben presto arriva la passione per la moda e si iscrive alla prestigiosa Central Saint Martin. E’ l’incontro con Vivienne Westwood, per la quale inizia a lavorare, a cambiargli la vita. E’ da lei che impara il gusto per l’estetica retrò e la fattura artigianale. Lee inizia la propria carriera come  arredatore di locali alla moda nella capitale britannica, approdando poi in seguito al mondo del product design. Il prestigioso “The Guardian” ha scritto “Lee Broom è quello che furono Tom Ford e Marc Jacobs per la moda”. Oggi il designer ha un proprio marchio omonimo e clienti del calibro di Selfridges, Christian Louboutin e Harrod’s. Ha vinto più di venti premi, incluso l’”ELLE Decoration British Design Award”, il “Queen’s Award for Enterprise”, un “Courvoisier Future 500 Award” e quattro “British Design Award”.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui. Questo è ciò che ci ha raccontato…

 

Hai lavorato per marchi internazionali come Christian Louboutin e Mulberry. Cosa ricordi di queste collaborazioni?
Nel 2013 Christian Louboutin mi ha chiesto di progettare il suo nuovo negozio di Harrod's. Come per tutti gli altri punti vendita del brand, mi sono ispirato alla città nella quale esso si trova, Londra. Trattandosi di uno “shop in shop”, ovviamente dovevo tener conto che si trovava nel reparto abbigliamento di una grande realtà come, appunto Harrod's. Ho creato un grande arco bianco a ventaglio, che ricorda l'Opera House di Covent Garden e come arredi ho utilizzato anche dei pezzi delle mie collezioni, come la gamma “Salon”, rielaborata con materiali fantasia e nuovi colori. Nell'area VIP ho aggiunto una zona salotto e un muro piastrellato di rosso - un colore distintivo per il marchio – e le nostre “Crystal Bulbs”. Penso che il concept creato sia elegante e catturi davvero lo spirito di Louboutin. Con Mulberry abbiamo  fatto un lavoro diverso, creando dei sistemi di illuminazione personalizzati, ispirati alle loro collezioni.
 

Come hai iniziato a lavorare con Vivienne Westwood?
Da bambino amavo il design e mio padre era un artista. Disegnavo continuamente e amavo molto l'architettura e la moda. A 17 anni ho partecipato a un concorso di moda, “The Young Designer of the Year”. Vivienne Westwood era in giuria e ho vinto. Questo mi ha portato a lavorare per lei a Londra e Parigi per circa dieci mesi. È stato un momento decisivo per la mia carriera.

Cosa hai imparato lavorando con lei?
Vivienne mi ha mostrato quanto la sua opera sia stata influenzata dalla sartoria e dal taglio dei modelli dei secoli passati. Mi ha spiegato cosa possiamo imparare dalle tecniche di un tempo e renderle attuali oggi. Questo approccio è sicuramente filtrato anche nel mio modo di lavorare come designer, oggi, perché do molta importanza alle tecniche artigianali e allo stile del passato.

Da cosa trai ispirazione?
Ho una memoria fotografica, quindi se vedo qualcosa di interessante la immagazzino nella mia memoria e poi la vado a riprendere più tardi. Traggo ispirazione girando per la città, viaggiando per il mondo, osservando l'architettura, andando nelle gallerie o anche visitando le fabbriche dove realizzo i miei prodotti.
Penso che il crossover tra le diverse discipline di design e fashion e il mio background teatrale in particolare, abbiano un'influenza subconscia sul mio lavoro. Sono ancora molto appassionato di moda, anche se non sono più in quel settore mi piace guardare cosa indossa la gente. Vengo ispirato anche dai materiali e da come posso utilizzare il tradizionale in modi innovativi, andando a smuovere l'equilibrio tra modernismo e nostalgia, re-immaginando sagome e giocando le forme. Se dovessi indicarti un'era in particolare, direi Art Deco, perché ha un'estetica sia moderna che classica ed è fuori dal tempo. Molte silhouette in stile Art Deco sono ancora oggi attuali come negli Anni '20: è stato un momento rivoluzionario nel design moderno. Spesso puoi vedere una spruzzata di influenza Art Deco in molti dei miei pezzi, in particolare nel settore dell’illuminazione.


 

The Guardian ha detto che sei per i mobili ciò che Marc Jacobs o Tom Ford sono nella moda. Cosa pensi di questa affermazione?
Credo sia un grande complimento. Sia Marc Jacobs che Tom Ford sono pionieri nel loro campo e hanno stili molto distintivi. Come designer non creo prodotti sperando di ricevere elogi o riconoscimenti, tuttavia è sempre bello quando qualcuno apprezza il tuo lavoro.

La nostra piattaforma si occupa di trend forecasting delle tendenze future. Puoi indicarci su cosa puntare per i prossimi anni?
Penso che ci troviamo in un momento storico nel quale i confini sono molto sfumati. Ora nell’arredamento va molto un mix tra minimalismo e massimalismo e questa è una grande cosa per uno che, come me, apprezza entrambi. Nell’illuminazione stiamo assistendo ad un grande successo per ottone e rame, materiali che vengono utilizzati persino in architettura come alternativa all’acciaio inossidabile. Il che significa che saranno un trend sicuramente per qualche anno.
 

Qual è la tua idea di "interni di lusso"?
Per me “lusso” vuol dire alzare l’asticella un po’ più in alto, quindi prendere ciò a cui siamo già abituati e portarlo ad un livello superiore, magari per quanto riguarda la fattura di un oggetto o l’estetica nel suo complesso. L’idea che il lusso debba coincidere per forza con l’eccesso ormai è superata.

Sei considerato un "enfant prodige" nel design. Quale è stato il punto di svolta della tua carriera?
Nel 2012 abbiamo progettato e prodotto la “Crystal Bulb” per la Design Week di Milano. Fino ad allora ero conosciuto nel settore del design, ma questo pezzo ha catturato l'attenzione di un pubblico più ampio. È stato sicuramente uno spartiacque nella mia carriera. L'idea mi è venuta in realtà in un sogno ed è diventato il nostro marchio di fabbrica. Da quando è stata lanciata, ne abbiamo venduti più di 30.000 esemplari e si possono ammirare in case, ristoranti, hotel e bar in tutto il mondo. Abbiamo avuto la fortuna di vincere quattro premi in tre anni consecutivi per la “Crystal Bulb” ai British Design Awards e ora è appesa nella collezione permanente del London Design Museum. Volevo fare un progetto più economico di alcuni dei pezzi che avevo creato in quel periodo, ma senza andare ad intaccare la qualità della fattura. Penso di aver avuto un buon risultato: è il prodotto Lee Broom più economico della nostra gamma, ma la lampadina più costosa che tu abbia mai acquistato.

Hai studiato moda, ma poi hai scelto il design. Cosa è successo?
Ho studiato Fashion Design alla Central Saint Martins. Il mio piano era creare una mia linea di abbigliamento una volta laureato, tuttavia vivere a Londra è molto costoso e, per sostenermi, ho iniziato a fare delle consulenze di arredamento per una serie di bar e nightclub di tutta la città. Creavo specchi, tende e tappezzerie e in breve tempo ne è nato un business. Subito dopo la laurea, nel 2000, sono stato incaricato insieme al mio amico e collega Maki Aoki, di lavorare a un progetto per quello che sarebbe diventato il bar londinese "Nylon". Siamo stati nominati per il premio “Evening Standard Bar of the Year” e abbiamo aperto uno studio di interior chiamato “Makilee Design” che ha creato arredamenti per club e ristoranti di tutta Londra. Il successo è durato quattro anni. Dopo che Maki tornò in Giappone, nel 2007 decisi di lanciare un marchio di mobili e luci con il mio nome. Ho lanciato la prima collezione "Neo Neon" nel settembre 2007 al London Design Festival. Ho sempre amato il design, che si tratti di arte, moda o prodotto. Ho sempre abbozzato, anche da bambino. Non c'è giorno in cui non prenda in mano una matita, anche solo per il gusto di farlo.

 

Trovi delle differenze nel modo di progettare, nella moda e nel design?
Quando ho studiato fashion alla Central Saint Martins, la cosa più importante  che mi hanno insegnato è come "pensare da designer" riguardo a ricerca, disegno di un'idea, creazione di un prototipo o la sua messa in produzione. Ho capito che è il processo ad essere fondamentale - che tu crei una giacca o una sedia, quello resta lo stesso.

Hai un materiale o un tessuto preferito, quando progetti gli interni?
Mi piace molto lavorare con il marmo. È un materiale naturale e non esistono due pezzi uguali, in questo senso è simile al legno. Adoro come le venature di quello di Carrara possano influenzare la resa finale dell’oggetto. In fondo progettare sapendo che il risultato dipenderà dal materiale è anche una sfida. Quando abbiamo creato la lampada “Marble Tube”, volevamo che lo spessore del marmo fosse di 5 mm. Ci venne detto che non era tecnicamente possibile, ma non ci siamo arresi e la nostra perseveranza è stata ripagata.

Puoi descriverci gli interni della tua casa?
Vivo in una ex stazione dei Vigili del Fuoco e ci sono molti dettagli architettonici industriali. Direi che la mia casa mi rappresenta. Ho molti pezzi delle mie collezioni, ma anche altri della metà del secolo scorso. Gli arredi sono moderni, ci sono delle scale, un ingresso centrale e luminoso al quale si affacciano le altre stanze. In realtà si tratta di ambienti in continua evoluzione, perché ogni volta che creo un prototipo lo porto a casa per provarlo…

Hai realizzato "The Time Machine" al Fuorisalone di Ventura Lambrate durante la Design Week di Milano e hai studiato teatro. Pensi che ci sia una sorta di approccio teatrale nel tuo lavoro?
Assolutamente. Sono stato un attore fino all'età di 17 anni e il mio background ha sicuramente avuto un impatto sul mio lavoro, specialmente se si tratta di fare delle mostre. Cerco sempre di creare qualcosa di coinvolgente, perché l'idea di teatralità è radicata in me. Voglio dar vita ad un'esperienza memorabile per le persone, portandole in un viaggio e unendo design, movimento e illuminazione in modo surreale e inaspettato.

C'è un designer al quale ti ispiri?
Ero un grande fan di Alexander McQueen. Non ha solo fatto moda, ha creato arte. La sua opera è stata teatrale e coinvolgente, due elementi che cerco sempre di avere nel mio lavoro.

Che tipo di consigli daresti ai giovani designer?
Penso che le diverse discipline artistiche siano più integrate ora di quanto non lo fossero quando ho iniziato. L'arte, la moda, il design, l'architettura sembrano mescolarsi, il che è un fatto positivo e incoraggerei i giovani designer a sperimentare il più possibile. Quando inizi è difficile essere creativi e avere introiti  da una sola disciplina. Quando ho avviato Lee Broom, oltre a creare i prodotti, mi occupavo anche di interni ed è così che ho finanziato le mie collezioni. Devi essere esperto e intelligente e cogliere le opportunità dove puoi. E non bisogna mai perdere d'occhio il proprio obiettivo finale!

Intervista di Barbara Palladino

© Lee Broom

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