Lo chic raffinato di Studio Milo
cc-tapis ADV 2017

Loro sono Arianna Crosetta e Federica Gosio, rispettivamente architetto e interior designer e, insieme, rappresentano il cuore e la mente di Studio Milo.
Attenzione al dettaglio, eclettismo, charme: sono queste le chiavi di volta del gusto delle due progettiste, che hanno scelto Milano e Londra come città elettive per stabilire le loro sedi. Un mix di culture che si rispecchia non solo nel nome dello studio (Mi-Lo come le iniziali di Milano e Londra, appunto), ma anche nello stile cosmopolita della loro progettazione. Arianna e Federica si occupano di interni e set design. Nel portfolio delle due ragazze, campagne importanti come quella per Fratelli Rossetti ed Elena Mirò.
Abbiamo intervistato Arianna e Federica, ecco cosa ci hanno raccontato su Studio Milo…

IMM Cologne 2018

A cosa state lavorando in questo momento?
Siamo già attivi sul fronte Salone del Mobile e stiamo realizzando diverse residenze a Londra, Ibiza e Minorca, fino ad arrivare all’elaborazione di alcuni  concept per lavori di set design.

Se doveste presentare la filosofia di Studio Milo a chi non la conosce, cosa direste?
Il nostro metodo è dubbio “eclettico”. Ci ispiriamo a diversi stili, in particolar modo a quello milanese e londinese. Combiniamo l’antico con il nuovo, il lusso con l’essenziale, veicolando questo approccio su tessuti, mobili, complementi d’arredo, pavimenti e pareti. Un progetto d’interior design deve rendere protagonisti elementi d’arredo con diverse caratteristiche, apparentemente impossibili da combinare. Per questo è importante scegliere ciascun pezzo e ogni colore con molta attenzione.

Come mai avete scelto Londra e Milano come basi operative, dedicando a queste due città anche il nome dello studio?
In realtà non siamo state noi a scegliere queste due città, ma sono state loro a farlo con noi. Ci siamo conosciute in cantiere ad Ibiza, in una terra di mezzo tra Londra, dove Federica vive da moltissimi anni e Milano, città in cui abito ormai da otto anni. Così abbiamo pensato che questi ambienti avrebbero potuto ben rappresentare un punto di forza: dei mondi completamente diversi, che si fondono insieme nei nostri progetti.

Quali sono le vostre singole peculiarità, nell’approccio alla progettazione? E come vi dividete il lavoro?
Pur essendo completamente differenti sia dal punto di vista personale che professionalmente, dal momento che abbiamo abilità distinte, riusciamo ad approcciarci alla progettazione completandoci a vicenda. Spesso amiamo definirci come lo yin e lo yang.

Vi occupate anche di set design. Come mai questa scelta?
Lavorando da tempo nell’ambito degli allestimenti, ci è stato proposto di trovare un connubio tra fashion e design. Così si è presentata, anche in seguito alla realizzazione della campagna per il brand Fratelli Rossetti, l’occasione per lavorare anche in questo meraviglioso settore.

cc-tapis, MAISON&OBJET, Paris 2018

C’è qualcosa che accomuna la progettazione di un appartamento privato con quella di un set?
Sicuramente entrambi rappresentano un esercizio compositivo in cui colori, tessuti, forme e finiture si integrano in maniera equilibrata. La realizzazione di un interno privato richiede una progettazione a 360 gradi per un ambiente destinato alla fruizione di tutto ciò che è racchiuso in esso, mentre la costruzione di un set viene pensata e realizzata per essere impressa in una fotografia.

Con chi vi piacerebbe lavorare?
Indubbiamente ci piacerebbe molto metterci alla prova nel settore del retail, un ambito che ci ha sempre affascinate.

Vi occupate di set design e arredamento di interni. Quale ambito vi è più congeniale?
Crediamo molto in entrambi. Sicuramente l’arredamento d’interni dà voce alla nostra anima più sofisticata e leggera, mentre i set rappresentano quella creativa e libera. In tutti e due, però, fondamentale è la ricerca di equilibrio tra progetto spaziale e decorativo, che sono elementi inscindibili.

Come sono le vostre case? Quali pezzi importanti le arredano?
Entrambe sono un mix di sapori e fortemente caratterizzate dall’uso di colori e materiali. La casa di Federica personifica il modo di vivere newyorkese e la raffinatezza del design italiano, nonostante si trovi nel contesto storico del parco londinese di Holland. Ad arricchire il suo covo, la lampada “Tromba”’ di Luigi Caccia Dominioni, paralumi di Raimond Garau e altri pezzi dal design unico. Leggerezza, funzionalità e colore, sono anche gli elementi che distinguono la casa milanese di Arianna. Si tratta di uno stabile di inizi '900, stile vecchia Milano, in cui dominano pezzi vintage recuperati in gallerie milanesi e altre icone del design italiano ed internazionale, come la “Cesca Chair” di Thonet, l’“Eames Plastic Armchair” di Vitra, o la lampada “Parentesi” di Flos.

 

Cala Comte, Ibiza

Chi vi ha trasmesso il gusto del bello?
Federica: Sicuramente mia madre. Sin da piccola, pur inconsapevolmente, sono sempre stata attratta dalla sua capacità di avere grande cura per i dettagli. Anche le piccole azioni quotidiane, come l’apparecchiare la tavola, sono per lei motivo di attenzione, nei colori, nei tessuti, nei materiali. Crescendo, ho fatto mia questa sua innata abilità, ampliandola tramite l’ esperienza e la conoscenza.
Arianna: Mio padre, sicuramente. Ho sempre amato vederlo disegnare e mi sono lasciata trascinare dalla sua passione per il design.

Quanto di italiano portate nei lavori che fate in Inghilterra e quanto di britannico invece “esportate” qui in Italia?
I nostri progetti sono, appunto, una “contaminazione” di idee, stili e approcci provenienti da diverse influenze. Cerchiamo sempre di conciliare, nei lavori che facciamo, l’apertura mentale londinese con la profonda cultura architettonica del panorama italiano.

Quale è il lavoro che avete fatto al quale siete più affezionate?
Siamo legate a tutti i progetti perché ci mettiamo davvero l’anima. Tra i più recenti sicuramente direi quello fatto per Primrose Hill, una town house londinese di cinque piani, per la quale abbiamo dovuto trovare soluzioni architettoniche e decorative che conciliassero l’esistente con il nuovo. Ci sentiamo molto fiere del risultato, ottenuto anche grazie alla collaborazione totale del cliente, che si è lasciato guidare in ogni scelta.

Quali sono le difficoltà legate alla gestione di uno studio come il vostro?
Sicuramente la distanza rappresenta la più grande difficoltà, ma anche un punto di forza: abbiamo imparato a non perderci in chiacchiere e a confrontarci sulle decisioni importanti che riguardano i nostri progetti.

 

Valdama, ADV 2017 per Cameo

Quali caratteristiche personali e professionali sono necessarie per sfondare nel vostro settore?
In questo mestiere è senza dubbio indispensabile avere ottime capacità di problem solving. Bisogna essere in grado di pianificare il proprio lavoro, comunicare, dialogare ed ascoltare, soprattutto in un caso come il nostro, dove lo studio ha due sedi operative. Bisogna avere anche tanta curiosità, voglia di esplorare, di reinventarsi e…molta pazienza !

Su quale stile scommettereste, oggi, nel design di interni?
Sicuramente ci sarà un ritorno agli anni ’80. Inoltre pensiamo che l’ormai inflazionato ottone potrebbe essere sostituito, molto probabilmente, dall’indiscusso metallo cromato lucido.

Che differenze riscontrate nei gusti della clientela italiana da quella londinese?
In linea generale, possiamo dire che la clientela milanese è più aperta a nuove soluzioni architettoniche e spaziali, mentre quella londinese ha un gusto architettonico più classico e un forte senso di personalizzazione degli elementi decorativi.

Cosa consigliereste ai giovani che volessero seguire le vostre orme?
All’inizio è dura e i compensi sono limitati. Investite quindi il vostro tempo lavorando per qualcuno che sia in grado di trasmettervi il proprio sapere e di dedicarvi del tempo. Siate curiosi e mettete sempre passione in ciò che fate!

Intervista di Barbara Palladino

© Studio Milo

Campagna Fratelli Rossetti SS 2017
cc-tapis ADV 2016
MAISON&OBJET, Paris 2017
Salone del Mobile 2017
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