Atmosfere oniriche e rarefatte, monumenti celebri che appaiono come fantasmi su sfondi neri. Alla fotografa svizzera Irene Kung non interessa documentare la realtà, ma dipingerla con la fotografia e uno stile a cavallo fra più discipline che l’ha resa famosa nel mondo A Lancia TrendVisions ha raccontato il suo percorso e processo creativo.

Prima di arrivare alla fotografia sei stata graphic designer e pittrice? Com’è avvenuto il passaggio?La fotografia è una delle mie prime passioni. Facevo ritratti già a 20 anni. Poi, il mio interesse per le immagini mi ha portato a studiare graphic design a Roma e a lavorare nella pubblicità per anni. In questo settore ho imparato molto sulla costruzione iconografica, a cui cercavo di apportare piccoli interventi personali e manuali. Nel frattempo ho sempre dipinto nel tempo libero, perché sono cresciuta con una madre pittrice.

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Empire State Building, New York City

Cosa dipingevi?All'inizio soggetti realistici, still life, poi sempre più astratti. Ho iniziato a esporre grazie a galleristi che si sono accorti del mio lavoro passando dallo studio dove lavoravo. Il cambio lento verso l’astrazione è cominciato allora, infatti i dipinti di quel periodo ricordano le mie foto attuali.
È stata la gallerista romana Valentina Bonomo ad accorgersi dei miei scatti e a convincermi di tornare alla fotografia. In quel momento avevo già buone conoscenze di grafica, pittura e della basi di scultura e incisione. Ho potuto così affrontare la fotografia in un’ottica nuova. Il digitale mi ha permesso di assorbire queste abilità e l’ho usato come uno strumento potente per creare immagini.

Com’è nata la tua prima mostra fotografica da Valentina Bonomo?Era la fine del 2007. Valentina mi telefonò per conoscere il soggetto della mostra. Abitavo a Roma e dissi che avevo un progetto sui monumenti della capitale. All’inizio rifiutò, poi vide le prove e capì che l’interpretazione era originale. La mostra andò molto bene. La mia primissima foto di questa serie fu del Pantheon, per me il monumento per eccellenza.

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Cupola, Roma

Onirico è l'aggettivo giusto per descrivere il tuo modo di esprimerti con la fotografia?Penso di sì. Creare significa lasciarsi andare liberamente ai sentimenti più profondi e questo può portare a immagini che fanno sognare. Chi non sogna può perdere il filo rosso della vita, soprattutto quando è in difficoltà, perché sognare significa cambiare punto di vista.
Ho letto diverse autobiografie di persone che hanno sofferto molto nella loro vita e ho notato che ognuna è riuscita a sopravvivere perché sapeva sognare l'improbabile. Il sogno sembra superfluo in un mondo che cerca sempre maggiore efficienza, invece è una dimensione profonda e fondamentale per l’uomo.

Come scegli un edificio e l'inquadratura nel contesto di una città?Di solito ho un piano pragmatico, mi documento e studio i momenti di luminosità più favorevoli. Ma una volta arrivata, cammino sul luogo perché solo così riesco a sentirlo. Le contingenze mi mettono sempre di fronte a condizioni uniche, anche dal punto di vista emotivo, per cui alla fine posso decidere di fotografare tutt’altro, ciò che mi tocca davvero.

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Mohamed Ali, Il Cairo

Quando sai che la fotografia scattata è quella giusta?Quando riesce a commuovermi. Durante i miei tirocini di pittura, un maestro un giorno mi disse: “Devi lavorare sempre, più ore possibili, e quando non sei ispirata, preparare dei fondi di pittura (sfondi composti dal primo strato di pittura e/o pezzi di carta N.d.R.). Conservali e riutilizzali solo per i momenti di scarsa ispirazione. Saranno capaci di suscitare in te qualcosa di profondo”.
Tutto questo mi ha insegnato a non forzarmi a livello espressivo, ma ad allenarmi a un lavoro più inconscio, che non controllo ma che mi permette di esprimere sentimenti più interiori.
Oggi sono riuscita a trasferire questo meccanismo alla fotografia e credo che finora sia stato il passo più importante. Lavorare con la parte più intima di me stessa è fonte di enorme gioia, in quel momento l'oggetto che voglio rappresentare mi corrisponde: è come innamorsi.

Ricorda un po' la meditazione...Esatto. Nella meditazione cerchiamo di abbandonare il pensiero per lasciarci andare a una sorta di ascolto di noi stessi e dell’ambiente. Ci vuole allenamento. All’inizio ero distratta dal traffico, dalle persone e facevo fatica, oggi mi sento protetta e concentrata. È una passeggiata piacevole.

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Basilica di San Pietro, Roma

Quali sono le fasi più importanti in post-produzione?Ogni foto ha il suo iter, ma in generale lo scatto di partenza deve avere quel sentimento di coinvolgimento di cui parlavo, oltre alla luce giusta. In post-produzione uso Photoshop, esasperando la luce con il contrasto. Poi elimino tutto quello che non mi interessa per concentrarmi sul soggetto: lascio che mi ispiri in un processo a volte molto lungo, ma affascinante. L’importante è sempre l’immagine finale ottenuta, non gli strumenti usati.

Luce o buio, da dove nascono le tue foto?Di solito dal buio. Amo l’oscurità perché mi permette di illuminare ciò che trovo interessante.

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Chiostro del Bramante, Roma

Cosa consigli a un giovane fotografo che fatica a trovare la sua voce?Ci vuole passione, pazienza e la forza di non ascoltare i menagrami. Un giorno una gallerista mi ha detto di cambiare mestiere. Per fortuna ho ascoltato me stessa.
Dal punto di vista pratico, consiglio invece di approfondire le varie tecniche perché porta a nuove idee e punti di vista.

Quali sono sono i lavori di fotografia sperimentale che più ti hanno colpita di recente?A un simposio di giovani fotografi ho visto dei progetti meravigliosi realizzati senza macchina fotografica. Un collettivo di ragazzi belgi ha raccolto foto scattate dalle webcam di tutto il mondo, selezionando fra queste solo quelle dove degli insetti si sono posati sull’obiettivo. La composizione finale era magnifica e la lezione è chiara: non ci sono limiti alla creatività.

Cos’è per te l’eleganza?È il meno che esprime molto. È una donna che non esce di casa prima di essersi tolta qualcosa in fin dei conti superflua.

Foto © irenekung.com

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Portico d'Ottavia, Roma

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Pantheon, Roma

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Flatiron Building, New York City

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Temple of Heaven, Pechino

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Westminster Abbey, Londra

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Taj Mahal, Agra

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Cesar Pelli, Milano

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Church Le Corbusier, Firminy

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Capri

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Whitney Museum, New York City

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Opera pittorica, 2001

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Opera pittorica, 1993

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Orchha

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Bird's Nest National Stadium, Beijing

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Università di Mosca, Mosca

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Lo studio di Irene Kung

Intervista di Fabio Falzone