Lucia Del Pasqua, mai ferma

Ironica, inarrestabile, carismatica. Tutte doti che non si associano tradizionalmente a una fashion blogger "tipo". Questo perché Lucia Del Pasqua, classe 1984, base a Milano, ma valigia sempre in mano, è tutto meno che standard nel suo lavoro di comunicatrice. Nel suo blog "The Fashion Politan" Lucia racconta le proprie passioni – moda, viaggio, lifestyle, tra le altre – senza filtri e con forte verve. La stessa che ritroviamo nel corso di questa intervista.

ph Arianna Bonucci
ph Chiara Giannoni

A cosa stai lavorando al momento?
Sto mettendo insieme dei pezzi per imbastire un progetto personale che ha a che fare con una delle mie grandi passioni, l’amore per le cose vecchie, incarnato praticamente nel mio mini profilo Instagram @thenostalgictraveller. Mi piacerebbe aprire un discorso video di storytelling riguardo le piccole realtà italiane, magari legate a dei prodotti del made in Italy. I miei cricetini del cervello stanno camminando....

Il sogno lavorativo che vorresti realizzare?
Credo di vivere già in un sogno, perché faccio esattamente quello che amo fare, ovvero scrivo, racconto storie, ho scritto un libro ("Quella certa dipendenza dal tasto invio") e vorrei scrivere il secondo, più “maturo”, totalmente diverso. Poi mi piace il video e certe volte “ci sto davanti”. Quindi quello che desidero è una naturale evoluzione di quello che sto facendo adesso, crescendo ancora di più. Magari fare documentari, reportage....la mia mente è una fucina di idee. Ho sempre un bel da fare!

Se potessi vivere la vita di un'altra persona creativa, chi sceglieresti e perchè?
Un rapper per come giocano con le rime. Mi piacerebbe un giorno poter scrivere una canzone rap.
Oppure una performance artist per capire che cosa abbia in testa.  

Quali sono i tuoi obiettivi principali come blogger?
Raccontare storie in maniera sincera e con entusiasmo, e di conseguenza trasmetterlo, intrattenere con cervello, dare spunti interessanti a chi mi segue.

Il tuo campo è il blogging di moda. Quali cambiamenti o evoluzioni hai notato?
Facile: prima si parlava di blogger, poi instagrammer, adesso influencer. Sono loro che hanno cambiato l’approccio alla moda. Loro con i loro veri o finti seguaci che siano. L’hanno tolta dalla sua staticità, rendendola estremamente fluida, rapida e sicuramente più democratica. Se prima la moda era verticale, adesso è certamente orizzontale.

 

Lavori molto, non ti fermi mai. Di quale progetto ti ritieni maggiormente fiera e perché?
Essenzialmente tutti quei progetti con una precisa strategia, continuativi, e che mi coinvolgono attivamente. Mi viene dunque in mente il progetto editoriale creato con Geox, che prevedeva che io mi occupassi della stesura di un magazine del brand, distribuito in tutti i negozi del mondo, oppure il mio libro. Vado fiera di tutti quei progetti anti-marchetta, che lavorano sul brand dai fianchi, allontanandosi dal concetto obsoleto dell’ormai poco credibile claim “comprate questo perché è bellissimo”. A gennaio MINI mi ha chiamata per fare da “autista” dalla stazione di Firenze a Pitti Uomo a tutti coloro che volessero ballare dentro la macchina. Geniale, no?

E la costante ricerca della tendenza?
Essere trendy è quello che molti devono fare. Le fashion blogger devono mostrare vedere vestiti, giusto? Quindi mi pare normale cerchino di essere al passo coi tempi. Il rovescio della medaglia è che sono troppo trendy, e quindi tutte uguali.

Eventi culturali che hai amato quest'anno?
Il mio evento preferito è sempre Pitti Uomo: perché mi sento a casa, perché ho la possibilità di parlare con chi crea le collezioni, e perché c’è sempre tanto materiale umano utile per le mie ricerche sociali, e quindi i miei post (mi riferisco ai manichini vestiti tuti uguali, che vengono in fiera solo per sfoggiare i loro abiti sartoriali all’ultimo grido).

Le tue fonti di ispirazione sono...
La mia deconcentrazione è la mia principale fonte di ispirazione: per strada vedo un signore e il film mentale è dietro l’angolo, a casa mentre lavoro apro un link ed è un attimo aprirne altri cento e trovarmi chissà dove. Poi c’è lo sport, che mi permette di pensare tantissimo in maniera lucida, il che compensa la nebulosa in cui mi trovo spesso, facendomi creare così idee coerenti e possibili (più o meno).

Una tua giornata tipo.
Molto ben organizzata: al mattino sveglia alle 8, colazione e poi computer. Alle 15 ho i miei 35 minuti di piscina, poi vado in giro per appuntamenti o show room, se sono a Milano. La sera o ci sono eventi, o esco con le mie amiche, o vado di libri e documentari.

Come definisci il tuo stile?
A caso. Anzi #acaso. Non ho uno stile preciso. Alla fine credi dipenda molto dai miei capelli, che cambio continuamente. Quando ero bionda platino mi vestivo solo anni Cinquanta, quando li avevo alla Jean Seberg optavo per lo stile anni Sessanta, adesso sono tra i Settanta e i Novanta. Sicuramente il comune denominatore è il vintage, perché odio il concetto di omologazione, a favore della ricerca.

Il tuo migliore talento?
Credo l’ironia e la spontaneità.

Le difficoltà di fare il tuo mestiere?
Non sei credibile. Vieni scambiata spesso per una che non fa nulla. Se mi presento come scrittrice o giornalista le reazioni sono X, se mi presento come blogger le facce sono da “ah, l’ennesima che non fa nulla, e che riesce a prendere i soldi postando i suoi vestitini”.

Viaggi molto per lavoro. Hai un hotel preferito?
In realtà li amo tutti, a patto che abbiano una colazione da regina e una vasca da bagno.

Città del cuore?
Atene, perché adoro la cultura greca, e perché è nostalgica, festaiola e severa allo stesso tempo; Trieste perché è graziosa e scontrosa; Porto perché è meravigliosamente decadente; Santander perché è la città che mi ha fatto innamorare del surf; Parigi perché ti fa credere che l’amore esista davvero; Roma perché è Roma.

Un motto di vita?
#acaso.

Intervista di Marzia Nicolini
thefashionpolitan.com

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