Ludovica e Roberto Palomba, oggetti di cui innamorarsi

Creativi e curiosi oltre misura: Ludovica+Roberto Palomba, architetti e designer, coppia nella vita e sul lavoro, vivono a Milano, città dove nel1994 fondano lo studio Palomba Serafini Associati.
Molteplici i premi e riconoscimenti internazionali collezionati in oltre 20 anni di carriera, dal Compasso D’Oro al Red Dot. «Il nostro obiettivo è disegnare progetti liberi, in grado di interagire in maniera chiara e immediata con chi li sceglierà. Il nostro successo si misura con il numero di persone che, in tutto il mondo, sceglie di condividere la propria vita intimamente con i nostri prodotti». Dalle architetture agli arredi per la casa, dagli showroom agli yacht, i Palomba amano variare, senza mai darsi dei limiti d'azione troppo stretti. Ecco cosa ci ha raccontato una delle coppie più celebre del design made in Italy.

Siete stati tra i protagonisti della Design Week milanese. Che esperienza è stata?
Abbiamo riscoperto una bellissima città: Milano dopo l’Expo è sbocciata nuovamente, con una grandissima affluenza di belle persone, interessate e curiose, con tanta voglia di lavorare, ma anche di divertirsi. Pensiamo che sia questo il trend del futuro: riuscire a mescolare entrambe le attitudini e trovare il modo di vivere a 360° qualunque attività si faccia, cercando soddisfazione sotto ogni punto di vista. Ecco, il Salone del Mobile già da alcune edizioni ha questo potere: sprigiona la vitalità delle persone.

Allestimenti che vi hanno colpito?
Siamo rimasti affascinati da quello di Hay al Fuorisalone: molto completo, global oriented, di grande proprietà intellettuale. La qualità dei prodotti presentati era davvero alta.

 

L'oggetto o il progetto di cui andate più fieri?
Il mega yatch JollyRoger per Benetti. Ha consacrato il passaggio dalle nostre architetture statiche a un'architettura che potendosi muovere diventa dinamica, un aspetto che ci ha subito affascinato. Spazi ampi e luminosi, grandi terrazze dove potersi affacciare e in cui trascorrere i più piacevoli momenti di relax, e il prendisole che ti permette di toccare il mare. La parte più più affascinante della barca è la sua struttura: così imponente e maestosa, ricorda i muscoli in tensione di una tigre prima del balzo. Ma è l’armonia dell’insieme fa di questa barca il progetto che meglio ci rappresenta. Anche se, su tutti, il progetto di cui siamo più orgogliosi è Ginevra, nostra figlia.

Se poteste vivere nei panni di qualche grande designer del passato chi scegliereste?
Sicuramente Ray e Charles Eames. Sono intervenuti in un periodo storico per molti aspetti simile a quello di oggi, in un momento in cui una grande quantità di persone accedeva a un nuovo mercato. I coniugi Eames hanno saputo rispondere in maniera avanguardistica a esigenze di vita mutate. Tante le affinità con il presente. Solo che oggi il desiderio non deriva più dalla classe emergente, ma dal world wild web, dunque le risposte che dobbiamo dare da designer sono completamente diverse.

A proposito, quali sono i vostri principali obiettivi come designer?
Crediamo che il dono più grande del nostro lavoro sia quello di portare il bello all’interno delle case delle persone. Ognuno di noi può vivere con poco, ma quel poco deve essere circondato da oggetti sensuali di cui innamorarsi al primo sguardo scegliendoli fra tanti. Questo è il lavoro che ci piace fare.

Il design si evolve rapidamente. Quali cambiamenti avete notato negli ultimi tempi?
I materiali, altamente tecnologici. in grado di supportare la creatività. Un’incredibile possibilità. Se andiamo a riguardare le plastiche degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta troviamo dei progetti bellissimi con materiali non altrettanto qualitativi.C'è un momento che considerate cruciale nella vostra crociera.
Dal lunedì alla domenica: tutti i giorni possono offrire risvolti inaspettati in questo lavoro.

Arte, design e architettura spesso convivono armoniosamente nei vostri lavori.
Crediamo che il concetto di specializzazione sia un concetto banale, povero e triste. Noi siamo emozioni, siamo sensi . per l’esattezza 5 + 1 -, siamo completi e complessi, sicuramente essere contaminati è l’unico modo per poter vivere. E contaminare è l’unico modo per progettare.

Oggi spesso si cerca di realizzare progetti trendy. Cosa ne pensate?
Troviamo i designer trendy molto divertenti e folcloristici, ma tendiamo a dimenticare facilmente la moda di ieri. Pensiamo che il valore della creatività sia progettare oggetti destinati a rimanere, slegati dalla tendenza, ma legati all’anima del tempo. L’oggetto che rimane è l’oggetto che ha la capacità di sintesi di quell'esatta società in quell'esatto momento.

Tra le esposizioni di quest'anno quale avete amato più di tutte?
Bellissima la mostra di Goshka Macuga alla Fondazione Prada. Autrice, ideatrice, ricercatrice e collezionista, Macuga riesce a far arrivare la propria idea intatta e pura fino al consumatore finale. Ne abbiamo apprezzato molto anche la contaminazione tra discipline diverse come architettura, design, fotografia, cultura. La chiave di lettura, però, resta sempre una: l’essere umano. Davvero interessante. E poi in Triennale “Women in Italian Design”: racconta la creatività al femminile, ovvero solo progetti di donne dal dopoguerra in poi (parla Ludovica *NdR). Credo che in questo preciso momento anche gli uomini siano contaminati dalle donne. Ad esempio all’interno della mostra c’è un lavabo che ho disegnato con Roberto per Laufen. Un progetto a quattro mani in cui la mia parte femminile è stata contaminata dalla sua parte maschile, e dove il mio lato maschile è stato contaminato dal suo lato femminile. La bellezza di questa mostra sta nel vedere la progettazione femminile non solo come progetto fatto dalle donne, ma come progettazione nato dal lato femminile dell’umanità che è un lato molto ampio. Ringrazio molto Silvana Annichiarico per avermi fatto scoprire questa nuova chiave di lettura.


Le vostre fonti di ispirazione.
Eh, cambiano ogni giorno. Sicuramente derivano dai nostri interessi: arte, pittura, architettura, musica, letteratura e poesia.

Esiste una giornata-tipo di lavoro?
Si varia molto: in alcune vengono organizzati i lavori, in altre invece c’è più spazio per la creatività (chiaramente sono queste quelle che preferiamo).

Un hotel, un ristorante e una città del cuore.
Hotel: quello a cui stiamo lavorando, ma per adesso è tutto rigorosamente top secret. Ristorante: assolutamente Potafiori Milano. Lavorano su tutti i sensi: dalla vista, con delle apparecchiature davvero belle, all’olfatto, con un allestimento floreale che cambia ogni giorno, all’udito, perché la proprietaria è una cantante, arrivando sino alla cucina, talmente buona. Ma soprattutto per la quantità di gioia che emana. Città: siamo nomadi, amiamo il mondo.

Cosa rende speciale la vostra casa?
Gli ampi spazi, i suoi colori uniti a quelli che abbiamo scelto per l’arredo, le piante, l'illuminazione, la buona musica sempre accesa. È una casa che accoglie, che fa sentire bene.

Il vostro motto?
Fortuna Audax Iuvat.

 

Intervista di Marzia Nicolini 
Foto via palombaserafini.com

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