Luigi Borbone: heritage e stile italiani, tra gusto e raffinatezza

E’ uno dei talenti dell’ultima generazione dell’alta moda e da diverse stagioni i riflettori sono puntati su di lui. Luigi Borbone, strettamente legato all’heritage della sua Roma, dove la tradizione artigianale si unisce alla ricerca più creativa, si è formato in Italia come architetto e poi come stilista presso la prestigiosa Royal Saint Martins School di Londra. Debutta a Parigi nel 2008 con “Who’s Next”, concorso indetto dalla Chambre Syndicale de la Mode, ricevendo consensi da pubblico e critica. In seguito approda nella Capitale, dove ancora oggi vive e nella quale ha deciso di stabilire la sede della sua maison. Tante le celebrities che hanno scelto di farsi vestire da lui, conquistate dai tagli impeccabili dei suoi abiti, che riportano ai fasti della grande tradizione sartoriale italiana, ma che Luigi Borbone rinnova grazie a sperimentazione e ricerca instancabili. Non a caso, lui stesso definisce il proprio stile come “contemporary couture”…

Ph: Raffaele Soccio / Luca Sorrentino / Gianluca Palma / Salvatore Dragone

Quale è il leitmotiv del tuo stile?

Il mio motto è “subculture contemporanee e sartorialità del passato”, mi piace fondere lo spirito  ribelle di questa epoca con la precisione dei tagli e delle linee. La mia ricerca si spinge verso proporzioni moderne, tessuti d’avanguardia e soprattutto il connubio tra la purezza della costruzione dei capi e la sperimentazione di nuove linee che rappresentino il corpo e la vita della donna di oggi.

Come nasce Luigi Borbone couturier?

A sei anni i miei zii mi portarono alla Galleria Borghese, rimasi così impressionato dalla bellezza delle vesti delle statue berniniane, con drappeggi e plissè, che tornato a casa presi dei ritagli di stoffa ed iniziai a modellarli sulle bambole di mia sorella. Nel 2008 ho iniziato a vendere i primi capi su misura, fin quando nel 2012 presentai un progetto ad AltaRoma e da li iniziai a sfilare nel calendario ufficiale della couture internazionale. Ho catalizzato su di me l’attenzione della stampa quale couturier con una nuova visione dell’allure della moda e del fatto su misura, vicina alla bellezza e alle esigenze delle donne di oggi.

Quale è il tuo concetto di stile?

Essere semplici. Lusso e ostentazione non vanno a braccetto: la semplicità può essere chic e raffinata, gli eccessi rischiano di ottenere l’effetto opposto. Per esprimere al meglio il mio concetto di stile, all’interno delle collezioni inserisco dei gioielli realizzati in metallo e pietre, da indossare in ogni momento della giornata, creati da me.

Hai una musa che ispira le tue creazioni?

Coco Chanel, ma è molto di più di una musa, è un lume. Sono sempre stato attratto dalla sua storia e dai suoi codici.

Quando una donna è davvero elegante?

“L’eleganza è un atteggiamento, non è legata ad un capo di vestiario. Ci si muove in un certo modo, ci si siede in un certo modo, le mani, il viso, hanno un atteggiamento elegante nelle movenze”. Questo diceva Franca Sozzani ed io la penso come lei.

A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto dedicando molto tempo alle mie clienti, perché si sta allargando il parterre di donne che amano la mia couture. Loro sono molto esigenti ed ugualmente lo sono io nei confronti di me stesso: l’alta moda richiede dedizione. Io non vendo abiti già esistenti, ma creo moda a seconda di ciò che mi suscitano la personalità e la fisicità di una donna. Si tratta di clienti che si innamorano del mio estro creativo e alle quali piace affidare la propria bellezza in mani sapienti, che non sono solo le mie, ma quelle di tutto il mio atelier, composto da una premiere e tre sarte.

Quale è il complimento più bello che ti abbiano mai fatto?

L’anno scorso una ragazza che si è rivolta a me per creare il suo abito da sposa, all’ultima prova mi ha ringraziato per averle fatto vivere quello che sua nonna le raccontava sempre di aver provato nell’atelier delle sorelle Fontana. Un complimento che conserverò per sempre nel mio cuore.

Le tue donne si ispirano a personaggi forti come l’Orlando interpretato da Tilda Swinton. C’è una eroina del passato che avresti voluto vestire?

L’universo femminile ha un compito: quello di far capire all’umanità intera che essere donna non è mai da meno dell’essere uomo. Siamo tutti uguali nelle diversità, sono queste le figure femminili che mi hanno sempre attirato. Una su tutte, Evita Peron.

Cosa una donna non dovrebbe mai indossare?

Un abito cucito male.

C’è qualcuno che vorresti ringraziare per averti ispirato in questi anni?

C’è una persona veramente speciale e che occupa il primo posto: la Signora Rosaria, la mia Première, una valida collaboratrice ma anche amica e sorella. Mi è stata vicino ed ha continuato a credere in me in un momento difficile dal punto di vista lavorativo. Grazie a lei ho potuto tirar fuori il vero me stesso creativo, lei sola sa interpretare e trasformare la mia idea di moda e di donna. Devo in realtà dire grazie anche a Enzo Cianciaruso dell’azienda di ricami Transfermania: mi ha insegnato tutto e mi ha permesso di mettere in moto la mia ricerca attraverso i suoi mezzi.

Come si svolge il tuo processo creativo?

Sono molto organizzato. Dopo aver deciso un tema, raccolgo immagini, testi e video di ispirazione e li appendo ad un muro, da li inizio a buttar giù i primi bozzetti. Poi si passa a una riunione generale con i miei collaboratori, sarte comprese, apportando le giuste modifiche. Si iniziano a preparare le tele e, in questa fase, lascio alla Première e alle sarte più libertà possibile, concentrandomi sugli accessori che comporranno gli outfit finali. Successivamente si sdifettano i capi e passiamo a taglio dei tessuti, confezione e modellazione, fino a vedere gli abiti finalmente indossati.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Cerco di vedere più mostre possibili, sono un amante dei film cult del neorealismo italiano, seguo l’arte dagli Anni ‘50 ad oggi, ma anche Roma stessa è una fonte di ispirazione, con i suoi monumenti ed abitanti. Ho ritrovato anche il piacere di viaggiare da solo.

Cosa non deve mai mancare nel tuo studio, quando crei?

Il mio studio da una parte vede lo skyline dell’EUR, quartiere di Roma, e dall’altra il giardino che curo personalmente, sempre con  fiori rosa, il mio colore preferito. Ho tutto quello che mi serve: l’arredo mi rappresenta,  eclettico con dei pezzi di Roma antica, metto sempre musica classica o contemporanea rigorosamente su vinile, e tengo qualcosa da mangiare su un piatto di ceramica decorata. Amo solo la ceramica, i tovaglioli di stoffa e i bicchieri di vetro, non mangio con le cose di carta, è il mio piccolo lusso.

Cosa conta di più oggi per avere successo nell’alta moda?

Per quanto mi riguarda la serietà nel prodotto. Vengo dalla cultura classica dove essere un designer vuol dire creare, costruire. Dentro ai miei capi c’è l’umanità delle signore che li cuciono, le ore impiegate per pensarlo, per tagliarlo, ricamarlo, cucirlo: un valore intrinseco che crea emozioni che solo l’alta moda può dare.

Cosa differenzia la couture romana da quella parigina?

A Parigi ci sono i grossi gruppi legati alla finanza, è un palcoscenico meraviglioso, ma Roma ha un fascino diverso, che deriva dal contrasto tra tradizione e modernità e forse io sono quel nome nuovo che incarnerà il futuro dell’artigianato a Roma.

Pensi che l’alta moda italiana sia cambiata negli ultimi anni? E se si, in che modo?

Fortunatamente il nostro paese ha ancora tanto da dire: tutte le case di moda producono in Italia e i Direttori Creativi delle maison più importanti del mondo sono quasi tutti italiani. Il prêt-à-porter ha rubato la scena al poter vestire abiti che calzino a pennello su qualsiasi corpo, togliendo gusto e spesso qualità. Posso solo dire che nella mia maison si lavora con il metodo del picotage: si mettono tutti punti a mano per creare l’abito, usando la macchina da cucire solo per le direttrici principali. Si tratta di una cosa che solo sapienti mani riescono a fare, creando quella unicità dell’alta moda o, ancor meglio, della bottega o… meglio ancora… dell’art and craft.

Intervista di Barbara Palladino

© Maison Luigi Borbone

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