Mariù De Sica, sognare in grande

Invece di seguire le orme del celebre nonno Vittorio e di papà Christian, ha scelto di fare la stilista. Mariù De Sica è una giovane donna determinata, dalle idee chiare: dopo aver studiato Fashion Design a Roma, ha lanciato con suo marito Federico Pellegrini un brand di moda che porta il suo nome. "Mi piace l’idea che le mie creazioni siano associate ad un dolce ricordo d’infanzia, ma anche a un patrimonio culturale comune, quello creato dalla melodia di mio nonno Vittorio. Non tradirsi mai. Accettare le diversità di pensiero. Essere tenace e gentile. Sempre", scrive Mariù.

Che in questa intervista si racconta con gentilezza ed entusiasmo. Lo stesso che si nota nei suoi capi.

Ci racconti a che cosa stai lavorando in questo momento?
Mi sono dedicata alla nuova collezione Fall Winter 17-18. Sarà una collezione emozionale, molto feminile.

L'abito o la collezione moda che vorresti aver disegnato tu stessa?
L'abito che Valentino disegnò nel 1982 e che Julia Roberts indossò nel 2001 quando vinse l'Oscar come migliore attrice. Un abito così pulito e al tempo stesso così avveniristico...

Se potessi vivere la vita di un altro fashion designer chi sceglieresti (e perchè)?
Mi piacerebbe provare a vivere un giorno di piena creatività come quella di Miuccia Prada. Penso che sarebbe un'esperienza eccecionale: molto costruttiva e sicuramente dinamica.

Quali sono i tuoi obiettivi principali come creativa e stilista?
Vorrei far conoscere il mio brand in America ed ancor di più in Cina. Vestire le grandi celebrity internazionali e portare così la mia storia fuori dai confini italiani. Questo è quel che stiamo cercando di fare ora.

Quali sono i principali cambiamenti che hai notato nel settore fashion negli ultimi anni?
Penso sia cambiata l'estetica. Abbiamo visto negli ultimi anni una moda che aveva bisogno di comunicarsi in maniera diretta, utilizzando un'immagine di femminilità estremamente pop, molto fashion. Trovo che ora, invece, si senta come il bisogno di ritrovarsi dentro una figura soffice, pur mantenendo un'estetica essenziale. Ritornando a una figura più femminile.

Ci sono stati importanti punti di svolta nella tua carriera?
Questo è un punto cruciale: sento la necessità di uscire dal mio Paese e affrontare il percorso della crescita in un altro luogo. Questo non perché  l'Italia sia sbagliata (anche se ora viviamo un momento molto difficile), ma perché credo che il mio prodotto in questo momento possa trovare una migliore espressione in un altro Paese, dove il "pensato e prodotto in Italia" è fonte di curiosità e stupore.

Quali sono i tuoi progetti dei quali ti senti più orgogliosa?
Sono autocritica, per cui non mi sento mai pienamente soddisfatta, ma sono contenta del lavoro creativo e sopratutto sartoriale che ho sviluppato in questa collezione SS17, della presentazione al Grand Hotel et de Milan a Milano, e della nostra prima presenza all'interno del calendario della moda.

Cosa pensi dei tuoi colleghi che rincorrono le tendenze?
Non sono una persona egocentrica per cui essere "trendy" non fa parte del mio essere. Penso che essere una persona creativa non per forza debba significare costruire eccessivamente un personaggio su se stessi. Ho sempre sostenuto che il "meno" sia ben più interessante del "più".

Ci sono delle mostre che hai apprezzato particolarmente quest'anno?
Ho amato molto un'istallazione al Macro di Roma, di un'amica che ammiro molto: si chiama Yi Zhou e ha presentato, nel periodo del festival del cinema a Roma, la sua installazione visiva "Fragments Of Past, Future And Parallel Worlds". È una persona molto interessante e ha una enorme creatività nel comunicare le sue visioni all'interno di immagine riprese: è sempre molto interessante e stimolante parlarci insieme.


Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Tutto: cinema, musica, arte, storia, natura. Camminare, vedere un bel documentario, leggere un libro, fare un viaggio in un altro continente...Tutto serve.

 

Raccontaci una tua giornata tipo?
Non ne ho propriamente una: il mio studio al momento è la mia casa. Ci siamo trasferiti definitivamente a Roma da poco (prima eravamo a Milano), ma ho i laboratori nelle Marche, per cui è stata una scelta di comodità. La mattina mi sveglio presto, apro subito la mia e-mail per controllare se ci sono cose nuove da dover fare e dopo la colazione porto i miei cani fuori per una passeggiata. Quando rientro, mi metto subito al Mac, controllo il prodotto e i social, che gestisco personalmente, subito dopo faccio ricerca, se ne ho bisogno, e disegno e disegno. Due volte a settimana vado a controllare i capi in laboratorio o controllo gli sdifettamenti dei cartamodelli.

Come ti piace definire il tuo stile?
Etereo, essenziale, con uno sguardo al passato. Mi ripeto sempre che l'innovazione è il recupero del passato.

Qual è il tuo miglior talento?
Essere umile, ma caparbia.

Quali sono le grandi difficoltà di fare questo mestiere?
In Italia è molto difficile creare e portare avanti una piccola realtà aziendale: non ci sono investimenti rivolti all'artigianalità intesa nella moda o se ci sono sono davvero pochi, per lo più irraggiungibili. Società o fondi d'investimento interessati ad investire nelle start up di questo genere non se ne trovano, per cui la costruzione di tutto è in mano soltanto a te. Se sei un giovane e con grandi ambizioni, l'Italia è un Paese piccolo. Per ora.

Ci sveli alcuni dei tuoi indirizzi preferiti?
Beverly Hills Hotel a Los Angeles: amo questo luogo e preparano anche un meraviglioso cheese-burger. Il mio ristorante preferito non può che essere Hasekura a via dei Serpenti a Roma: una volta a settimana vado lì, perché lì si mangia la vera cucina giapponese (ho quna maniacale ammirazione per la loro cultura e gastronomia). La mia città del cuore è Parigi: ogni volta che ci vado, e mi capita almeno due volte all'anno, mi sento come a casa.

E casa tua, invece, comè?
Ha un soffitto meraviglioso a cassettoni affrescati da motivi del 1910 con colori tenui come il giallino, il rosa e l'azzurro carta da zucchero. Il pavimento è un cotto arancio antico e le finestre affacciano davanti l'isola Tiberina e il campanile di una piccola chiesa dove San Benedetto veniva in ritiro.

Hai un motto?
Domani è un altro giorno.

Un consiglio che dai a un giovane che voglia fare carriera nel tuo settore?
Non ascoltare troppe persone: rischi di perdere la tua visione. E sii tenacemente razionale.

Intervista di Marzia Nicolini
mariudesica.com

Credit Photo: 
Gabriel Gastel e Giulia Mantovani

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