Marva Griffin, largo ai giovani

Da sempre ha a che fare con i giovani e con il design: Marva Griffin è un'istituzione nel mondo dell'interior e del progetto. Fondatrice e curatrice di Salone Satellite – fortunata formula che in Italia compie 20 anni, 12 in Russia e uno in Cina -, è quel tipo di persona che crede fermamente nel talento individuale e nella possibilità per ciascuno, anche e soprattutto dei meno famosi e dei più giovani, di farsi conoscere per il proprio lavoro.

Di origine venezuelana, adottata da Milano, Marva ha iniziato la sua carriera come pr presso C&B - oggi B&B Italia – e si è poi dedicata per lunghi anni al giornalismo e all'organizzazione di mostre. Ecco quel che ci ha raccontato da Shanghai. Con l'entusiasmo di chi ama il design come il primo giorno.


@SaloneSatellite

Quest'anno ha debuttato il Salone Satellite anche in Cina. Che bilancio ne trae?
Siamo alla prima volta con i giovani designer cinesi e senza dubbio questo è un omaggio a tutti loro. La formula del Salone Satellite è ormai pienamente consolidata: l'ho inventato e lanciato 20 anni fa a Milano e da da 12 anni c'è anche a Mosca, in omaggio ai giovani talenti di Russia e Paesi dell'Ex-Unione Sovietica. È una chiamata alle idee fresche e innovative. E una possibilità per loro di far conoscere il proprio nome agli addetti ai lavori: qua vengono giovani pieni di talento e volontà.

Focus sulla Cina: cosa promettono i nuovi designer cinesi?
Basta guardarli: sono giovani e bravissimi, capaci di coniugare la loro eredità culturale storica a un Dna nuovo, votato alla tecnologia e all'avanguardia. Ad esempio una ragazza ha presentato un paralume in legno, decorato con un pattern in stampa 3D. È bello quando tradizione e innovazione riescono a convivere.

Da sempre si dedica all'attività di scouting; ci racconta come si scopre un nuovo talento del design?
È frutto di una grande selezione. Al Salone Satellite cinese ho lavorato con le principali università del Paese, ma non faccio nulla da sola: sono affiancata da un comitato di esperti che si occupa di quest'attività. Più c'è una giuria che assegna i premi ai giovani designer. Indubbiamente a colpire, oltre al progetto presentato, è anche la personalità: si tratta di un aspetto molto importante nel mondo del design internazionale. Di solito le università iniziano a segnalarmi i nomi più talentuosi e a quel punto, insieme al comitato, passiamo allo studio del materiale ricevuto. Siamo in molti a valutare: ciascuno con la propria personale prospettiva e visione.

Tra le promesse del design da Lei scoperte, di quali va più fiera e perché?
Tutti i ragazzi valgono: sono giovanissimi e devono crescere e maturare. Credo saranno loro, in futuro, a dire chi è il più forte. Ma sulla base dei prototipi è prematuro dirlo. 

In che modo è cambiato – e sta cambiando – il mondo del design negli ultimi anni?
Il mondo del design non cambia, piuttosto si evolve. È affascinante pensare che tutto, nel mondo in cui viviamo, è stato disegnato, dalle sedie su cui sediamo al cucchiaio del caffè. Il tempo determina una naturale evoluzione del design, che oggi e sempre più ha il vantaggio di essere sostenuto dalla tecnologia.

Un oggetto di design culto che ama moltissimo (o più di uno)?
Tantissimi: sono innamorata di tutto il design. Tra i pezzi che ho a casa, cito lo specchio ovale Le Grand Transparent di Man Ray, la poltrona LC2 di Le Corbusier e la seduta Vanity Fair di Poltrona Frau.

Ci dice quali sono i designer da monitorare in Italia?
Impossibile per me fare nomi: sono tutti bravissimi, per rispetto non faccio nomi.

Un libro da leggere per farsi una buona cultura sull'argomento?
Il mio consiglio è leggere quanto più di quello che è stato scritto sul design: dai saggi alle riviste, imparando a conoscere tutta la storia del design. Per fortuna è pieno di volumi e magazine di qualità dedicati al design.

Come si tiene sempre aggiornata sul settore design?
Sono per natura curiosa, il che significa che non smetto mai di guardarmi in giro: visito musei, non mi perdo una fiera, leggo molto, parlo con le persone. Per lavoro ho la fortuna di viaggiare moltissimo e poter visitare moltissimi luoghi dove accadono le cose più belle, il Salone del Mobile. Milano per primo. Non mi limito al design: oggi è in corso una forte contaminazione e arte, design e moda dialogano tra loro.

© Daniel Kuan

Ci racconta una sua giornata-tipo di lavoro (se ne esiste una)?
Sono sempre decisamente indaffarata, ma la verità è che non ho una routine. Ora, ad esempio, sono sommersa dai preparativi per il prossimo Salone Satellite di Milano, con oltre 700 ragazzi provenienti da tutto il mondo. Poi stiamo organizzando i festeggiamenti per i vent'anni del Salone del Mobile di Milano, con un fitto calendario di mostre ed eventi. E ci sono tutte le persone da incontrare: giornalisti, designer, produttori. Non ci si ferma mai.

Ha un motto di vita?
Citando Roberto Benigni: "La vita è bella". Bisogna viverla ogni giorno!

Intervista di Marzia Nicolini

© Tian Li
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