Dopo la sua prima mostra dedicata all'attrice Isabelle Adjani nel 1983, il fotografo Jean-François Lepage (1960) ha messo la sua firma sulle più importanti riviste di moda, collaborato per rinomate maison di couture e ritratto le più grandi top-model. Il suo linguaggio ha segnato un grande cambiamento nella fotografia di moda. Lontano dall'omologazione glamour, la sua fotografia racconta di paseaggi surreali e personaggi enigmatici, riflessivi e solitari. Più prossimi alle arti plastiche, i suoi lavori rigorosamente in analogico fondono infatti disegno, pittura e collage. Dopo la personale "Memories from the Future" (2013), Lepage ci racconta il suo processo creativo, il suo metodo e il suo immaginario, senza risparmiare consigli a chi muove i primi passi in questo settore, oggi sempre più carente di originalità e coraggio.

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
Untitled #7, 2013 © Jean-François Lepage  - "Memories from the future"

Cominciamo dalla sua ultima mostra, nell'ambito del Festival Hyères 2013, dal titolo "Mémoires du futur", un viaggio atipico nell'universo della fotografia di moda. Com'è nata e perché questo titolo?Il Festival Hyères è un appuntamento che comincia a essere molto riconosciuto e interessante. Nato come vetrina per aiutare giovani designer e couturier con un premio importante, a poco a poco si è aperto anche alla fotografia.
All'inizio sono stato invitato dagli organizzatori del Festival a fare parte della giuria, un ruolo molto interessante che mi ha permesso di valutare il lavoro di diversi fotografi. Poi, mi hanno chiesto di realizzare una mia mostra personale.
Ho collaborato con una delle curatrici della sezione fotografia, Raphaëlle Stopin, che lavora per il Festival da un po' e che avevo già avuto modo di conoscere. Come spazio espositivo abbiamo scelto la Tour des Templiers, un tempio antico e affascinante, costruito nel 12mo secolo dall'ordine dei templari. L'abbiamo scelto insieme in modo molto soggettivo, allestendolo per valorizzare le foto. Ci siamo divertiti a giocare con le misure, i formati e i supporti: al piano inferiore abbiamo esposto una serie di foto incollate su cartone e a quello superiore quadri con stampe a getto d'inchiostro, oltre a qualche collage decostruito originale. Dato che lavoro sempre in analogico, ho aggiunto questi ultimi per descrivere meglio la mia tecnica.
Il titolo invece viene da un'immagine che ho composto tempo fa e che credo si adatti bene sia al luogo che al mio modo di lavorare. Sono una persona molto interessata al passato ma nel mio lavoro cerco sempre una forma di modernità. Mi interessava mescolare i due termini ed esprimere l'idea di memoria di chi ci ha preceduto da trasmettere a chi verrà. Per me è questo l'ideale di espressione arstistica: attingere dal passato per poter parlare al futuro.

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2013  - "Memories from the future"

Lei interviene molto sulla pellicola, che strappa, incide o taglia. Quando decide di agire?Dipende, a volte so già cosa fare, altre no, perché voglio avere la testa libera prima dello shooting. Posso decidere cosa fare durante il servizio o prima, anche se non so cosa succederà. La fotografia mi interessa da quando ho 20 anni perché è un supporto su cui si può intervenire fisicamente. Per me è un atto naturale.

Come fa a ottenere questo genere di effetti. Che strumenti usa?Sono attrezzi semplici. È lo stesso principio usato nell'incisione su metallo, ma io lavoro su tavole luminose perché intervengo sfruttando la trasparenza sia su negativo che positivo. Invece della tecnica a puntasecca usata su metallo – troppo grossa per me – per incidere sfrutto punte di compasso, un taglierino per tagliare e una pinzatrice per unire i pezzi.

Parliamo della sua carriera artistica. Dagli anni 80 qual è stato il momento che più ha segnato la sua ricerca fotografica?Ho cominciato molto giovane, lavoravo tanto nella moda, pubblicità e fotografia commerciale. Poi ho iniziato con le riviste. In Italia ho collaborato tanto per il gruppo Condé Nast, con Franca Sozzani, che all'epoca dirigeva Lei e Per Lui.
Scattavo molto e mi piaceva, non era noioso, ma poco a poco sono diventato più esigente. Trovavo che le mie foto fossero buone, ma non abbastanza. Ho avuto la fortuna di lavorare per Jill Magazine (1983), la prima rivista di moda indipendente francese, che purtroppo chiuse dopo 2 anni e mezzo. In quegli anni, in Inghilterra, apparivano i-D e The Face. Eravamo giovani e concentrati solo sull'immagine. Era come se ci fossimo dimenticati che lavoravamo per la moda, e questo ci ha aperto a nuove visioni. A me, per lo meno, ha permesso di esprimermi in modo più interessante e di sperimentare. Non era possibile farlo altrove, in quel momento stavo collaborando anche per le edizioni francesi di Marie Claire e Vogue, ma era un po' più limitato. Proprio grazie a all'esperienza con Jill Magazine, il mio lavoro ha potuto evolversi.

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2013  - "Memories from the future"

Presta sempre molta attenzione ai colori. Li definisce durante gli shooting o li elabora in post-produzione?Intervengo sui colori a tutti gli stadi del processo, ma lavorando un po' all'antica, faccio sempre attenzione alla luce. Oggi il ritocco digitale semplifica il lavoro sulle luci, ma io opero su pellicola e sono sempre obbligato a considerare l'aspetto tecnico. Quando lavoro in esterni, adopero il flash che permette di regolare con una certa precisione il rapporto di luminosità fra sole e flash. Riesco così a ottenere subito cromie abbastanza sature, come piace a me. In post-produzione, a livello digitale intervengo più sul contrasto che sui colori, con il risultato di affinare in ogni caso anche questi ultimi. Un altro intervento riguarda lo sviluppo e la stampa, sempre in analogico.

Nelle sue opere troviamo sempre l'elemento onirico. Che ruolo ha il sogno nel suo processo creativo?Molto, se parliamo di sogni a occhi aperti. Posso restare anche due ore a fissare il soffitto mentre delle visioni scorrono nella mia mente. Questo è importante non tanto prima, ma durante il lungo processo dello shooting, quando intervengono truccatori, stylist, couturier e hairstylist. Osservo e rifletto sul loro lavoro, sul luogo e nella mia testa si formano con naturalezza delle immagini. Le vedo prima di costruirle nella fotografia.

Come riesce a fare entrare le modelle dal set nel suo immaginario personale?Come tutti quelli che lavorano con le persone, con dolcezza e lentezza.
Spesso lavoro con le stesse persone, che poco a poco si trovano a loro agio. Non chiedo loro di fare azioni particolari, perché dopo un po' vengono naturali. Osservo molto i gesti, il contesto, l'ambiente. Non voglio che la persona si senta una modella o un'indossatrice, ma qualcuno che avrei potuto scegliere con quei vestiti già addosso. Cerco di estrarla da quel contesto, per evitare che si metta in pose artificiali. Insomma, cerco di fotografare un personaggio.

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2013  - "Memories from the future"

Di solito lavora con truccatori, stilist e hairstylist. Cosa apprezza di più del lavoro d'equipe?Mi piace fare alcuni lavori da solo, ma in un gruppo puoi avere uno scambio che arricchisce reciprocamente. Io mi sento un po' come un direttore d'orchestra, in cui ognuno ha il suo compito, la sua capacità, il suo talento e io sono là per gestirli e portarli nella mia direzione, perché insieme creino una cosa sola.

E adesso, quali nuove frontiere vorrebbe esplorare nel campo della fotografia?Punto soprattutto sulla fotografia artistica perché oggi viviamo una crisi economica mondiale e anche le riviste hanno meno risorse. Il mio maggiore interesse è sempre stato la collaborazione con le riviste di moda, che continuo, ma meno di un tempo.

Oggi le campagne di moda sono spesso concentrate sul prodotto, con un approccio glamour molto stereotipato. Secondo lei questa situazione può cambiare? Ci sono degli esempi in questo senso?Trovo ci siano pochi esempi. Vedo degli sforzi, ma sono rari. E non penso sia solo colpa della crisi. Sono circa 15 anni che le campagne vanno in questa direzione, tanto che finiscono per somigliarsi.
Non so perché, non sono uno specialista di marketing. Ma credo che chi si occupa di pubblicità nelle case di moda sia soddisfatto dei risultati. A parte Mark Jacob, che secondo me lavora in modo più personale, la maggior parte delle altre campagne di moda sono molto sobrie, caste e "buone" diciamo così, per essere gentili...
Sui possibili cambiamenti non ho idea. Mi soprende che stilisti e pubblicitari non si accorgano dell'uniformità e non cerchino di differziarsi. Ma al momento nessuno rischia. Credo che un giorno cambierà, ma non so quando.

Cos'è per lei l'originalità?Una persona originale è qualcuno che è stato ispirato da altri e che un giorno riesce a reinterpretare le idee altrui fino a creare un codice linguistico personale. È vero che siamo in un periodo molto delicato, penso che gli anni d'oro della fotografia di moda, come per altri settori, fossero soprattutto gli anni 60/70, perché l'economia galoppava e di conseguenza la creatività era meno schiacciata. Oggi c'è più paura, ci sono più difficoltà, i fotografi, come altri creativi non sono molto favoriti, ma è proprio questa la ragione per cui vale la pena osare ed essere originali come negli anni 60/70.


© Jean-François Lepage, 2012  - "Memories from the future"

Cosa cerca in particolare nella relazione creativa con una rivista d'arte o di moda?La libertà. Fin da giovane ho sempre detto ai direttori: "Mi fa piacere lavorare con voi, ma se avete fiducia in me e mi lasciate libertà d'azione, darò il mio meglio". Ho sempre cercato di spiegarlo e di lottare per questo ed è qualcosa che mi ha permesso di migliorare e progredire.

Quali consigli vuole condividere con i giovani che iniziano questo mestiere?Non cercate di piacere a ogni costo. Ciò non significa fare lavori che non parlano a nessuno, ma darsi il tempo per trovare il proprio universo, il proprio modo di esprimersi e lavorare. Spesso non ci si rende conto che lavorare in un modo che non è il proprio porta a esprimersi in un modo che non è il proprio. È importante trovare progressivamente un metodo personale. Se siete lenti, lavorate piano, se siete rapidi, correte. Insomma, cercate di essere il più possibile voi stessi. Ci vuole pazienza per arrivare a sviluppare le proprie immagini e non è da tutti trovarle subito a 20 anni.

Cos'è per lei l'eleganza?Possedere una qualche forma di classe o grazia. Io amo la grazia. Il che non significa solo essere oggettivamente belli o ben vestiti, ma avere qualcosa di più, un'aura. Questo è il massimo dell'eleganza. Non è questione d'immagine: è un'interiorità, qualcosa di viscerale che emaniamo e che si può tradurre anche in movimenti maldestri o diversi dalla normalità.

Trova difficile fotografare la grazia?Sì, ma è molto interessante scegliere le persone che la possiedono. Il che non significa per forza che io riesca a descriverla o esprimerla. È qualcosa che mi è sempre interessato. Quando scelgo le modelle, la cui bellezza è oggettiva, cerco innanzitutto questa piccola cosa, che per me rappresenta l'eleganza e che è difficile da spiegare.

Foto © Jean-François Lepage

Intervista di Fabio Falzone

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
Untitled #10, © Jean-François Lepage, 2011 - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2012  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2011  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2012  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2008  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2007  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2007  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2007  - "Memories from the future"

Jean-Francois Lepage, Interview, Memories from the Future, Photography
© Jean-François Lepage, 2006  - "Memories from the future"