Miahatami, andare a 500 all'ora

Fashion designer iraniana dalle idee ben chiare, Narguess Hatami esprime con i suoi capi il legame – forte - tra il suo mondo italiano e l'heritage persiano più antico e affascinante. Sempre a cavallo tra le due atmosfere e tra passato e presente, la stilista, nata a Teheran nel 1981, ha dato vita al proprio marchio, Miahatami, realizzando la sua passione di bambina: cucire e realizzare abiti da sogno.

La conferma che quel sogno prometteva bene la si ha osservando l'arcobaleno di sfumature, pattern e geometrie che impreziosce ogni suo capo, senza perdere nemmeno un grammo di contemporaneità. Ecco quel che ha raccontato a Lancia.

A cosa stai lavorando in questo momento?
In questo istante mi trovo sul treno che mi porta verso la Capitale, dove passerò un paio di giorni in occasione di Altaroma: sfilerò per la seconda volta e sono emozionatissima. Ho in cantiere tanti altri progetti moda...

Parlavamo di sogni: quello che (ancora) ti resta da realizzare?
La mia più grande aspirazione è sicuramente quella di riuscire a lasciare un segno, poter scrivere una piccola parte di storia attraverso i miei abiti, che sono come dei bambini per me. Mi piacerebbe tanto poter ispirare artisti e designer con creazioni che possano essere ricordate. Lo so, forse non vincerò il premio dell’anno per la persona con la risposta più modesta, ma se di sogni si parla, allora volo alto.

Ancora giochi di immaginazione: se potessi vivere la vita di un'altra persona creativa per un giorno, chi sarebbe e perché?
Scelgo, senza pensarci, Wes Anderson! Adoro la sua capacità di pensare e percepire le cose. Mi piacerebbe molto poter avere la possibilità di passarci una giornata insieme.

Quali sono i tuoi obiettivi principali come stilista di moda?
Sarei felice di far interpretare le mie creazioni dalle icone femminili di tutto il mondo.

Quali sono stati i principali cambiamenti nel campo della moda nel corso degli ultimi anni?
La moda è una forma d’arte che, per antonomasia, cambia secondo i gusti di chi la concepisce e, soprattutto, la vive. Questa è una certezza. Il principale cambiamento ,a mio avviso, è la modalità attraverso la quale viene percepita e vissuta dall’utente finale: non mi riferisco soltanto alla trasformazione dell’industria del fashion (fast-fashion e simili), ma anche e soprattutto all’atteggiamento del cliente che, anzitutto, ricerca nell’acquisto un’esperienza. Un cliente che si informa anche e soprattutto attraverso i nuovi canali di comunicazione: e qui entra in campo il magico mondo dei social network, che tramite blogger, influencer e piattaforme di condivisione permettono non solo di presentare in maniera immediata capi e collezioni - abbattendo le classiche tempistiche della moda -, ma anche e soprattutto di modificare radicalmente “il tono di voce” della moda stessa. Che da comunicazione essenzialmente verticale si è spostata a linguaggio alla portata di tutti.

C'è stato un punto cruciale della tua carriera (e perché)?
È stato il momento in cui sono stata affiancata da Marco Morosini: questo è stato l’unico lavoro per il quale mi sia discostata dal mondo del prêt-à-porter. Così facendo ho guadagnato uno sguardo completo del fashion, riuscendo a prendere coscienza del fatto che, in realtà, tutto può essere fattibile se vissuto con coraggio e passione. Un'esperienza che mi ha spinta verso la continua ricerca e lo studio, facendomi approfondire e perfezionare le mie conoscenze. E indirizzandomi verso il mio presente.

Quali sono i tuoi progetti dei quali vai maggiormente fiera e perché?
Miahatami: ci ho lavorato, ci ho creduto e ci sto tutt’ora lavorando tantissimo. Vedere che ciò che voglio comunicare attraverso le mie creazioni viene recepito dal cliente non fa che riempirmi di gioia e soddisfazione.

Cosa ne pensi delle fashion designer che cercano di essere trendy?
Personalmente credo che essere “trendy” non possa essere un qualcosa di voluto o ricercato: penso sia qualcosa di insito, parte della natura stessa di una persona. Se così non fosse, sarebbe una ricerca forzata e controproducente. Io preferisco lavorare sulla mia identità.

Le tue principali fonti di ispirazione sono ...
L’Iran, senza dubbio. È un Paese magico, che offre tanto da esplorare: cultura, arte, architettura, sapori. Purtroppo nel mondo si sa poco del vero Iran e questo è il mio modo per far scoprire il meglio della mia terra.

Descrivici una tua tipica giornata di lavoro.
Lavoro molto a sensazione. Credo che per poter creare e lavorare bene si necessario avere la giusta ispirazione. Le mie creazioni, ad esempio, rimangono tali dal disegno fino alla creazione del capo. Raramente ho cambiato qualcosa nel corso del lavoro. Questo perché lavoro solo quando veramente sono ispirata. Detto questo, se prendiamo una mia tipica giornata ispirata, non mi fermo fino a quando non ho messo sul foglio tutto quello che ho in testa. Certo non bado all’ora.

Come definisci il tuo stile?
Un mix and match di culture. I miei clienti dicono che è raffinata. Non voglio sia etnico, non è quello il mio obiettivo. Anche se la mia ultima collezione, volutamente, ha più elementi etnici, ma è stato un caso.

Qual è il tuo miglior talento?
Sono molto divertente: racconto bene le barzellette!

Quali sono le difficoltà maggiori del tuo mestiere?
Tantissima competizione: ci sono molti giovani stilisti e designer bravissimi e stare al passo è sempre più difficile. Oggi non basta solo il prodotto, bisogna avere quattro colonne ben solide: stile, quindi pordotto; produzione, cioè la consegna ai clienti e il rapporto con i clienti; commerciale, quindi la ricerca dei negozi giusti per il prodotto che si offre, più la comunicazione. Se manca una colonna, il progetto non rimarrà in piedi.

Ci sveli qualcuno dei tuoi indirizzi must-go?
Amo il ristorante Carlo e Camilla in Segheria a Milano: buon cibo, bella atmosfera, buona accoglienza. Adoro anche l'Officina della bistecca del macellaio Cecchini in Panzano di Chianti: un’esperienza di vita. Da provare almeno una volta nella vita.

Città del cuore?
Sono innamorata di Parigi, trovo Milano sia perfetta per viverci, ma Tehran ha un suo posto speciale nel mio cuore. Una volta scoperta la sua magia, che non si svela subito, nessun altro luogo al mondo la può eguagliare.

Come descriveresti casa tua?
È come le mie collezion: un mix tra mondi e stili diversi. Io e mio marito Michele adoriamo il modernariato e i mercatini vintage. Giriamo sempre alla ricerca di nuovi pezzi. E così si trovano mobili moderni, altri di modernariato anni '60, dei pezzi portati dall’Iran...

La tua icona di moda?
È difficile dirlo, anche perché cambio icona a ogni stagione. In questo momento Shirin Neshat, per il suo forte stile personale.

Hai un motto di vita?
Vivi e lascia vivere. E anche: punta a mille per ottenere 500.

Intervista di Marzia Nicolini
©miahatami.com

 

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