Noé Duchaufour-Lawrance, contemplando la natura creo meglio

Classe 1974, Noé Duchaufour-Lawrance porta con sè i segni di un'infanzia felice, figlio di una famiglia "un po' hippy", lontana dalle città (a Mende) e dai concetti di consumismo, stress, produttività. Nasce da queste basi – così insolite oggi - la sua idea di design e architettura organici, indissolubilmente legata alla bellezza delle forme naturali, ai colori e alla tattilità della natura.

Nel suo curriculum le collaborazioni si sprecano: Cinna, Baccarat, Ceccotti Collezioni e Petite Friture, tra le molte altre. I premi anche: GQ Men of the year nel 2012 nella categoria "Best Designer", il rinomato Red Dot Award Product design nei 2011 per la sedia Corvo disegnata per Bernhardt Design.... Nonostante tutto, Noé non si è montato la testa. Le sue passioni sono rimaste le stesse: relazioni umane, rapporto con l'ambiente naturale, disegno. Ritratto di un designer piacevolmente lontano dalla macchina stritolante del successo a tutti i costi.

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Moltissimi progetti diversi: una lobby e altri spazi dedicati al relax per un appartamento in un edificio storico a Jersey City; la ristrutturazione di un ristorante di Parigi; una collezione di oggetti per un produttore di cristalli; una linea di mobili per Le Mobilier national & Manufacture Nationale di Sèvres; l'arredamento d'Interni di un appartamento privato a New York.

Esiste un pezzo di design di cui vorresti la paternità?
"La Chaise" dei coniugi Charles e Ray Eames.

Quali sono gli obiettivi che ti poni come designer?
Credo di condividere una serie valori con altri miei colleghi. In particolare, riservo una cura speciale a praticare con sincerità il mio mestiere. Un oggetto o uno spazio, oltre alle innegabili caratteristiche di funzione, ergonomia e tecnica, devono sapere provocare un'emozione in fase di utilizzo. Questa sensazione la si ottiene mettendosi in ascolto delle esigenze degli utenti e osservando bene il contesto. In un momento di consumo intensivo di forme e segni, il disegno di uno spazio o di un oggetto deve rispondere ai nostri bisogni in modo giusto e facilmente intuitivo.

A cosa ti ispiri?
Mantengo un ricordo emotivo forte della mia infanzia lontano dalla città, in riva al mare. Prendo ispirazione dalla natura. La linea morbida di un bracciolo, l'organizzazione di uno spazio, la piacevolezza di un salotto.... tutti questi elementi permettono di esprimere il legame organico e indispensabile tra la natura e gli uomini è inalienabile. Conoscere questo rapporto mi permette di trovare l'umiltà e l'emozione necessari per creare.

Credi ci sia stato un punto di svolta importante nella tua carriera?
Il ristorante Sketch Restaurant: è stato il mio primo progetto di interior design e ha determinato l'inizio del mio lavoro.

Ci sono tuoi progetti – del presente e del passato – cui tieni particolarmente?
La collezione Manta per Ceccotti Collezioni: è stata la prima collaborazione con Franco Ceccotti, una collaborazione rispettosa, un progetto ispirato dal senso di libertà. Poi molti progetti con Zanotta: in questo caso ho avuto la sensazione di entrare dritto dritto nel tempio del design. Quando ho disegnato Ottoman - il mio primo progetto seduta - ho capito quel che significa un progetto ben riuscito. Lo chalet Béranger, invece, è stato il mio primo progetto di architettura: è stato bello lavorare insieme al proprietario, in un clima di serenità. La verità è che ogni progetto è differente ed ha una storia a sé, fatta di incontri importanti. Non riesco a sceglierne solo uno...

Se potessi vivere per un giorno la vita di un altro designer, chi sceglieresti?
Sicuramente Isamu Noguchi.

Quest'anno hai amato qualche mostra (​che ci puoi consigliare)​?
La permanente di Sol Lewitt, al Dia Art Foundation di Beacon.

Le città che più ami?
Venezia, Roma, Stoccolma e Vancouver.

Designer contemporanei che segui con piacere?
Mi piacciono gli artisti Andy Golworthy e Michael Heizer.

Hai sempre sognato di diventare un designer?
Nulla era scritto. Sono cresciuto in un ambiente artistico e anti-consumistico, piuttosto hippy a dire il vero. Non avevamo oggetti contemporanei a casa, era più un insieme armonico di mobili... Ma mi sono sempre sentito attratto dalla "bellezza delle cose". Non sapevo come sarebbe andata.

E poi, cos'è accaduto?
Mio zio mi ha aperto gli occhi, rivelandomi il magico mondo degli oggetti. Con sua moglie, avevano una vasta collezione di mobili di artigianato e Art Nouveau. Mi ricordo tanti pezzi di Carlo & Rembrant Bugatti, vasi di Dunand e Lalique. Quando sono andato a trovarli, sono rimasto colpito dalla passione per il design che era diventato un modo di vivere. E poi ho scoperto l'opera di Carlo Mollino, che mi ha conquistato e ispirato: il suo modo di disegnare ha aperto la strada alla ricerca di un linguaggio organico.

Oltre a Carlo Mollino, quali sono le tue fonti di ispirazione?
Sono fortemente influenzato dall'ambiente e spesso incorporo forme e strutture tratte dalla natura nei miei progetti. Questo anche per via dei due corsi di formazione che ho seguito: scultura del metallo alla scuola Ensa a Parigi, e poi mobili e design presso la scuola Ensad, sempre a Parigi. Un collegamento diretto con il materiale, il suo significato e la sua funzione... La relazione tra l'ambiente naturale, l'uomo e il costruito rimane una domanda e una preoccupazione che mi accompagna. La si trova in modo visibile o celato nel cuore del mio lavoro.
 

Portaci in una tua tipica giornata di lavoro (se ne hai una)?
L'inizio è quasi sempre lo stesso: comincio la giornata disegnando un paio d'ore seduto a un caffè. É un gesto che mi permette di mettere giù le idee e fare il punto nella moltitudine di informazioni che ho memorizzato il giorno precedente. Il mio approccio è sempre in equilibrio tra realtà e sogno.

Come descrivi il tuo stile?
Il mio metodo di avvicinamento al design e all'architettura è sensibile e istintivo: non amo considerare il mio nome come un marchio, nè pianificare strategie a tavolino. Mi basta tenermi in contatto con la natura: contemplarla nelle sue forme, luci e materiali mi emoziona.

Hai un motto di vita?
Nulla se non te stesso. Lo so: non è facile.

Intervista di Marzia Nicolini

noeduchaufourlawrance.com

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