Paola Buzzini: cibo, arte e fantasia

"Soup Opera è il mondo dove l'arte incontra la cucina: è immaginazione, invenzione, interpretazione, ipotesi, fantasia". Così lo descrive la sua fondatrice, Paola Buzzini, una carica di energia positiva, sempre in movimento, perennemente alla scoperta di nuove idee. L'idea da cui nasce Soup Opera è quella di poter cucinare negli spazi espositivi, avvicinando al mondo dell'arte i più golosi e creando inaspettate sinergie tra i due comparti. Per Paola, per anni attiva nel settore dell'arte contemporanea, è un grande successo. Che oggi racconta a Lancia.

A cosa stai lavorando?
Quest'anno con Soup Opera ho deciso di dedicarmi alla didattica, organizzando corsi di Food Styling e Food Photography e coinvolgendo professionisti del settore per colmare un vuoto. La verità è che esistono pochissime scuole e istituzioni che propongono percorsi di formazione legati al Food (digital pr, digital strategist, agenti, fotografi). Sto lavorando ad un grosso progetto per un museo, a un libro e ogni giorno ho qualche nuovo sogno.

Ce n'è uno che più di tutti vorresti realizzare?
Mi piacerebbe organizzare un tour in giro per l'Italia con cene nei musei per promuovere le eccellenze italiane: la gastronomia e l'arte. Un progetto culturale che arricchisca lo spirito, ma anche il palato.

Puoi scegliere di vivere la vita di una persona creativa per un giorno. Chi scegli e perchè?
Sono talmente tante le persone che mi ispirano...Penso ad Anish Kapoor, artista che è in grado di raccontare attraverso le sue sculture i vuoti; Niko Romito, chef 3 stelle Michelin che da autodidatta è riuscito a realizzare il suo sogno creando un business di successo (oltre a preparare i piatti migliori al mondo!); Lady Gaga, per essere una vera star della musica, così eccentrica e geniale. Ma potrei continuare per ore...

Che obiettivi ti poni nel tuo lavoro?
Riuscire a far avvicinare all'arte e alla cultura persone che non ne sono solitamente attratte, sfruttando le attrative del cibo. Che così diventa una strumento per parlare di contenuti, di territorio, di persone e di storie. Soup Opera é un progetto di comunicazione che punta esattamente a questo.

Bazzichi il settore del food da alcuni anni. Che evoluzioni hai notato?
Oggi il cibo è diventato come l'arte, la musica, il cinema: é entrato nell'Olimpo, fa parte di quelle cose che sono una presenza certa nelle vite di tutti noi. Credo si investirà sempre più nel food: Expo é stato di grande aiuto.

Guardando alla tua carriera, qual è stato un punto di svolta importante?
Quando, dopo tanti anni di lavoro nel mondo dell'arte contemporanea, ho deciso di immergermi in un nuovo ambiente.

Di quale tra i tuoi progetti vai più fiera e perché?
Il progetto di ExpoGate mi ha permesso di dare vita all'idea che avevo nella mente: il mondo dell'arte e le sue professionalità raccontate in una chiave easy e comprensibile per tutti, l'arte paragonata al mondo del cibo. Ma anche il progetto per Uovokids dedicato ai bambini al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano mi ha dato tante soddisfazioni: vedere i più piccoli incuriositi da ingredienti che non conoscevano è stata una vera sorpoesa. E poi sono orgogliosa di tutti i miei progetti editoriali su Ottagono, Vanity Fair, Jamie Magazine.

Ci sono mostre o eventi che hai amato quest'anno?
Ho adorato la mostra di Philippe Parreno all'Hangar Biccocca di Milano: erano anni che non mi emozionavo così tanto. L'arte deve parlarti dritto allo stomaco e così è stato con questo lavoro composto da video, suoni e installazioni luminose. Anche il film "Veloce come il vento" ha toccato in me dei nervi scoperti.

Le tue principali fonti di ispirazione sono....
Cinema, arte, libri di cucina e le persone, quelle che incontro e quelle che osservo.

Una tua giornata tipo, se esiste?
La mia vita si divide tra Milano e Roma e le routine cambiano in base alla città. Al Nord sono più operativa, mi alzo alle 7, workout, colazione e mi invento sempre progetti nuovi da proporre a realtà che conosco e no. Col tempo ho imparato che ci vuole tanta faccia tosta e bisogna sempre pensare in grande. Incontro tante persone e vado a provare bistrot e ristoranti nuovi. Al Sud vivo in coppia quindi mi dedico di più alla vita privata, ma tasto sempre il terreno, tanto che in questi anni ho portato a termine il progetto con il MAXXI Meating Art e un corso di Food Styling e Food Photography per lo IED.

Come definiresti il tuo stile?
Mio. Non ho mai seguito le mode. Ho sempre cercato di essere me stessa, disinteressandomi del giudizio degli altri. Mia madre mi ha insegnato ad essere ribelle. Io aggiungo che voglio essere felice.

Qual è il tuo miglior talento?
Dovrebbero essere gli altri a dirtelo, ma credo di essere testarda, volenterosa, seria, professionale e generosa. Sono dei talenti?

Le difficoltà di fare il tuo mestiere?
Trovare degli interlocutori che comprendano il valore culturale del mio lavoro. Non bastano numeri, successo e visibilità: i contenuti per me sono tutto. Credo che la direzione futura, soprattutto nel mondo food, sia questa: il cibo non é solo ricette, ma é cultura gastronomica, territoriale, culturale e umana (e lo dimostra anche la Milano Food City che si terrà a maggio).

La tua città preferita?
È quella ancora da vedere. Tra le visitate: Lisbona e Palermo, le città di mare, un po' sporche, piene di vita. Il rumore e il vociare delle persone rendono una città degna di essere scoperta.

Il tuo motto di vita?
Positivi sempre! Per anni sono stata negativa e arrabbiata con il mondo. Da quando penso positivo sono molto più soddisfatta della mia vita.

Intervista di Marzia Nicolini
soup-opera.com

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