Piccione Piccione: quando creatività e talento scrivono una storia di successo

Il suo stile è noto per le grafiche innovative e la cura del dettaglio. In pochissimi anni Piccione Piccione si è imposto come uno dei brand più amati del momento. In una sola stagione ha catturato l’attenzione dei buyer e, attualmente, viene venduto in 250 boutique nel mondo. Salvatore Piccione ha catturato l’attenzione del grande pubblico nel 2014, vincendo il concorso “Who’s on Next” e, in seguito, ha sfilato alla Fashion Week di Dubai, ad Alta Roma ed è stato special guest al White di Milano. Nel suo passato c’è la collaborazione con Mary Katrantzou come designer sulle collezioni e progetti speciali per TopShop, Swarowsvky, Pablo Bronstein e Longchamp. Nel 2012 ha lavorato come print designer da Céline e come print & embrodery designer da Hobbs. Ma quale è il segreto di questo enfant prodige della moda italiana? Siamo andati a fare quattro chiacchiere con lui…

Come è nata la tua passione per la moda?

Già a quattro o cinque anni, quando ancora andavo a scuola, disegnavo dei vestiti di Carnevale per le maestre, quindi è un amore che ho sempre avuto. Poi ho iniziato ad approfondire certe tematiche con il Liceo Artistico e in seguito ho studiato a Roma design con indirizzo moda. Quindi posso dire che nel mio DNA c’è sempre stato questa grande passione, che si è evoluta ed è cresciuta con l’apprendimento.

Quale è stata la svolta della tua carriera?

Nel 2012, quando ancora vivevo in Inghilterra, ho lanciato Piccione e Piccione e sin dalla prima stagione, in pochissimi giorni, il prodotto è stato selezionato da 35 bellissimi negozi. Nel 2015 eravamo già arrivati a 250 rivenditori dei miei capi. La svolta vera e propria è arrivata nel 2014 quando ho vinto “Who’s on Next” con Franca Sozzani e, da allora, ho sfilato a Dubai e ora sono nel calendario della moda italiana a Milano e ho due stagioni che presento a settembre e febbraio.

Hai avuto un enorme successo in poco tempo. Come vivi tutto ciò?

Io mi focalizzo molto sul lavoro e presto poca attenzione a tutto il resto. In realtà mi sento ancora a “meno zero” e devo costruire tutto. Quando avrò i miei negozi o magari mi assegneranno la direzione creativa di un marchio famosissimo, allora vorrà dire che ho fatto qualcosa.

Quindi sono questi i tuoi sogni?

Li sento come veri obiettivi. Il vero e proprio sogno, invece, per me è creare un prodotto che abbia stagionalità e che mantenga lo stesso DNA e possa essere indossato anche negli anni. Non voglio cambiare stile ogni sei mesi.

Quando parliamo di direzione creativa, a quale brand stai pensando?

Sarei in grado di disegnare tanti marchi italiani che fanno un prodotto simile al mio e che lavorano sulle stampe e con tante grafiche, da Cavalli a Pucci, o Valentino, tutti marchi iper femminili e che hanno un DNA preciso.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

La natura. Studio piante, fiori e animali e mixo tutto con oggetti o forme geometriche, in modo tale da creare qualcosa di inaspettato. Le mie grafiche sono talmente elaborate che bisogna necessariamente avvicinarsi per soprirle tutte e non possono essere osservate da lontano.

Come definiresti il tuo stile e la donna che lo indossa?

Una musa estremamente romantica, molto femminile e sensuale. La mia moda è ricchissima di dettagli, tante cose sono davvero ricercate, dai tessuti alle lavorazioni, ai ricami e alle grafiche, che disegno in prima persona e che sono davvero uniche, una diversa dall’altra.

Parliamo delle silhouette…

Le amo semplici e femminili. Per me l’esaltazione del corpo è molto importante, per questo non cerco mai di esagerare e far qualcosa che sia in armonia con le proporzioni della donna.

C’è una musa che vorresti vestire?

Tutte coloro che amano sentirsi belle e curarsi. Certamente mi ispiro a una tipologia di donna elegante e sottile, come Kasia Smutniak.

Se dovessi dare un consiglio ai giovani stilisti emergenti, cosa diresti?

Quello di lavorare ventiquattrore al giorno senza vacanze e festività. Non si raggiungono obiettivi senza darsi sempre molto da fare. E poi consiglierei di studiare, informarsi, tenersi aggiornati, frequentare librerie e biblioteche.

Tu hai lavorato tanto all’estero. Quanto ha contato nella tua carriera?

Tantissimo. In inghilterra ho avuto la possibilità di apprendere molto da culture diverse e incontrare persone che in Italia non avrei mai potuto conoscere. Ho imparato moltissimo dalle esperienze di tutti coloro con i quali mi interfacciavo e dal loro bagaglio culturale. Lì era molto semplice trovarsi allo stesso tavolo con individui di dieci nazionalità diverse.

C’è qualcuno con il quale ti piacerebbe collaborare?

Devo dire che vorrei concentrarmi sul mio marchio, perché di collaborazioni ne ho fatte tante negli ultimi anni, da quelle con Vogue, a  Illy, per il quale ho ideato un barattolo, a Tempo. Ho anche disegnato una nuova Barbie e una capsule collection per Silvian Heach.

Quali sono i progetti sui quali stai lavorando attualmente?

Dal 5 al 19 settembre avrò un pop-up alla Rinascente di Milano e sarà dunque un momento di grande visibilità per il brand. E ho in programma alcuni eventi, ad esempio dei cocktail, in una selezione di multibrand che vendono il mio prodotto. Poi, ovviamente, nello stesso mese ci sarà la mia sfilata a Milano. Nella nuova collezione ci sarà ancora tanta natura e tanta vivacità e leggerezza.

C’è una persona che vorresti ringraziare per un insegnamento avuto in questi anni?

Per realizzare un progetto ci vogliono davvero tantissime persone e vorrei ringraziarle tutte: il mio ufficio stampa, chi produce il prodotto Piccione Piccione, il supporto di Vogue e gli enti che mi hanno dato una mano. In realtà ho ancora bisogno di tanto aiuto per uscire fuori come vorrei.

Intervista di Barbara Palladino

©  Piccione Piccione

Vota