Dimenticate il naso all'insu coi torcicollo. Per qualche giorno potrete godervi gli affreschi barocchi di Pietro da Cortona (1596-1669) sulle volte di Palazzo Pamphilj a Roma, come non avevate mai fatto prima. Sdraiati, in pieno relax e con un binocolo per ammirarne i dettagli, come fosse un cielo stellato.

Ci invita a stenderci sui carrinhos – amache mobili in stoffa e legno  proprio il suo autore, l'artista Ernesto Neto (Rio de Janeiro, 1964), che realizza l'installazione "Olhando o céu" (guardando il cielo, NdR), in corso fino al 23 giugno in piazza Navona, nella sede dell'ambasciata del Brasile a Roma.

Come bambini nel girello, ci dondoliamo con l'artista sotto i 33,20 x 7,20 m della seconda volta affrescata più lunga al mondo, dopo la Cappella Sistina. Un'architettura progettata dal Borromini che raffigura con eleganti tromp l'oeil le vicende di Enea, figlio di Venere, dea associata all'immagine della colomba bianca, simbolo della famiglia dei Pamphilj.

Era il 2007 quando Ernesto realizzò la monumentale, biomorfica e immersiva installazione "Leviathan Thot" all'interno del Pantheon di Parigi. Oggi l'artista carioca ritorna in un luogo atemporale a tessere reti organiche, sensuali e giocose fra osservatori, spazio e opera. Lo fa dirottando il nostro sguardo verso un cielo metaforico, che va oltre l'architettura e la percezione, dritta nella storia e nella carne pittorica del mitico fondatore di Roma, Enea. Finalmente avremo tutto il tempo per ammirarle.

Ernesto Neto, Palazzo Pamphilj, LTVs, Lancia TrendVisions
Un carrinhos , parte dell'installazione 'Olhando o céu' di Ernesto Neto a Palazzo Pamphilj (Roma)

Da bambino sognavi di diventare astronauta. Oggi, in un certo senso, qui a Palazzo Pamphilj hai quasi realizzato quel sogno…Hai ragione, quasi [ride]. Ma al posto delle stelle, viaggio fra le vicende pittoriche di Enea. Infondo, mito e astronomia sono due mondi intimamente connessi e l'arte è un un'astronave che può traghettarti dal Brasile a Roma, all'India, fin dentro a un quadro. Praticamente ovunque.

Dalla tua passione per l'astronomia, come sei atterrato sul pianeta Arte?Erano i primi anni 70, avevo 6 anni e il mio maestro mi chiese cose volessi fare da grande. L'astronauta, risposi subito. All'università però mi iscrissi a ingegneria, poi a 18 anni cambiai corso e provai a entrare ad astronomia. Andavo al planetario tutti i giorni, mi intrigavano molto le teorie di astrofisica e avevo letto molti libri di Newton, Einstein, Niels Bohr e Heisenberg. Nonostante ciò, non superai il test d'ingresso. Mi sentivo perso, così abbandonai gli studi e iniziai a viaggiare attraverso il Nord Est del Brasile con un amico. Conobbi una ragazza con cui ebbi una storia. Fu lei a dirmi che stava per iniziare un corso di scultura in argilla. Lo frequentai e per fare la mia prima opera ci misi 3 settimane. Era quello che volevo fare nella vita.

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I carrinhos dell'installazione 'Olhando o céu' a Palazzo Pamphilj (Roma)

Quando hai visto la Galleria Da Cortona per la prima volta e come hai concepito questa idea?L'ho vista di fretta nel 2009, per fare una performance con Arto Lindsay, che mi aveva invitato per progettare il set di una parata carnevalesca brasiliana in piazza Navona. Avevo sempre desiderato guardare meglio l'affresco e lo spazio, ma anche permettere agli altri di ammirarlo. Ecco perché ho fatto questa installazione. Ho impiegato 6 mesi a trovare una soluzione per questa stanza. All'inizio, volevo costruire dei lunghi tavoli riflettenti dalle forme organiche che potessero riflettere il soffitto. Ma mi sembrava un po' déja-vu e senza una relazione diretta con l'arte di Da Cortona.

Questa installazione apre un dialogo fra arte contemporanea brasiliana e Barocco romano. Quali sono i punti in comune fra la tua arte e quella di Pietro Da Cortona?Da Cortona dipingeva dei ed eroi, esprimendosi attraverso le forme del corpo umano. A quel tempo la pittura era molto più concentrata sul ritratto e la fisicità del corpo che non oggi. Nel mio lavoro, quello che cerco di trasmettere all'osservatore è una (ri)scoperta del suo corpo e dei sensi, sperimentando il mondo intorno all'installazione. La presenza fenomenologica del corpo presente nel mio lavoro deriva dalla mia cultura brasiliana che dà molto valore al corpo.

Quindi ha radici anche nello stile di vita di Rio e delle sulle spiagge?Certo, chi va in spiaggia lo fa per per rilassarsi. Tutti i miei lavori (anche il mio letto verticale) sono un modo per trovare comfort, respirare, fare un passo indietro e magari scoprire qualcosa di nuovo.

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I carrinhos dell'installazione 'Olhando o céu' a Palazzo Pamphilj (Roma)

"Prenditi il tuo tempo" è il messaggio – un po' utopico – che permea le tue opere. Come lavori sul concetto di tempo?La pittura mi piace perché è un'arte a narrazione fissa, ovvero il tempo del quadro concide con la nostra esperienza della narrazione stessa. Oggi viviamo in un periodo dominato da video e schermi, per cui la relazione col tempo dipende sempre da cosa l'autore e il produttore vogliono mostrarci. Quindi siamo costretti ad aspettare. In "Olhando o céu", siamo noi a prenderci il nostro tempo, senza subire alcun bombardamento elettronico. Quando diciamo che "il tempo è denaro", io rispondo "il mio tempo non è il tuo denaro". Se vivi in questo modo, il tuo tempo diventa denaro che vendi a qualcun altro. E tutto questo è pazzesco, perché viviamo in una società che ha inventato la tecnologia per darci più tempo, ma il risultato è che ne abbiamo meno.

Il mio lavoro si sviluppa in questo tempo, ispirando l'osservatore ad agire e interagire con la mia arte, ma anche a giocare con gli altri osservatori. In questo modo, il tempo non si ferma mai e c'è sempre uno scambio di energie. Cerco di creare un senso di assenza di peso e tempo, una bolla dove la gente entra e si perde in un labirinto temporale trasparente, che genera nuove opportunità e domande. Per esempio: Da Cortona come ha realizzato questa pittura? Forse proprio da sdraiato, ma è un mistero che non voglio risolvere perché mi permette di essere creativo. Alla fine, qui nella galleria, puoi scoprire qualcosa di nuovo prendendoti il tuo tempo.

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L'artista Ernesto Neto guarda rapito la volta affrescata di Da Cortona

I tuoi lavori attivano spesso i sensi. L'olfatto che cerchi di stimolare spesso, come in questo caso, non attrae molto il mondo dell'arte. Che peso ha nel tuo lavoro?Sentire l'odore delle spezie è un'esperienza condivisa e al contempo un'esperienza soggettiva perché le sensazioni e le emozioni evocate dai profumi sono diverse per ogni individuo.

Che profumo avete usato questa volta?Abbiamo distribuito sui carrinhos una miscela composta da origano, "Ciociare" (un mix di spezie provenienti dal Lazio) e dal potpourri Santa Maria Novella, un'antica miscela creata da Caterina De Medici quando si trasferì da Firenze alla Francia.

È strano vedere una galleria barocca romana, normalmente percepita come uno spazio silenzioso, diventare un piccolo parco giochi. Non solo per i carrinhos in quando tali, ma anche per il rumore da giocattolo che producono. Quale ruolo hanno i rumori in questa installazione?Quando ho visto la sala ho subito capito che avevamo una grande opportunità con l'acustica. Abbiamo reso i carrinhos rumorosi di proposito. Il rumore è bello, penso sia interessante perché rivela un conflitto e comunica il fatto che ti stai muovendo.

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Gli interni di Galleria Cortona a Palazzo Pamphilj

Tu consideri la natura come un paesaggio. Con un microscopio o un telescopio possiamo vedere cose prima invisibili. A un livello più simbolico, questo paesaggio sembra in relazione con i temi di intimità e monumentalità. Come cerchi di combinarli?Mi piace l'opportunità data da ciò che io chiamo "body landscape", un continuum fra il nostro corpo e il paesaggio. Telescopi e microscopi espandono semplicemente la nostra percezione di un paesaggio. Perché un paesaggio esista davvero, bisogna vederlo. Quando Yuri Gagarin è andato nello spazio e ha mostrato le foto della Terra per la prima volta, abbiamo iniziato a percepire il nostro pianeta non più come un paesaggio ma come una figura, una sfera. Il punto è che quando sei un corpo dentro uno spazio, tutto diventa un paesaggio. Quando ne esci, diventa una figura. Così, quando penetriamo il nostro corpo con un microscopio, questo spazio diventa un paesaggio. Tutto dipende dai punti di vista. Con "Olhando o céu" cerco di creare un punto di vista che permetta a tutti di ammirare una pittura e immergersi dentro, ponendosi delle domande.

Di solito nei tuoi pezzi c'è un grande senso di verticalità, con sculture organiche sospese che cercano il contatto. Allo stesso tempo, impostano nuove prospettive e percezioni dello spazio. Come hai lavorato sulla verticalità in questo caso?La verticalità (creata dalla forza di gravità) è l'unica linea dritta che possiamo vedere in natura. In questo progetto ho provato a creare un'installazione partecipativa che allinea in modo democratico lo spazio architettonico, la pittura e gli osservatori, coinvolgendoli in un parco giochi dinamico e relazionale. Grazie ai binocoli, la pittura è mostrata da un punto di vista ravvicinato e intimo, risvegliando il nostro senso di voyeurismo.

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'Celula Nave' di Ernesto Neto. Photo © Boijmans van Beuningen

Tutto questo come ha influenzato la progettazione dei carrinhos?Volevo creare degli elementi sculturali, funzionali e mobili per permettere agli osservatori di muoversi comodamente nella sala, sdraiarsi e godersi la migliore prospettiva. Ho cercato di supportare la fusione fra corpo e scultura, e fra scultura e spazio, rispettando la morfologia originale del legno usato. Ogni parte infatti è connessa in modo uniforme e naturale, come metafora delle relazioni organiche. Non uso mai colla, viti o chiodi, ma connetto i vari elementi come un continuum naturale che ricerco sempre.

Nel tuo lavoro c'è spesso un elemento funzionale e metaforico che connette noi alle sculture e agli osservatori. Cosa ci lega in questo caso all'affresco?Un'atmosfera piena di tensioni fra i diversi elementi, qualcosa che ci spinge fuori dallo spazio reale. L'atmosfera era fondamentale nella creazione delle "Naves", per il modo in cui filtravano la luce e la sensazione creata per fare soffiare la luce dall'interno, come fosse aria.

Un'atmosfera è fatta di vuoto. Sono molto interessato al concetto di vuoto e del nulla. Anche se sembra paradossale, il nulla esiste tecnicamente. C'è il vuoto nella materia? Pensiamo per esempio alla struttura dell'atomo: la materia c'è, ma è minuscola in proporzione al vuoto, cioè alla distanza fra nucleo ed elettroni. Questo spazio di mezzo è enorme e indefinito, ma è ciò che tiene le particelle unite.

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'Full de sac' di Ernesto Neto's per 'Alive Temple Time Baby Son', 2007

Questa tua ricerca sul concetto di vuoto è l'inizio di un nuovo percorso di ricerca?Negli ultimi due anni ho esplorato e ricreato questo senso di bolla, di vuoto. Infatti, nei prossimi 6 mesi ho deciso che non farò nulla, nessuna mostra, niente. Voglio sperimentare il vuoto di cui ti sto parlando e penso che questo lavoro sia l'inizio e la fine di quel vuoto.

Lasciata Roma, andrò a Padova e Assisi per vedere i dipinti di Giotto. Pensa che nel tardo Medio Evo l'idea di vuoto non era ancora accettata nella cultura europea, perché era la negazione di Dio. Il vuoto è fondamentale per concepire l'idea di prospettiva e tridimensionalità nella pittura, che è fiorita durante il Rinascimento, quando concetti come lo zero nella matematica e l'idea di vuoto vennero finalmente accettate. Ciononostante, Giotto è stato capace di usare una prospettiva empirica e forzata per dare tridimensionalità allo spazio e alle figure.

In generale, penso che nel mio lavoro l'atmosfera sia fondamentale: è qui che si sviluppano le tensioni e le relazioni misteriose che ci legano.

Questo è uno dei più grandi affreschi del mondo. Ti piacerebbe portare questo progetto anche in Cappella Sistina?Certo, perché no?

Intervista di Fabio Falzone


'Leviathan' Thot di Ernesto Neto al 'Pantheon' di Parigi (2007)

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'Full de sac' di Ernesto Neto per 'Alive Temple Time Baby Son', 2007

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'Celula Nave' di Ernesto Neto. Photo © Boijmans van Beuningen

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'Full de sac' di Ernesto Neto per 'Alive Temple Time Baby Son', 2007

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'Anthropodino' di Ernesto Neto, Park Avenue Armory (2009). Foto © James Ewing

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'Raising the hoof … It Happens When the Body is Anatomy of Time' (2000) di Ernesto Neto. Photograph courtesy Tania Bonakdar gallery & Galeria Fortes Vilaça

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'Celula Nave' di Ernesto Neto. Photo © Boijmans van Beuningen

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'Horizonmembranenave' di Ernesto Neto

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'Encurralado' di Ernesto Neto. Courtesy of Galerie Max Hetzler

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'Horizonmembranenave' di Ernesto Neto. Foto via body-pixel.com