Raffaella Guidobono di Leftover, viaggiare e ispirarsi

Un passato da curatore indipendente d'arte e diversi anni da consulente per il marchio Moleskine, Raffaella Guidobono ti sorprende con le sue citazioni colte e i continui riferimenti culturali. Il bello è che, nonostante l'evidente (e sterminata) cultura letteraria e visiva, non è persona da atteggiarsi. E dire che di successi ne ha messi a segno parecchi. A partire da Leftover, azienda produttrice di mobili (ma anche installazioni, concept e spazi) che Raffaella ha fondato insieme al partner svizzero Alfred von Escher, artigiano e designer.
Con base in una splendida dimora storica di Palermo, i due danno vita a mobili su misura, con una spiccata attitudine alla manualità. Ecco cosa ci ha raccontato.

A che cosa stai lavorando?
Stiamo realizzando la nuova linea SOUR di materiali nobili: mensole in legno massello, noce e castagno, con tagli a mano libera, aspri decisi e netti. Più una lampada in ottone grezzo satinato, minimale, che tuttavia rimanda una luce molto calda e accogliente.

C'è un sogno nel cassetto che vorreste realizzare?
Il Sour Hotel di Palermo: un luxury one suite hotel curato da noi, con gli accessori - aspri e funzionali - della nostra serie Sour.

Ancora sogni: se potessi vivere la vita di un'altra persona creativa per un giorno, chi sceglieresti e perché?
Me ne vengono in mente diversi, tutti personaggi acuti, ironici e rivoluzionari e con uno spiccato intuito femminile, così partirei avvantaggiata. Penso alle visionarie Frida Kahlo e Chavela Vargas, all'uomo Jean Claude Ellena per sentire i profumi a modo suo, al talento di Florence Knoll e Ray Eames, a Raul Cardoso dell'agenzia Anónimo come Borges e Dave Eggers, ma poi se ne devo dire uno soltanto, rispondo Wes Anderson, senza dubbio. Le scenografie e i dialoghi dei Tennebaun's e di Grand Budapest Hotel escono da un sublime interconnesso pensiero, dentro cui amerei calarmi un giorno intero. Nel nostro piccolo, anche noi pensiamo a una sceneggiatura cinematografica quando presentiamo i nostri allestimenti. Credo sia importante la visione d'insieme.

Quali sono i principali obiettivi nel vostro lavoro?
Sorprendere il cliente alla consegna. Un esempio: Alfred ha prodotto per un mese gli interni su misura dell'enoteca di Berna Weinkabinett Bergdorf con questo spirito, creando un progetto completo: dalle luci agli arredi. Colpito dal suo approccio a mano libera, il cliente ha chiesto di portare lo stesso fil rouge in tutte le Maison Bergdorf tra Berna e Interlaken. Conquistare la fiducia di chi commissiona i lavori è per noi fondamentale.
 

Lavorate nel settore da tempo: quali sono i principali cambiamenti avvenuti nel campo del design?
È molto cambiata la domanda, quindi esiti e committenza: oggi si richiedono per esempio arredi per nomadi contemporanei e facilities per un target di over 60. E poi la coscienza green pervade il settore, mentre il mondo dell'hotellerie si è completamente rinnovato.

Come vi inserite in questo genere di mutamenti?
Stiamo lavorando su un nuovo concetto di ospitalità: è divertente prevedere flussi e orientamenti, location inedite e co-living, accanto a una nuova generazione di luxury design hotel, retail experience e ristoranti.

C'è stato un punto di svolta nell'arco della vostra carriera?
L'incarico dell'Interior designer e architetto Stella Orsini per lo spazio milanese BASE ha cambiato le nostre direttive: la sua tenacia mi ha insegnato molto. Abbiamo sviluppato alcuni arredi specifici per BASE e casaBASE, nell'hub a piano terra, il burò ( scritto proprio così, alla milanese), la guest-house, il grande bancone/reception, i tavoli per il bar/ristorante Un posto a BASE. Inoltre, stiamo studiando con Stella una serie di accessori prodotti con il marchio BASE, da produrre in limited-edition nella falegnameria interna all'Ex Ansaldo.

Tra i vostri progetti, di quale vai maggiormente fiera?
Il G-Rough Hotel a Roma: un progetto tutto su misura e un rapporto speciale con l'architetto e gli artigiani marmisti. Ricordo la nostra grande dedizione, il tempo e l'amore dedicato per trovare ogni dettaglio, fino ai pomelli al reception desk, all'interno della scatola portachiavi delle nove suites.

Oggi molti colleghi cercano di essere "trendy". Cosa ne pensate?
Non invidio la fatica di postare sempre le foto giuste e inseguire le persone che contano, ma auguro loro ogni successo. Di mio, preferisco di gran lunga la purezza sbalorditiva di chi "l'essere trendy senza volerlo" ce l'ha nel DNA e continua a svagarsi, stupirsi, sperimentare e vivere con grandiosa leggerezza e generosità. Penso a Sara Ricciardi, Stories of Italy, Davide Acquini, per restare nel territorio italiano. Arriveranno in altissimo.

Quali mostre/eventi culturali avete amato quest'anno?
Marras in Triennale, la mostra "Seismographic Sounds" a BASE Milano, l'apertura del nuovo Design Museum a Londra, il "Macbeth" di Emma Dante. Last but not least: seguire Instagram. Che vale quanto moltissime mostre in un giorno.

Le vostre fonti di ispirazione sono...
Viaggiare e visitare ogni due anni, a giro: MoMa, V&A, Beaubourg, Salt, il Rivoli a Torino, i negozi Diptyque e Colette a Parigi, il nuovo spazio di Fornasetti a Milano, Dover Street Market, Turbine Hall e Magmabooks a Londra. Esplorare New York, Città del Messico, Vilnius, Copenhagen, Capetown, Istanbul, Zurigo, Sao Paulo, Yamoussoukro, e naturalmente la Sicilia. Ci ispirano i negozi di famiglia e le botteghe: a Palermo c'è una formaggeria meravigliosa e il layout è dato dal rigore sincero dei suoi proprietari, nulla da invidiare alla delizia di un luogo simile a Covent Garden. Il senso è che grafica e tipografia alla fine hanno un grande ruolo nella mia ispirazione quotidiana. La comunicazione visiva è alla base di tutto.

Il tuo motto di vita?
Non procrastinare. E una citazione di Eames: "Details are not the details. They make the design".

Intervista di Marzia Nicolini
theleftover.it

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