Simon Legald, less is more

Da quando è uscito dalla prestigiosa Royal Danish Academy of Fine Arts, nell'estate del 2012, il trentenne Simon Legald di strada ne ha fatto parecchia. Designer di punta dell'azienda danese Normann Copenhagen, con la quale ha intrecciato una solidissima collaborazione fin dagli inizi della sua carriera, Simon ama parlare di onestà e semplicità riferendosi ai suoi pezzi.

"Per me la semplicità descrive la vera identità degli oggetti e li rende degni di fiducia. Per questo quando disegno cerco di non aggiungere dettagli superflui. Mi piace mettere in evidenza le necessità, invece che nasconderle. È così che si crea un prodotto onesto". Ecco quel che ci ha raccontato Simon dalla sua Copenhagen.

A cosa stai lavorando?
Sto curando diversi progetti, ma per ora non posso proprio dire nulla di più.

Parliamo allora di icone. Qual è il pezzo di design che più ami?
“Claud Butler” Bicycle DSH (Dennis Sutton Horn), il modello del 1934. Tutto in questo progetto è destinato a sopravvivere al tempo e alle mode.

Se potessi vivere la vita di un altro creativo per un giorno, chi sceglieresti e perchè?
Olafur Eliasson, per giocare con le forme, i materiali, gli ambienti e i grandi oggetti in 3D.

Quali sono i tuoi obiettivi principali come designer?
Creare prodotti che durino a lungo nel tempo.

Hai notato dei cambiamenti nel campo del design nel corso degli ultimi anni?
Il settore è diventato molto più globale: tutti possono accedere contemporaneamente alla stessa ispirazione e gli stili e le tendenze possono essere replicati in un istante. Pertanto, credo che valori come integrità, onestà e originalità diventeranno sempre più importanti.

Guardando indietro, pensi ci sia stato un punto di svolta nella tua carriera?
Bè, ho solo 30 anni e ho iniziato questo lavoro cinque anni fa. Mi ritengo ancora agli inizi.

Tra i tuoi progetti, quale ti ha reso più orgoglioso?
Il processo di creazione di “Form Series” per Normann Copenhagen è stato molto interessante e altamente formativo. Ho impiegato tre anni a sistemare ogni dettaglio, ma la pazienza ha pagato: sono soddisfatto del risultato.

Hai sempre sognato di diventare designer?
Ho sempre pensato che avrei lavorato come grafico, magari nel settore pubblicitario, ma mi sono reso presto conto che i prodotti in 3D sono ben più interessanti.  

Quest'anno hai visto qualche mostra interessante?
Mi è piaciuta ‘Ruptures’ di Ai Weiwei, che ho visto alla Faurschou Foundation in Danimarca. Sono rimasto affascinato dalla presenza di oggetti nelle opere d'arte esposte.


Le tue fonti di ispirazione sono...
La mia ispirazione deriva dall'essere curioso di tutto: materiali, forme, creazioni. E tendo a fotografare tutto quello che mi circonda e colpisce.

Una giornata tipo al lavoro?
Faccio di tutto, dal rispondere alle mail all'andare in laboratorio.

Il tuo stile: come lo definiresti?
Il mio punto di partenza è spesso l'indagine della funzione e l'archetipo del prodotto. Poi cerco di trovare un modo per creare qualcosa di nuovo, ma ben riconoscibile. Talvolta il materiale determina il prodotto, talvolta avviene l'esatto contrario. Definirei l'identità del mio design "tradizione aggiornata".

Quale ritieni sia il tuo miglior talento?
Tanta curiosità. E volontà di creare.

Quali sono i lati negativi della tua professione?
Fare un lavoro che è allo stesso una grande passione è magnifico, ma ti fa sentire sempre impegnato. Difficile staccare.

Tra gli artisti contemporanei, chi ammiri e perché?
Amo l'opera di Tom Friedman, classe 1965. È uno scultore concettuale americano che trascorre il tempo lavorando con materiali di uso quotidiano, dando loro una nuova prospettiva. Il tutto in modo scrupoloso.

Ci sveli alcuni dei tuoi indirizzi “must go”?
101 Hotel a Reykjavik per la vista. Ristorante Gorilla a Copenhagen per la varietà di piatti. E in generale adoro Copenhagen, bellissima in ogni stagione-

Come descriveresti la tua abitazione?
È piccola e raccoglie un bell'assortimento di oggetti nuovi e d'epoca. Tendo a raccogliere vecchi pezzi strani ai mercatini delle pulci quando sono all'estero.

Hai un motto?
"Patience is another word for getting old".

Intervista di Marzia Nicolini
© Simon Legald & Normann Copenhagen

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