Maurizio Galimberti, celebre maestro della Polaroid, sbarca fino al 12 maggio 2013 a Venezia con la retrospettiva "Paesaggio Italia". 150 immagini, accompagnate da un libro, che ripercorrono il suo personale Gran Tour attraverso la penisola. Dai primi anni 90 a oggi, un progetto che riunisce per la prima volte tutte le forme creative sperimentate con la pellicola istantanea: dall'intimità degli scatti singoli, le composizioni a mosaico che l'hanno reso famoso e gli oggetti fotografici ready-made, fino alle manipolazioni che giocano con la natura chimica e materica della Polaroid. A Venezia riproposti anche i primi esemplari in bianco e nero della pellicola Impossible. Abbiamo colto l'occasione per ripercorrere con lui il suo percorso creativo, i segreti delle sue tecniche originali e per scoprire dove rivolge ora la ricerca.

Intervista a Maurizio Galimberti, Paesaggio Italia, photography, LTVs, Lancia TrendVisions
Alberobello, Futur Trulli Dancing, 2012

Com'è nato il suo amore per la pellicola istantanea?Ho iniziato come fotoamatore a 14 anni e fino ai 25 ho lavorato con le reflex. A 26 ho deciso di abbandonare la camera oscura, perché non sopportavo più l'idea di restare al buio e gli acidi che mi irritavano le mani. Ma non potevo abbandonare la fotografia. L'unica alternativa era la Polaroid. Da allora è diventata un prolungamento del mio corpo e della mia mente. Più sono cresciuto culturamente, più il mio attrezzo fotografico è maturato insieme a me, ampliando i miei orizzonti.

Quali momenti hanno segnato la sua ricerca espressiva?Sono soprattutto storie d'incontri. Il primo è arrivato con l'elaborazione della tecnica a mosaico. Poco prima di concepirla, Giuliana Scimè, storica e critica d'arte fotografica, mi disse che se fossi riuscito a combinare le mie immagini con una forma e un'estetica, allora sarei riuscito nel mio progetto.

Il secondo nasce da un ritratto che feci nel '92 all'artista Luigi Veronesi. Trovava le mie foto avvolgenti e contemporanee: dentro vedeva elementi di Futurismo e sprazzi dal "Nudo che scende le scale" di Marcel Duchamp. Mi incoraggiò così a continuare nella ricerca.

Il terzo scaturisce da un altro incontro, nei primi anni 90, con Dennis Curti, oggi una delle persone più importanti della fotografia italiana. Grazie a lui ho compreso il rigore dello sguardo nello scatto singolo. Mi ha aperto un mondo di stimoli che ho convogliato nel mio primo libro: "Viaggio in Italia", scritto tra il '93 e il 2001 ed edito da Logos nel 2003.

Ma il momento più alto di visibilità professionale l'ho avuto nel 2003, con il ritratto di Johnny Depp per il Festival del Cinema di Venezia, diventato poi copertina del Time.

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Anacapri

Questa energia cinetica, che a livello espressivo ha radici nella storia dell'arte, cosa racconta di lei a livello personale?Parla della mia inquietudine e della mia passione per la musica, che non potuto esercitare perchè incapace di stare fermo. Con i miei mosaici cerco di fare musica con la fotografia, dividendo lo spazio in particelle e scansionandolo come uno spartito. Più lo penetro e più lo arricchisco della mia visione. Come Glenn Gould con le Variazioni di Goldberg. La prima volta le suonò in 35 minuti. Dopo 26 anni, lo stesso spartito si allungò fino a 51: in quei 16 minuti c'è la sua musica.

Altri suoi lavori evocano anche la pittura e la scultura…In mestieri come pittura, scultura, fotografia o cinema, le intenzioni e le progettualità sono le stesse, cambia solo il mezzo espressivo. Dentro si muovono contaminazioni di varie radici artistiche. Per esempio, ho fatto lavori omaggio a Brancusi e a Mondrian. Sono omaggi per mostrare come sono stato ispirato dalla loro poetica e come l'ho rielaborata. Io non mi considero un fotografo ma un pittore che usa la fotografia.

Sfrutta vari metodi di manipolazione analogica dell'immagine. Ci racconta, nella pratica, la magia di questo processo?Diversi anni fa, qualcuno appoggiò una pellicola a sviluppo integrale Polaroid su un vaso pieno di piombo accorgendosi che lasciava il segno. Per la prima volta si capì che la Polaroid era manipolabile. Infatti, i suoi 23 strati chimici e materici si sviluppano a catena, formando l'immagine, e noi possiamo modificarla. Tecnicamente non è difficile: poggi una Polaroid su una superficie rigida e la alteri col cappuccio di una penna o una spatolina. Hai 2 minuti per farlo, da quando è apparsa l'immagine. È in questa fase che si vede la sensibilità estetica del fotografo.
Con le nuove pellicole Impossible, questo meccanismo di manipolazione diventa più complesso, ma mi permette di esplorare nuovi linguaggi.

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Milano, Galleria Cupolosa Futurdinamica, 2009

Quali nuove frontiere vorrebbe esplorare ora con questo mezzo?Sto lavorando con la modella Arianna Grimoldi a un progetto che rivisita il nudo delle avanguardie artistiche. Il progetto si chiama "Aridadakalimba" e si comporrà di Polaroid 50x60 del vecchio bianco e nero. Proverò a traferire nel ritratto la spazialità cosmica che ricerco nell'immagine di architettura.

Che approccio umano ha con le persone che ritrae e come cerca di avvicinarsi a loro per rappresentarle?Quando faccio ritratti, appoggio la macchina quasi in faccia al soggetto. Se avessi timori reverenziali, non ce la farei. Il rapporto è immediato perché c'è poco tempo. È come tirare un rigore: o sei capace e segni, o no. Somiglia allo Spazialismo di Lucio Fontana, quando nel tempo di un taglio, cercava di rendere concreto lo spazio vuoto su una tela. Oppure al concetto che Henri Cartier-Bresson chiamava "zanzara pungente": l'attimo che cattura il fotografo andando ai posteri, per altre emozioni. Non sempre riesce. Dipende da quante arie si dà la persona che fotografo. 

Nel suo percorso è stato fondamentale l'incontro con il designer italiano Cesare Cassina. Che influenza ha avuto su di lei?Quando ero molto piccolo mio padre lavorava con Cesare Cassina. Era un grande collezionista di fotografie e design. Un uomo di grande cultura, in un paesino come Meda, era davvero un'eccezione. Lui ha fondato e lanciato il brand di design Cassina, uno dei più importanti al mondo. È stato un grande privilegio averlo frequentato e scoprire il suo entusiasmo per il design e l'arte. Mi ha aperto un mondo altrimenti sconosciuto. È stato lui a farmi capire che la storia del design, della fotografia, della pittura e dell'arte sono legate fra loro.

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Roma, Colosseo Movimentoso, 2011

Durante i suoi workshop, quali valori cerca di trasmettere?Prima di tutto espongo il mio punto di vista. Non voglio creare cloni, ma trasmettere la necessità di studiare, prima di progettare. Perché se pensano di essere più bravi dei maestri venuti prima di noi, possono anche abbandonare il mestiere. Viviamo nell'epoca della riscrittura: Bruno Munari diceva che se pensiamo di aver inventato qualcosa di nuovo, è meglio lasciar perdere, perché qualcuno l'ha già pensata, scartandola. Ma il linguaggio può arricchirsi di nuove sfumature e strutture. Come diceva Calvino: "la fantasia è come la marmellata, bisogna spalmarla su una solida fetta di pane".

L'esplosione delle app che simulano la pellicola lomografica digitale stanno portando a qualcosa di nuovo in termini espressivi?Portano qualcosa di espressivo se chi le utilizza ha la sua progettualità. Altrimenti sono giochi fine a se stessi. Su Instagram anche la foto di un bambino diventa visivamente interessante, ma è un imbroglio…

Per lei cos'è l'eleganza?Se parliamo delle mie foto, l'eleganza è l'elemento estetico che dà il valore aggiunto alla progettualità e la supera. È ciò che fa sognare lo spettatore.

Foto © Maurizio Galimberti - Paesaggio Italia

Intervista di Fabio Falzone

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Noto, 1998

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Venezia, 1998

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Venezia, 2007

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George Clooney

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Benicio Del Toro

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Johnny Depp

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Lady Gaga, Las Vegas, 2010

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Robert De Niro, New York, 2010

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Margareth Madè

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Javier Ángel Encínas Bardem

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Moran Atias, 2006

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Olga Sheerer

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Julian Schnabel

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Maurizio Galimberti

Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti
Palazzo Cavalli Franchetti

Campo Santo Stefano, 2842
Venezia

Mostra a cura di Benedetta Donato
Dal 16 febbraio al 12 maggio 2013
Orari: martedì - domenica 10,00 – 19,00
Chiuso il lunedì
Apertura straordinaria lunedì 1 aprile

Informazioni e prenotazioni
Tel. +39 041 8620761
www.ticket.it/galimberti
www.civitatrevenezie.it