Stella Jean: métissage creativo e mix&match ispirato al Grande Freddo

Lo stile di Stella Jean fonde la sua hérédité creola con un métissage creativo, nel quale gli opposti si sposano per dar vita ad un concetto di multiculturalità che non negozia sulla propria identità e che promuove la cultura dell’incontro, riflesso del percorso personale multietnico della designer. Tramite le linee dell’alta sartorialità, Stella sviluppa uno stile elegante e consapevole: un crossover continuo che dà vita a pezzi iconici amatissimi dagli addetti ai lavori. La stilista vanta un palmarés di tutto rispetto: è stata scelta da Re Giorgio Armani per sfilare negli spazi dell’Armani/Teatro, ha esposto alcuni abiti al Victoria and Albert Museum di Londra, ma è anche intervenuta come speaker alla prestigiosa “High-level Conference on Responsible Management of the Supply Chain in the Garment Sector”, organizzata dalla Commissione Europea per la Cooperazione e lo Sviluppo Internazionale.  Oggi Stella si occupa di due linee: maschile e femminile. I suoi capi vengono indossati da star del calibro di Rihanna e Beyoncé

La sua ultima collezione è ambientata in una atmosfera da Guerra Fredda, in un conflitto non esploso tra passamanerie e dettagli ricamati di medaglie e gradi militari di U.S. Army, unito all’iconico mix and match che caratterizzano la firma della stilista. Ne abbiamo parlato con lei…

Come mai hai scelto di dedicare la tua collezione FW ’17 al concetto di conflitto?

Ho voluto proporre una contrapposizione di stili molto netta. Per me è stato uno spunto di riflessione importante sul concetto di giustapposizione e di contrasto tra rigidità e libertà.

La collezione include la clutch “Backgammon box”, realizzata a Damasco e arrivata in Italia come megafono di una cultura che non vuole soccombere. Da cosa è nata questa iniziativa?

La “Backgammon Box” è nata da una collaborazione con il designer Siriano Assaad Khalaf. Il nostro primo incontro è avvenuto durante la mia partecipazione ad un talk presso l’Accademia Costume e Moda di Roma. Assaad vi era iscritto come studente e mi ha subito incuriosito per le sue origini e l'eleganza.

Pensi che la moda possa avere un ruolo “politico” e cambiare le cose?

Amo infondere pensieri e idee in ciò che creo. Quello della creatività è un humus perfetto per coltivare ideali ed esprimere concetti e lo strumento giusto per proporre un cambiamento, per piccolo che esso sia.

Da sempre con la tua moda hai dato importanza al concetto di heritage culturale. Pensi che gli stilisti abbiano una certa responsabilità nel comunicare dei valori o talvolta la moda può essere anche solo “estetica”?

La moda è un veicolo straordinario, a mio parere. Può esprimere bellezza puramente estetica e, allo stesso tempo, può comunicare valori più elevati. Questo è il messaggio che voglio passare con le mie collezioni: heritage, tradizione, innovazione e ricerca.

Come è la donna tipo che indossa lo stile Stella Jean?

Può essere una donna unconventional oppure no. È una persona che sperimenta, abbina e metabolizza la moda attraverso i propri occhi ed i propri ricordi e non soccombe ai diktat del momento.

Nel tuo processo creativo ritorna spesso il tema del viaggio…

I viaggi sono fondamentali sia a livello personale che a livello professionale. Certamente quello che mi ha lasciato di più è il viaggio che devo ancora fare.

Cosa vuol dire femminilità per te?

Per me femminilità significa coscienza e coraggio. “Coscienza” è saper imparare dalla storia, saper apprezzare il presente e saper ricercare il futuro. “Coraggio”, invece, è sperimentare il non convenzionale.

A quali progetti stai lavorando in questo momento?

“Uno, Nessuno & 100.000Km” è il mio progetto più recente, il quale si propone di raccontare le collaborazioni e le storie di giovani creativi e artisti provenienti da tutto il mondo. La “Backgammon box” è il primo tassello di questo puzzle, ne vado molto fiera.

Se dovessi descrivere il tuo stile, che parole useresti?

Sono una persona entusiasta e per definire il mio stile userei tre parole: mètissage, heritage e ironia. “Mètissage” in quanto risultante di un sincretismo culturale, “heritage”, in quanto elementi della mia memoria e della mia storia personale vengono riflessi regolarmente nelle collezioni. “Ironia”, infine, come elemento principale e fondamentale per un amalgama leggero.

Quale è stata la prima grande occasione di svolta della tua carriera?

Ho una grande passione per la moda, nata dalla necessità di raccontare uno stato di multiculturalità applicata. Questo è il punto cardine quando realizzo le mie collezioni. Sicuramente il primo momento importante è stata la vittoria del concorso “Who’s On Next?” nel 2011.

Come nasce l’ispirazione delle tue collezioni?

I viaggi ed i relativi incontri sono sicuramente il punto di partenza, la fonte essenziale della mia ispirazione. E’ per questo che il mio sguardo è sempre rivolto ad essi e alle possibili combinazioni storico-culturali, per una creatività che non ponga limiti agli abbinamenti culturali e tessili.

C’è una una musa alla quale ti ispiri?  

Rigoberta Menchú Tum, per la sua forza, il coraggio e la determinazione. Non a caso è Premio Nobel per la Pace.

Come è la tua giornata tipo?

Al mattino è tutta una corsa, anche se non amo svegliarmi presto. Rubo sempre altri cinque minuti alla sveglia. Poi sono subito al lavoro che mi assorbe totalmente. Viaggio molto e i miei figli al momento non sembrano interessati a quello che faccio. Sicuramente mi aiutano il papà, la zia e la tata: li faccio sentire protetti. Dopo cena rispondo alle ultime mail, metto a letto i bambini e ripenso alla mia giornata per verificare di aver svolto tutto, sia a livello personale che lavorativo.

Quale è il tuo obiettivo, dal punto di vista lavorativo?

Mi piacerebbe vestire il primo presidente donna degli Stati Uniti d’America.

Le tue modelle sono un melting pot di volti e culture. Come le scegli? Cosa ti colpisce in loro?

Quando scelgo le modelle, per quanto mi è possibile, seguo una visione generale, ovvero cerco di rendere chiaro e palese agli occhi di tutti la mia volontà di mostrare l’esistenza di coesione e equilibro nelle differenze di volti e culture.

C’è qualcuno con cui vorresti collaborare?

Mi piace incontrare artisti e artigiani di ogni latitudine con cui collaborare che, come me, sappiano giocare tra passato e presente rimanendo fortemente contemporanei. Perché questo per me è il segreto della vera eleganza.

C’è qualcuno che ti ha incoraggiato o ispirato in questi anni?

Fra le persone che assolutamente devo ringraziare, soprattutto per la fiducia incondizionata, ci sono Franca Sozzani, Simonetta Gianfelici, Marina Guidi e Ambra Lucidi. La lista di donne coraggiose sarebbe ancora lunga e continua a crescere.

Che consiglio daresti ai giovani che volessero seguire le tue orme?

Ogni designer, così come ogni singolo individuo, non dovrebbe mai temere di mostrare il proprio DNA e l’unicità che lo contraddistingue. Questo è il miglior consiglio che io abbia ricevuto e mi sento di dare adesso. 

Intervista di Barbara Palladino

©  Stella Jean

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